Siamo antifascisti e antirazzisti. Ed è esattamente per questo che siamo antisionisti. (Rete Italiana ISM)


giovedì 3 novembre 2011

I giovani palestinesi chiedono alle Nazioni Unite di agire

Questo è il comunicato che è stato consegnato all'ONU oggi dai giovani della West Bank.

È bellissimo.



I giovani palestinesi chiedono alle Nazioni Unite di agire

Proteggete le imbarcazioni dirette a Gaza! Ponete fine al blocco di Gaza!

Il 2 novembre 2011, due imbarcazioni con a bordo 27 civili provenienti da vari paesi, tra cui un nostro giovane rappresentante, sono salpate verso Gaza. Conoscendo le tattiche violente che Israele ha usato per intercettare le precedenti barche dirette a Gaza, tra cui l'assalto militare dell 31 Maggio 2010 verso la Freedom Flotilla, che ha provocato la morte di nove volontari e il ferimento di oltre 50, chiediamo alle Nazioni Unite di adottare misure urgenti per proteggere questa missione così come per porre fine alla complicità col criminale blocco israeliano verso Gaza. Il soldato israeliano Gilad Shalit è stato restituito alla sua famiglia, eliminando così uno dei principali pretesti, sebbene non fosse una giustificazione, di Israele per il severo assedio imposto su Gaza. E mentre 1.027 prigionieri palestinesi sono stati scambiati per Shalit (anche se 550 devono ancora essere rilasciati), oltre 1,5 milioni di palestinesi rimangono intrappolati in una prigione chiamata Gaza.

A scuola, all'università, e attraverso le nostre organizzazioni, abbiamo appreso i diritti umani e il diritto internazionale, eppure sembra che i palestinesi rientrino in una classe di persone a cui questi diritti non si applicano. Come i neri in America mezzo secolo fa, o in Sud Africa due decenni fa, siamo vittime di una ideologia escludente e di quelli che la tollerano e la rendono possibile. Infatti le voci che parlano con più vigore di diritti umani, libertà, stato di diritto, sono quelle stesse che rendono possibile la violazione sistematica di questi stessi principi. Siamo stanchi di ascoltare questi enti ipocriti che non rispettano il nostro popolo, ma solo a parole i nostri diritti e aspirazioni. Cosa ci guadagna l'ONU a condonare questa ipocrisia, questo doppio standard e le sistematiche violazioni delle sue stesse leggi e principi?
Lo scorso maggio, nel tentativo di scoraggiare la Freedom Flotilla II, Segretario Generale Ban Ki Moon ha dichiarato che tutti gli aiuti a Gaza avrebbero dovuto passare attraverso "valichi legittimi e canali prestabiliti", che in pratica significa attraverso Israele. È una vergogna vedere il capo di una organizzazione mondiale che dovrebbe difendere e promuovere i diritti di tutti i popoli, parlare in nome di una potenza occupante belligerante, a scapito di un popolo occupato. Smettete di trattare Gaza (e la Palestina nel suo complesso) come una questione di beneficenza! I nostri problemi e la crisi umanitaria sono il risultato di deliberate politiche israeliane che ci negano libertà e diritti umani. Non ci sono "canali prestabiliti" per la nostra libertà che passino attraverso Israele.

Noi, giovani palestinesi nati e cresciuti sotto il giogo dell'occupazione, dichiariamo il nostro appoggio e la piena partecipazione in azioni palestinesi ed internazionali nonviolente che sfidino la brutalità di Israele, in particolare l'assedio israeliano verso Gaza, che, secondo le stesse dichiarazioni delle Nazioni Unite, costituisce un'illegale punizione collettiva verso la nostra gente. Facciamo appello alle Nazioni Unite, che hanno il compito di mantenere la pace e la sicurezza mondiale, a smettere di riconoscere ed rispettare l'assedio, perchè questo serve solo a dare falsa legittimità alle pratiche di Israele, consentendo in tal modo di continuare questa punizione collettiva, e sporcando così l'intero sistema delle Nazioni Unite. Spetta alle Nazioni Unite adottare misure urgenti per proteggere le imbarcazioni in rotta verso Gaza, e tutti i volontari umanitari a bordo, nonché dichiarare il sostegno a quest'azione umanitaria, progettata per fare quello che l'ONU ei suoi stati membri finora non sono riusciti a fare.

Diciamo oggi, senza mezzi termini, alle Nazioni Unite, al Segretario Generale, e a tutti Paesi che, attivamente o attraverso la complicità (tra cui il silenzio e l'inazione), sostengono la punizione collettiva e l'oppressione continua del popolo palestinese - “lottate per ciò che è giusto o rimanete fuori della nostra lotta, state fuori dalla nostra strada.”

Manifestazione a Gaza per Freedom Waves to Gaza


Qui a Gaza a mezzogiorno e mezzo ci sarà una manifestazione, ci muoveremo dalla sede della croce rossa all'edificio dell'UNESCO, per chiedere all'ONU di proteggere questa missione. La manifestazione è stata organizzata dai giovani Gazawi, sarà autorizzata solo la bandiera palestinese (e speriamo proprio di vederne tante) e terminerà al porto dove tre ragazzi di Gaza terranno un discorso, e dove probabilmente ci sarà anche la partecipazione dei pescatori.



Gli unici abitanti di Gaza che sapevano dell'esistenza di queste barche fino a ieri erano i tre ragazzi di cui sopra. Non è stato possibile, quindi, organizzarsi per questa manifestazione prima di ieri sera alle 23. Nonostante questo, nel giro di poche ore la voce si è sparsa, e tutti sembrano talmente entusiasti che mi aspetto una buon affluenza. (staremo a vedere, vi terrò aggiornati).



Poi, se devo dire la mia, mi piace molto anche l'impronta che è stata data a questa Freedom Waves to Gaza. A più riprese, ed in diverse dichiarazioni, gli organizzatori spiegano che non si tratta di una missione umanitaria, lo scopo non è principalmente portare aiuti a questa popolazione, lo scopo è infrangere l'assedio, rompere le sbarre della prigione in cui Gaza è chiusa. Per dirla con le parole di Heap: «Anche se la Tahrir porta aiuti sanitari che scarseggiano crudelmente a Gaza, il nostro obiettivo principale è di liberare i Palestinesi dalla prigione a cielo aperto chiamata Gaza» e, anche parlando con i tre ragazzi che terrano il discorso oggi, la cosa che li riempiva più di gioia era la solidarietà in se', e soprattutto il fatto che sulla nave ci fosse un palestinese dei territori del '48, per riunire ciò che Israele ha spezzato.




I palestinesi di Gaza, lo hanno detto e ripetuto, lo ho scritto tante volte anche io in questo blog, non vogliono elemosina, vogliono libertà.

Qui il loro comunicato stampa:

3 November 2011

For Immediate Release

Who: Palestinian youth in the Gaza Strip
What: March demanding international protection for "Freedom Waves to Gaza" flotilla
Where: Haidar Abdel Shafi Square, Gaza, Palestine
When: 12:30 pm Thursday, 3 November
Palestinian youth will march today in Gaza to demand that the United Nations and international community protect the "Freedom Waves to Gaza" flotilla against Israeli attacks. 

"I support the flotilla because Israel says it's no longer occupying Gaza," said Rana Baker, a 20-year-old business administration student at Islamic University. "This would include the sea and freedom of movement. But this is not true, and the flotilla will once again prove this and confront a siege illegally imposed upon a mostly-civilian population."

The gathering will begin in Gaza's Haidar Abdel Shafi Square at 12:30 pm.

The youth will march by the nearby United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization (UNESCO) building before holding a press conference in the Gaza Seaport.

"We support these boats," said Hussien Amody, a 19-year-old computer engineering student at Al-Azhar University. "We want to prevent any Israeli attacks and break this illegal blockade."

The demonstration will coincide with a 12:30 pm rally in Ramallah's Manarah Square. 
Contacts:
Rana Baker, (059) 962-5468
Jehan Alfarra, (059) 216-6994
Hussien Amody, (059) 972-5117

Freedom Waves to Gaza 

The International Solidarity Movement (ISM) is a Palestinian-led non-violent resistance movement committed to ending Israel's illegal occupation of Palestinian land.  We call for full compliance with all relevant UN resolutions and international law. 


Comunicato stampa del gruppo “We are all on the Freedom Flotilla 2”

Freedom Waves: due barche ci riprovano e salpano verso Gaza. Con il sostegno di tutti noi.

Lo avevano promesso e lo hanno fatto, E' di oggi la notizia che due barche, la canadese Tahrir e la irlandese Saoirse, hanno lasciato il porto di Fethiye, in Turchia, e sono in acque internazionali, dirette a Gaza per rompere l'assedio illegale imposto da Israele e portare alla popolazione un carico di 30.000 dollari in medicinali. La Guardia Costiera turca le ha seguite per un po', poi si è allontanata ed ora le due imbarcazioni navigano sole e tranquille.
A bordo, 27 persone accomunate dalla voglia di giustizia e pace, ma diversissime per lavoro e provenienza: Philip McCullough (Belfast) è un giornalista del Belfast Media Group; Trevor Hogan è un ex giocatore di rugby che porta con sé attrezzature sportive per i bambini di Gaza; Kit Kittredge, attivista del gruppo CodePink, è terapista e volontaria nel campo del soccorso di emergenza; è anche pompiere volontario. (La lista completa degli equipaggi è consultabile ai link http://irishshiptogaza.org/?page_id=494 e http://www.tahrir.ca/content/delegates-freedom-waves-gaza-november-2011 ).
L'arrivo a Gaza è previsto per il pomeriggio di venerdì 4 novembre.
Noi li sosteniamo. Perchè crediamo fermamente che Gaza e la Palestina abbiano il diritto di vivere, di essere libere e di poter godere dei basilari diritti umani riconosciuti a tutti.
Chiediamo che alla prepotenza di Israele, che già si è dichiarata pronta a fermare la missione (http://idfspokesperson.com/2011/11/02/israel-navy-prepares-to-stop-vessels-attempting-to-break-maritime-security-blockade/ ), si contrapponga la voce del mondo, di quel mondo formato di persone che chiedono la pace, il rispetto del diritto internazionale e di tutte quelle risoluzioni ONU che fino ad oggi il Governo israeliano ha bellamente ignorato.
Chiediamo che la Palestina, che solo ieri è finalmente entrata a far parte a pieno titolo dell'UNESCO, non venga penalizzata per questo da singoli governi che evidentemente sono tutt'altro che democratici, se non rispettano un voto legale e democraticamente espresso in seno ad una delle più importanti istituzioni internazionali (gli USA hanno già annunciato la sospensione dei finanziamenti all'UNESCO).
Chiediamo a tutti gli uomini e le donne di buona volontà di unirsi a noi nel sostenere una missione di pace e di giustizia, che ha il diritto di arrivare a Gaza e consegnare il suo carico umanitario.
E chiediamo a voi, giornalisti, di dare voce e risalto a questa missione, che porta il nome “Freedom Waves” a significare che l'opinione pubblica mondiale è stanca di un'occupazione illegale che continua da 63 anni.
Non lasciamoli soli.
Elena Bellini
“We are all on the Freedom Flotilla 2”

Posizione delle barche:

La missione su Twitter
@PalWaves, @IrishShiptoGaza, @CanadaBoatGaza - #FreedomWaves #Canada4Gaza

Interviste con gli attivisti a bordo della Tahrir (inglese, francese, spagnolo e arabo):
in inglese: Dylan Penner: 613.859.6996
in francese: Denis Kosseim: 514.923.5594

Video con dichiarazioni degli attivisti prima della partenza:

Foto:


mercoledì 2 novembre 2011

Un po' di link interessanti su Freedom Waves to Gaza!!! (e qualche considerazione)

Ciao!


Vi posto un po' di link interessanti, perlopiù in inglese, però ci sono counque le immagini che rendono l'idea...



Qui trovate un po' delle belle facce dei passeggeri sulla nave irlandese:


..e quelle dei passeggeri sulla nave canadese:
http://www.tahrir.ca/content/delegates-freedom-waves-gaza-november-2011



Qui c'è un comunicato stampa bellissimo davvero. E avete pure la fortuna che è in italiano! Cito: "i Palestinesi che vivono a Gaza non vogliono carità ma solidarietà, ed affermano senza equivoci al mondo intero che quello che vogliono è semplicemente di essere liberi. L’auto umanitario è certamente utile, ma i cittadini di Gaza sono prigionieri, senza libertà di movimento."

http://www.freedomflotilla.it/2011/11/02/due-navi-una-canadese-e-l%e2%80%99altra-irlandese-che-navigano-sotto-la-bandiera-%c2%able-onde-di-liberazione-per-gaza%c2%bb-si-apprestano-a-sfidare-israele-ed-il-suo-assedio-illegale/


Qui c'è un articolo interessante:

Questo è il sito ufficiale dell'iniziativa:
http://witnessgaza.com/ se clikkate su “follow the boats live here”(il link proprio sotto il titolo) ed inserite la password “a” quando richiesto, trovate una mappa interattiva con la posizione della nave.

Qui un'altra mappa che indica la posizione delle navi:
http://electronicintifada.net/blog/benjamin-doherty/track-location-freedomwaves-flotilla#.TrGMBkDWTrc

Qui c'è un video con 3 interviste a chi partecipa alla barca canadese:


Qui c'è un appello che risale a qualche tempo fa di molte organizzazioni palestinesi per rompere l'assedio. (In cui si menziona anche il BDS)
http://www.tahrir.ca/content/call-gaza-do-not-forget-gaza-we-are-waiting-your-boats-our-shores


Ed ora qualche mia considerazione personale...

Credo di averlo detto diverse volte, che il mare è la cosa più bella di Gaza. E lo è perchè qui sappiamo, lo crediamo fermamente, che di la del mare ci sono persone che ci supportano, che combattono al nostro fianco. La vostra lotta è la nostra lotta. La vostra libertà è la nostra libertà. Ed ogni vostra vittoria è una vittoria anche nostra.

Guardando il mare certe volte ci penso, a quelli che stanno di la. Oggi, quelli che stanno di la ci vengono a trovare, qui a Gaza. Hanno preso le barche e ci vengono a fare visita. Ho sentito che portano anche un regalo, che portano medicine. A me, qullo che importa, è che qualcuno venga a trovare la gente di Gaza. Mi hanno detto che su quelle barche ci sono anche un palestinese della Cisgiordania, Israele ha impedito ai palestinesi di Gaza di incontrare quelli della Cisgiordania, è bello averlo qui a Gaza, è bello che riesca a venire. È un ragazzo, ma è un ospite importante, anche Rana (“speaking person” qui a Gaza per Freedom Waves) mi diceva ieri che non vedeva l'ora che arrivasse, finalmente si può riunire quello che Israele ha spezzato.

Però, ho pensato, agli ospiti bisogna offrire il meglio, i posti migliori, i sedili più comodi. Adesso gli ospiti stanno arrivando e, giusto poco fa, mi è sembrato di sentire chiaramente due bombe, poi ho scoperto che erano solo sound bombs. Gli aerei da guerra continuano a volare in cielo. Io vorrei dare il succo della frutta migliore per gli ospiti a cui tengo, le più buone leccornie che so cucinare. Questa gente di Gaza vorrebbe accoglierli come si fa con un fratello che non si vede da molto tempo, come uno che è stato esiliato e torna a casa. Come si fa ad accogliere gli ospiti sotto le bombe? Sotto gli spari dei cecchini? Sotto i droni? Se sono a casa mia, riordino e preparo cose buone da mangiare, se viene un ospite importante. Questi palestinesi di Gaza vorrebbero, io dico, fare lo stesso. Ma qui sembra che non possano fare come se fossero a casa loro.
Si chiama occupazione.

AGITE ORA PER DIFENDERE LE IMBARCAZIONI OGGI DIRETTE VERSO GAZA


2 Novembre 2011 | International Solidarity Movement, Gaza

Due navi, chiamate “Freedom Waves to Gaza” si trovano ora in acque internazionali per raggiungere Gaza assediata. Su di esse saranno presenti 27 civili di 9 nazionalità, incluso un palestinese proveniente dai territori del '48. Si tratta di un'altro tentativo nonviolento da parte di infrangere l'assedio illegale che pesa su Gaza, ceh ha reso i palestinesi dipendenti dall'aiuto internazionale ed ha imposto forti restrizioni al movimento da e verso il loro stesso territorio.

“Freedom Waves to Gaza” è rimasto segreto fino a questo momento per paura di sabotaggi e blocchi israeliani, come è successo con la Freedom Flotilla 2: stay human. Ora si tratta di fare in modo che Israele non aggredisca “Freedom Waves to Gaza” impedendo il loro arrivo nella striscia, come è successo con la prima Freedom Flotilla, in aperta violazione della legge internazionale e col silenzio complice del mondo occidentale. Per evitare questo è necessario il vostro aiuto.

Vi si chiede di agire in favore di quest'iniziativa in qualunque modo consideriate sia efficace nel vostro contesto. In particolare proponiamo di:
  • Diffondere la notizia di quest'iniziativa quanto più possibile, e fare pressione sui media perchè ne parlino. Se Israele potrebbe agire meno violentemente se si sente gli occhi del mondo puntati addosso.
  • Fare pressione sull'ONU e sulla comunità internazionale, seguendo l'esempio dei giovani palestinesi che in Cisgiordania attueranno un sit-in presso il complesso delle Nazioni Unite a Ramallah, chiedendo all'organismo internazionale di "adottare misure urgenti per proteggere questa missione e porre fine alla loro complicità con il blocco criminale imposto da Israele sulla Striscia di Gaza."
  • Essere pronti ad organizzare proteste nel caso in cui la reazione di Israele impedisca agli attivisti di raggiungere i porti di Gaza.

Facciamo appello alla vostra umanità per agire, ed agire con urgenza. Le navi si trovano già in mare aperto, ed il successo di quest'impresa dipende dal supporto che riceverà dall'esterno.

Freedom Waves to Gaza!!!!


1 Nov 2011
COMUNICATO STAMPA – PER DIFFUSIONE IMMEDIATA
Palestinesi si uniscono alle barche per sfidare assieme l'assedio imposto da Israele su Gaza.

  • Barche irlandesi e canadesi si trovano ora in acque internazionali verso Gaza per sfidare l'assedio illegale imposto da Israele.

  • Attivisti palestinesi lanciano un appello per la fine della complicità internazionale ai crimini israeliani
  • Si svolgeranno azioni di solidarietà in tutta la Cisgiordania e in Israele
[Ramallah] Due barche civili, la canadese Tahrir (Liberazione) e l'irlandese Saoirse (Libertà), con a bordo 27 passeggeri provenienti da 9 paesi (inclusi giornalisti ed equipaggio), stanno viaggiando in acque internazionali verso la Striscia di Gaza per sfidare l'assedio criminale e illegale imposto da Israele. Un palestinese di Haifa ha aderito a questa nuova missione internazionale che vuole sfidare via mare la morsa implacabile di Israele su Gaza. Il messaggio che portano è di unità, di sfida, di speranza, nonostante Israele separi fisicamente i palestinesi gli uni dagli altri. Gli organizzatori del “Freedom Waves to Gaza” hanno scelto di non pubblicizzare l'impresa in anticipo viste le azioni israeliane per bloccare e sabotare la Freedom Flotilla II lo scorso luglio. Le barche, che sono salpate da Fethiye, Turchia, sono attese a Gaza venerdì pomeriggio; navigheranno in acque internazionali ed entreranno direttamente nelle acque territoriali di Gaza, senza attraversare le acque territoriali di Israele. Le barche porteranno un carico simbolico - $ 30.000 in medicine, insieme ad un gruppo eterogeneo di passeggeri, tutti impegnati nella difesa non violenta della flottiglia e dei diritti umani del popolo palestinese.

"
Israele ha ingabbiato i palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, e ci proibisce di incontrarci fisicamente. Vogliamo rompere l'assedio che Israele ha imposto al nostro popolo", ha affermato Majd Kayyal, uno studente di filosofia palestinese di Haifa, a bordo della Tahrir. Kayyal ha aggiunto: "Il fatto che siamo in acque internazionali è già una vittoria per il movimento. L'assedio israeliano imposto su Gaza è insostenibile e porre fine a questa ingiustizia è una responsabilità morale".

Nel frattempo, i giovani palestinesi hanno firmato una dichiarazione che esorta la comunità internazionale e le Nazioni Unite in particolare, "
ad adottare misure urgenti per proteggere questa missione e porre fine alla loro complicità con il blocco criminale imposto da Israele sulla Striscia di Gaza." Essi hanno condannato le precedenti dichiarazioni del segretario generale dell'ONU, che richiedeva che gli aiuti a Gaza passassero attraverso "valichi legittimi e canali prestabiliti", nonostante l'ONU stessa abbia ammesso che il fallimento di Israele nell'adempiere alle sue responsabilità ha creato una crisi senza precedenti della dignità umana.

Durante questa settimana attivisti palestinesi in Cisgiordania e in Israele stanno organizzando azioni di solidarietà con la missione Freedom Waves, tra cui un sit in presso il complesso delle Nazioni Unite (Tokyo Street, Ramallah) e raduni in altre città della Cisgiordania.

Questa missione rappresenta l'undicesimo tentativo di rompere l'assedio di Gaza via mare. Delle precedenti, cinque sono riuscite a raggiungere Gaza tra agosto e dicembre 2008, mentre le altre sono state intercettate e violentemente bloccate da Israele. Nel maggio 2010, Israele ha attaccato i passeggeri della Freedom Flotilla in acque internazionali, uccidendo nove civili e ferendone oltre 50. Le azioni di Israele sono state ampiamente e ripetutamente denunciate e condannate in tutto il mondo. I tentativi di portare una seconda flottiglia a Gaza sono stati vanificati lo scorso luglio dal governo greco sotto pressione di Israele e dei governi occidentali, e da atti di sabotaggio israeliano.


Israele ha intensificato nei giorni scorsi i bombardamenti aerei su Gaza, sottolineando la necessità di iniziative internazionali simili a questa che possano fungere da detterente per Israele.



Per maggiori informazioni contattare:
+970-592-346-895
FreedomWaves4PAL@gmail.com

Nota:
Per informazioni dettagliate sulla flottiglia Freedom Waves: http://witnessgaza.com/
Twitter: @PalWaves #FreedomWaves

martedì 1 novembre 2011

Bispensiero

Vi scrivo queste poche righe mentre i droni continuano a sorvolare il cielo di Gaza, e mentre le notizie su cosa accadrà nelle prossime ore sono tutt'altro che chiare.

Mentre la Palestina è antrata a far parte dell'UNESCO, e in conseguenza a ciò gli Stati Uniti hanno deciso di tagliare i fonti a quella branca dell'ONU, è arrivata la notizia che Israele avrebbe deciso di rispondere in maniera consistente ai missili lanciati da Gaza. Ora, come si dice, se Israele decidesse di rispondere in maniera consistente, i primi a saperlo saremmo noi da qui, e non i giornalisti. E poi, come dice qualcuno su twitter, Israele non dichiara mai quello che farà, per cui se davvero volesse attaccare non lo dichiarerebbe. Ma tanto fa, serve sempre a creare tensione, paura, ansia, angoscia. In anziani, donne uomini bambini...in una popolazione tutta.

Dopo che ho scritto il post l'altroieri le cose sono evolute. Alle 5 di ieri mattina ci sarebbe dovuta essere una tregua, alle 7 di mattina israele aveva già bombardato 10 siti in Gaza. Successivamente l'Egitto ha cercato di mediare un'altra tregua, ma da Gaza è arrivato un “non ci fidiamo”. Non è chiaro nulla, non si sa cosa accadrà ora, mentre il numero totale dei morti è salito a 12 (un israeliano e 11 palestinesi).

Intanto c'è chi definisce il continuo sorvolare di droni una tortura psicologica. Io lo chiamerei punizione collettiva. Modo per terrorizzare un'intera popolazione. Per fare tornare alla mente i peggiori traumi del passato.

Vorrei qui fare un po' chiarezza, perchè mi sembra che a parlare di raid e prigionieri talvolta si faccia un po' di confusione coni concetti e le parole.

I carcerati palestinesi, per esempio, si dice che dabbano stare in carcere perchè hanno ucciso delle persone. Nessun soldato israeliano è stato posto in isolamento o in carcere per i crimini efferati dell'operazione piombo fuso. Ci troviamo di fronte al paradosso per cui se un'uccisione è portata avanti da un esercito, questo la rende agli occhi del mondo accettabile, mentre se viene portata avanti nel quadro di una lotta di liberazione viene chiamata terrorismo. In Israele, chiariamolo, chi si rifiuta di prestare servizio nell'esercito, finisce in galera.

Qui siamo di fronte da un lato ad un popolo sotto occupazione, che ha subito pulizia etnica, deportazioni e genocidi, che tenta, in mille modi possibili, di difendersi dalla potenza occupante; e dall'altro alla 4° potenza militare al mondo, che ha fatto pulizia etnica, deportazioni e genocidi, e che spara a bambini, contadini e pescatori per scelta, sapendo di avere di fronte bambini contadini o pescatori, e volendo appositamente colpire bambini contadini e pescatori. Potremmo stare qui a discutere per anni su quali siano i mezzi migliori o peggiori, più o meno utili, più o meno eticamente accettabili per resistere all'occupazione israeliana. Ciò non cambia il diritto del popolo occupato di scegliere il suo modo di resistere (che tra parentesi è garantito anche dalla legislazione internazionale).

Quello che stanno facendo i palestinesi si chiama Resistenza.
Quello che stanno facendo gli israeliani si chiama terrorismo.
Poi la resistenza può piacere oppure no, si può condannare il terrorismo oppure no. Però chiamiamo le cose con il loro nome.

Definizione Hoepli di terrorismo: “Metodo di lotta violenta, adottato da una fazione politica, da gruppi o movimenti di guerriglia, per abbattere un regime, un governo con atti di violenza destinati, oltre che a colpire gli avversari, a creare tensione e insicurezza tra la popolazione”.

Ricordate Orwell? 1984? Il bispensiero?

p.s.: Io qui per scielta condurrò e conduco azioni nonviolente, perchè penso che per un'internazionale questo tipo di azioni siano più efficaci, o per varie ragioni preferibili. Ma questo non significa che giudico le forme di resistenza dei palestinesi stessi... sicuramente non sono nella posizione per farlo, e non credo che tra chi mi sta leggendo qualcun* lo sia.

p.s.2:ZZZZZZZZZZZZZZZzzzzzzzzzzzzzzZZZZZZZZzzzzZZZZzzzZZzzzZZzZZZzZZzzZZzzzzzzzzzzZZZZZZZZzzzzZZzzZZZZZZZZZZZZZZzzzzzZZzzZZZZZZZZZZZzzzzZZzzZZZZZZZZZZzzzzZZzzzZzzzzzzzzzzZzzzzzzZzzzzzzzzzZZzzZZzZZzzZzzZzzzZZZZzzZZZZZZZZZZZZzzzzzzZZzzZzzzzzZzzZZZzzZZZZZZzzzzzzZZZZZZ-Zannana!

p.s.3: questo è l'audio della mia intervista di ieri con radio cooperativa (grazie Gustavo!)