Ciao a tutti,
Abbiamo urgente bisogno di nuov* attivist* nell'ISM Gaza. Adesso siamo quattro persone di cui una è in partenza in due settimane e un'altra in sei settimane. Attualmente, alcune organizzazioni palestinesi e un gruppo di ONG spagnole stanno progettando e mettendo in atto un progetto per il monitoraggio delle violazioni dei diritti umani da parte di Israele a danno dei pescatori palestinesi. Accompagneremo i pescatori palestinesi, offriremo loro protezione e monitoreremo le attività di Israele nelle acque che secondo gli accordi internazionali dovrebbero essere sotto il governo palestinese.
Questo progetto è realizzato in comune cn PCHR, PSCC (coordinamento dei comitati di lotta popolare) e l'Associazione pescatori di Gaza, in collaborazione con la eete spagnolo "peace civil service". La barca sarà composta da un capitano palestinese e un minimo di due internazionali, per lo più attivisti dell'ISM.
L'idea era di avere la barca in corso entro il 20 aprile, in concomitanza con la conferenza di Bil'in. Tuttavia, al momento la carenza di attivist* sta mettendo in dubbio la fattibilità del progetto. Esso è d'altronde vitale in quanto sarà indispensabile per fornire prove delle sparatorie a cui sono quotidianamente sottoposti i pescatori, anche all'interno dello strettissimo limite delle 3 miglia marine unilateralmente imposto dall'entità occupante. I pescatori sono una delle categorie più danneggiate dalle limitazioni di movimento imposte da Israele, e vivono in condizioni di estrema povertà. A più riprese ci hanno manifestato il loro interesse per questo progetto, dicendo: “si, si, iniziamo domani!”
Di seguito la chiamata per nuovi volontari, perfavore diffondetela il più possibile!
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L'International Solidarity Movement è presente a Gaza dal 2002 sostendo attivamente la resistenza non violenta del popolo palestinese contro l'occupazione israeliana. SI e le attivist* hanno partecipato a manifestazioni nella cosiddetta “buffer zone” e sit-in in solidarietà con i prigionieri nelle carceri israeliane, accompagnato agricoltori che coltivano la terra vicino al confine per offrire loro una maggiore sicurezza, scritto relazioni sulle violazioni israeliane dei diritti umani e del diritto internazionale e sostenuto le iniziative adottate da BDS e PSCABI (Paestinian Students for Cultural and Accademic Boycott of Israel).
Si prega di consultare http://www.palsolidarity.org/main/category/gaza/ per visionare relazioni e video realizzati da ISM Gaza.
Nel prossimo futuro un nuovo accompagnamento pescatori progetto prenderà di monitorare le violazioni dei diritti umani da parte di Israele nelle acque territoriali di Gaza. ISM Gaza sarà un partner importante in questo progetto, ma questo richiede un numero sufficiente di attivisti internazionali, e questa è la ragione principale per cui lanciamo questa chiamata.
Nonostante il fatto che la presenza di internazionali sia urgente, ci sono alcuni requisiti necessari e abbiamo alcune raccomandazioni per chi voglia unirsi all'ISM Gaza:
1. I tamburi di guerra sono sempre all'orizzonte di Gaza, la situazione è sempre precaria. Per qualcuno può essere difficile far fronte a imprevedibilità e mancanza di un senso di sicurezza. Inoltre, alcune delle attività dell'ISM a Gaza comportano un elevato rischio per l'integrità fisica dei volontari. Considerate attentamente questi fattori prima di arrivare a Gaza.
2. Fino a poco tempo ISM Gaza accettava solo i volontari che avevano già effettuato una prima esperienza West Bank con ISM, questo ora è cambiato. Tuttavia, diamo ancora una forte preferenza ai candidati che siano stati con l'ISM in Cisgiordania, o almeno abbiano esperienza di azioni dirette nonviolente in medio oriente. Chi non ha vissuto queste esperienze, dovrebbe almeno avere esperienza di attivismo e soprattutto in le proteste che abbiano affrontato un'oppressione violenta.
3. Chi arriva dovrebbe saper scrivere abbastanza bene, almeno nella lingua madre e preferibilmente anche in inglese. Una minima conoscenza della lingua araba è molto apprezzati.
4. I volontari dell'ISM accettano di non incorrere in comportamenti contrari alle norme culturali o sociali di Gaza, perchè questo non solo riflette negativamente su chi le contravviene, ma implicano il rischio di creare problemi alla reputazione di ISM. Una precedenti esperienza in paesi arabi è raccomandabile.
5. Tenete conto che i tempi di attesa per entrare Gaza attraverso Rafah possono essere piuttosto lunghi.
Contattate gazaism@gmail.com per maggiori dettagli e suggerimenti per entrare!
Non vediamo l'ora di vedervi qui a Gaza!
Perchè lottare per la libertà è un modo stupendo per affermare di essere vivi.
Siamo antifascisti e antirazzisti. Ed è esattamente per questo che siamo antisionisti. (Rete Italiana ISM)
giovedì 24 marzo 2011
martedì 22 marzo 2011
Il 15 di marzo
Oggi Israele ha ucciso 9 persone, tra cui un bambino ed un teenager, bombardamenti ed incursioni. Questa notte le forze di occupazione hanno mandato all'ospedale altre 18 persone.
Seguiranno i report.
Intanto ho ricevuto via mail questo resoconto riguardo le proteste del 15 marzo, mi sembra interessante e lo pubblico..
Vi scrivo questo in forma anonima, perché trovo necessario che queste informazioni escano dalla striscia. Vi chiedo di diffondere queste informazioni ma di mantenerle in forma anonima, e di mantenere alta l'attenzione su cosa sta succedendo qui. Grazie.
Nel comunicato diffuso via internet le richieste sono chiare e non fanno sconti a nessuno dei partiti in gioco:
1 – rilascio di tutti i detenuti politici nelle prigioni dell’Autorità Palestinese e di Hamas
2 – fine delle campagne mediatiche contro le altre fazioni
3 – dimissioni dei governi di Haniyeh e Fayyad per dare vita ad un governo palestinese di unità nazionale che sia l'espressione di ogni fazione politica e rappresenti il popolo palestinese tutto
4 – ristrutturazione dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) in modo da renderla inclusiva di tutti i partiti affinché torni a battersi per lo scopo originario: la liberazione della Palestina
5 –congelamento dei negoziati finché non si raggiunga un accordo tra le varie fazioni su un programma politico comune
6 – la fine di ogni forma di collaborazione con il nemico sionista
7 – l’organizzazione in contemporanea di elezioni presidenziali e parlamentari nei tempi concordati da tutte le fazioni
Seguiranno i report.
Intanto ho ricevuto via mail questo resoconto riguardo le proteste del 15 marzo, mi sembra interessante e lo pubblico..
Vi scrivo questo in forma anonima, perché trovo necessario che queste informazioni escano dalla striscia. Vi chiedo di diffondere queste informazioni ma di mantenerle in forma anonima, e di mantenere alta l'attenzione su cosa sta succedendo qui. Grazie.
Il 15 di Marzo, il popolo palestinese è sceso in piazza. È sceso in piazza sia a Gaza che in Cisgiordania, sono scese in piazza donne, bambini, uomini, famiglie intere. Vi racconterò quello che è successo e che sta succedendo a Gaza, dove mi trovo, e non parlerò della Cisgiordania solo perché non ne ero testimone oculare. Qui hanno manifestato, secondo le stime, 300.000 persone, soprattutto giovani, su un'idea lanciata da un gruppo “15 di marzo”, gruppo che non fa riferimento a nessun partito, gruppo di ragazzi e ragazze per lo più giovani e giovanissim*, gruppo nato circa un mese prima e che è rimbalzato in facebook e che è riuscito a raccogliere persone di tutti i tipi e facenti parte di tutte (o quasi) le fazioni politiche.
Il popolo palestinese è sceso in piazza perché vuole l'unità. Vuole che i governi di Gaza e Cisgiordania si parlino, vuole nuove elezioni (il mandato di entrambi è terminato da un pezzo) e vuole un governo di unità nazionale. Lo vuole perché “se stiamo divisi siamo più deboli nei confronti del nemico, solo uniti potremo fronteggiare Israele”, lo vuole per porre fine all'occupazione sionista, lo vuole perché è stanco che i suoi governi (entrambi) rispondano agli interessi di qualcuno di diverso dal popolo palestinese.Nel comunicato diffuso via internet le richieste sono chiare e non fanno sconti a nessuno dei partiti in gioco:
1 – rilascio di tutti i detenuti politici nelle prigioni dell’Autorità Palestinese e di Hamas
2 – fine delle campagne mediatiche contro le altre fazioni
3 – dimissioni dei governi di Haniyeh e Fayyad per dare vita ad un governo palestinese di unità nazionale che sia l'espressione di ogni fazione politica e rappresenti il popolo palestinese tutto
4 – ristrutturazione dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) in modo da renderla inclusiva di tutti i partiti affinché torni a battersi per lo scopo originario: la liberazione della Palestina
5 –congelamento dei negoziati finché non si raggiunga un accordo tra le varie fazioni su un programma politico comune
6 – la fine di ogni forma di collaborazione con il nemico sionista
7 – l’organizzazione in contemporanea di elezioni presidenziali e parlamentari nei tempi concordati da tutte le fazioni
Fin dal 2007 anche i prigionieri chiedevano la fine delle divisioni.
Il 15 è stata una giornata bellissima. Inizialmente il governo ha tentato di appropriarsi della manifestazione portando le sue bandiere, sebbene fosse chiaro a tutti che l'unica bandiera ammessa fosse quella palestinese. Di fatto, a parte le bandiere di Hamas, l'unica bandiera che si poteva vedere era quella palestinese. Qui sono iniziati primi pestaggi, ricordo per esempio l'immagine di un'amica che tentava di mettersi di traverso ad una banda di Hamas che stava entrando in un'area dove c'erano solo bandiere palestinesi ed è stata picchiata dalla polizia... Dopo, i manifestanti per l'unità si sono spostati in un'altra piazza, dove -adesso si- c'erano solo bandiere palestinesi. C'era un'atmosfera di festa, con migliaia di persone, tante tante bandiere palestinesi e canti e sorrisi per il grande evento che stava accadendo. Quelle che scandivano più slogan e per più lungo tempo erano le donne. Nessuno degli slogan faceva riferimento ad alcun partito, ed eccovi alcuni esempi: “unione, unione, unità” “il popolo vuole la fine delle divisioni” “al giallo ed al verde: la Palestina è più grande”...
Alle 15:00 del pomeriggio la manifestazione è stata attaccata da componenti di Hamas in borghese con le bandiere verdi, e devo dire che è stata ben difesa. Alle 15:30 ha cominciato a girare la voce che la polizia avrebbe attaccato alle 5, poi la voce che avrebbe attaccato alle 16:30, poi la voce che la manifestazione era autorizzata fino alle 5 e avrebbero attaccato alle 6, poi finalmente un giornalista ci ha riferito di un comunicato secondo cui se i manifestanti restavano pacifici sarebbero potuti restare li tutta la notte. Alle 7 di sera c'erano le tenda dei giornalisti, la tenda dei medici e qualcun altra, allestita per chi si preparava a passare la notte in piazza. I manifestanti continuavano a restare pacifici. Ne' il 15 ne nessuno dei giorni successivi mi è capitato di vedere manifestanti con bastoni o oggetti atti ad offendere. Le donne continuavano a scandire slogan, ed anche gli uomini. Piano piano la piazza si stava svuotando, quelli e quelle che restavano si preparavano a passare la notte. Qualcuno è andato a cercare del cibo per le donne che non avevano mangiato per tutto il giorno e al ritorno alla piazza è stato fermato dagli sbirri del governo, gli è stato sequestrato il cibo e tutti i soldi che aveva con sé, ed è stato minacciato di morte se si fosse fatto rivedere. Alle 8 di sera la piazza è stata invasa dalla polizia di Hamas, in parte in borghese in parte no, in parte con bastoni in parte con manganelli in parte con fucili (da cui hanno sparato solo qualche colpo in aria per terrorizzare) ed hanno dato fuoco alle tende, hanno picchiato selvaggiamente soprattutto le ragazze, le ricordo piangenti sulla strada per tornare, che si sorreggevano l'un l'altra perché facevano fatica a stare in piedi dopo tutti i colpi alle gambe, mentre venivano ancora bastonate. La caccia all'uomo notturna è durata per diverso tempo. Successivamente le strade erano piene di posti di blocco, era praticamente impossibile muoversi, le voci dicevano che ancora qualche gruppo per la città che scandiva slogan, ma la piazza oramai era vuota.
Il 16 in prima mattinate i caccia israeliani hanno sganciato bombe in alcune località di Gaza, provocando 2 morti ed un ferito, ed hanno sparato alla pancia ad un pescatore.
Il 16 in tarda mattinata c'è stata un'altra manifestazione, questa volta chi la organizzava ha pensato di essere più al sicuro all'interno dell'università, ma anche l'università è stato invaso dalla polizia di Hamas, sono state sequestrate macchine fotografiche, sono state pestate ragazze e ragazzi, sono stati chiusi dentro senza possibilità di uscire, ed all'uscita sono stati inseguit* e picchiat*. Del 16 conservo l'immagine in testa di una ragazza, finalmente convinta ad allontanarsi dall'università, con la bandiera palestinese al collo e di uno sbirro che cercava di strappargliela, e lei che urlava “adha filistiniia!” “questa è palestinese!”. Sempre il 16 hanno cominciato ad arrestare i giornalisti, ed hanno impedito al canale inglese di al Jazeera, al canale setallitare di Al Arabyya ed all'agenzia di stampa Reuters di seguire gli eventi.
Fino a qui, si potrebbe dire, la polizia è la stessa ovunque. Però ugualmente viene da fare la considerazione che la polizia, qui, dovrebbe avere un nemico più potente da combattere. Uno che continua a bombardare. Uno che porta avanti un'occupazione da 62 anni, uno pericoloso e spietato. Perché Hamas si accanisce così contro il popolo che vuole l'unità in vece che contro Israele? Perché non vuole accettare che solo unito il popolo palestinese può sconfiggere il nemico? Gli interessa davvero di sconfiggere l'occupazione israeliana?
Ma la storia non è finita qui.
Il 17 la manifestazione è stata davanti alla sede dell'UNRWA, ed alcuni attivisti si sono rinchiusi all'interno dell'UNRWA e dell'UNDP, per cercare appoggio dagli enti internazionali. In questa fase per passare i posti di blocco della polizia i manifestanti si vedevano costretti a nascondere la bandiera palestinese dentro i pantaloni, perché la bandiera palestinese stessa era diventata il simbolo dell'unità. Se la bandiera palestinese era diventata illegale, per che cosa stava combattendo il governo di Hamas? A questo punto ai giornalisti è stato ufficialmente intimato di non seguire nulla che possa avere a che fare con le manifestazioni per l'unità.
Il 18 era venerdì, ed è rimasto tutto più o meno tranquillo.
La notte tra il 18 ed il 19 sono stati lanciati 49 missili da Gaza, che sono atterrati nel deserto del Negev, senza provocare nessun ferito. Hamas ha rivendicato quest'azione, dopo un lunghissimo silenzio delle azioni di resistenza da parte sua. Il tempismo di quest'operazione mette paura, infatti Israele dichiarato che la vendetta sionista non tarderà, e quando Israele dichiara questo la mente ritorna sempre a due anni fa. Non voglio dire che i 49 missili che Hamas ha rivendicato siano davvero la causa di quest'ultima dichiarazione di Israele, perché non è razionale pensare che 49 missili fatti in casa atterrati nel deserto possano portare ad attacchi spietati come quello di piombo fuso, con più di 1400 morti per la maggior parte civili, migliaia di feriti ed un aumento considerevole dei casi di cancro e di bambini nati con deformazioni... ma le dichiarazioni della propaganda sionista usano questa scusa per sganciare bombe e sparare ai civili, ed il fatto che i missili siano stati lanciati “proprio adesso”, francamente, puzza.
Sempre il 19 era in programma una manifestazione nella piazza principale della città, la polizia la ha dispersa a suon di manganelli prima che iniziasse. Telecamere e macchine fotografiche sono state sequestrate o rotte. Agenti sequestravano i cellulari per controllare se qualcuno o qualcuna avesse scattato foto. Impedivano ai passanti di sostare in piazza, ero con un'amico a mangiare un falafel su un tavolino della piazza e sono venuti ad intimarci di andarcene manganelli alla mano.
Gli organizzatori sono tutti ricercati. Il 19 alcuni di loro erano riusciti a nascondersi, e al loro posto sono stati arrestati il fratello o la madre, per costringerli a capitolare a farsi vedere.
Sono state invase diverse agenzie di stampa: Reuters , Japanes Tv , AP And Myaaden Offices e varie altre testate locali, sono stati sequestrati foto e video, i giornalisti sono stati picchiati e feriti.
Abu Mazen stava preparando il suo ingresso a Gaza per discutere -dice lui- una soluzione comune. Non sappiamo se questo incontro sarebbe stato solo un altro show mediatico senza un nulla di fatto o fosse animato da una reale volontà di riconciliazione, e probabilmente non lo sapremo mai. Perché di fatto non sembra che davvero possa essere il benvenuto. Alle ore 13:00 del 19 è stata data comunicazione ufficiale al “de facto” ministro degli interni di prevenire ogni forma di manifestazione per l'unità.
Arrivando qui già sapevo che il Fatah di abu Mazen stava li per mantenere privilegi e collaborazioni con Israele, sapevo che era corrotto e soprattutto stava legittimando accordi di “pace” che andavano contro le precedenti risoluzioni degli stessi organismi internazionali, favorendo l'entità occupante in maniera di fatto illegale... e ci speravo, ci credevo che qui fosse diverso, che almeno Hamas, sebbene imponesse molte più restrizioni alla vita soprattutto delle donne, non fosse collaborazionista con l'entità occupante. Mi sono sbagliato, se arrivano a proibire la bandiera palestinese, mi sono sbagliato di grosso. Se solo entrambi, Fatah ed Hamas, i gialli e i verdi, smettessero di rispondere ad interessi esterni alla loro stessa gente, se solo smettessero di usare la loro stessa gente per i interessi personali o di partito…
Il 20 l'entità sionista ha attaccato con i carri armati vicino al campo di Burej: 2 ragazzini, 15 e 16 anni, uccisi.
Il 20 un'altra manifestazione vicino a Khan Younis è stata repressa prima di iniziare, ma ancora i bambini uscendo da scuola continuavano a scandire slogan per l'unità, ancora le ragazzine si disegnano la bandiera palestinese sulla mano. Nonostante tutto ci credo ancora, al popolo di Palestina.
Il comunicato che lancia le proteste (eng):
Il comunicato del Palestinian Center for Human Rights riguardo i fatti del 15 (eng):
Il comunicato del Palestinian Center for Human Rights riguardo i fatti del 16 (eng): http://www.pchrgaza.org/ portal/en/index.php?option= com_content&view=article&id= 7293:pchr-condemns-assault-on- educational-institutions-and- use-of-force-to-disperse- peaceful-assemblies-in-gaza-& catid=36:pchrpressreleases& Itemid=194
Il comunicato dello Youth Movement to end the division in Palestine dopo il 16 (eng)
La testimonianza di una ragazza corredata di belle foto (eng):
Il documento dei prigionieri palestinesi per l'unità (in italiano)
lunedì 14 marzo 2011
Noi non ci arrenderemo mai
L'altro giorno mi hai chiesto perché sono qui.
Cioè, perchè me ne sono venuta a Gaza.
Perchè Palestina. Perchè qui. Perchè quasi un anno.
E sembra quasi che avrei dovuto avere una risposta chiara, visto che in somma lo ho scelto.
Ma no, non ce l'avevo.
Potevo raccontarti dei prigionieri che non possono parlare con le loro famiglie, dei corpi dei morti sequestrati da Israele, potevo parlarti dei contadini.
Di per se' non sarebbe stata una risposta.
Perché non sono andata in un qualsiasi posto invaso dalla povertà e disperazione in Africa o ad Haiti ad esempio... Perché proprio qui?
Ti ho risposto che se non prendevo posizione stavo dalla parte dell'oppressore. Ed è vero. Ma a pensarci, non è una ragione sufficiente per restare qui... cioè, sarebbe una ragione sufficiente per lottare restando in Italia, ma no, in effetti è una ragione stupida, essa non è una ragione sufficiente per restare quasi un anno a Gaza.
C'è qualche cosa di affascinante nella Palestina. Tanta gente dice che qui ci lascia il cuore. Io stessa, quando i soldati israeliani mi hanno deportata da Tel AlArabyya (nelle mappe attuali Tel Aviv), dicevo che in Palestina avevo lasciato il cuore. Però in fondo non sapevo perché. La ragione vera per cui proprio qui volevo tornare, questa non la sapevo. O forse la sapevo nel fondo di me stessa senza riuscire ad definirla davvero.
C'è qualche cosa di affascinante nella Palestina, dicevo. E si, ci sono paesaggi bellissimi, non tanto qui a Gaza ma almeno nella West Bank... ma ne ho visti di migliori in vita mia, il paesaggio delle dolomiti mi piace molto di più. E davvero, per vedere gli ulivi millenari potevo venirci anche solo per qualche giorno...no, non sono ne' i paesaggi ne' gli ulivi ad essere così affascinanti qui. Eppure questo è un luogo in cui ho lasciato il cuore, ed in cui ho deciso di tornare per un anno.
Poi lo ho capito, cosa è davvero affascinante nella Palestina, in Gaza e in Cisgiordania. La gente, il popolo di Palestina è affascinante. Non è che siano tutti persone spettacolari, per carità, non è che siano perfetti, non è che siano tutti miei migliori amici, non è che non ci siano problemi culturali, non è che vado d'accordo con tutti. Ma quello che è affascinante nel popolo palestinese è la forza. La forza di resistere all'oppressione, in tutti i modi. La forza di non abbandonare la propria terra, e continuare a coltivarla. La forza di voler imparare l'inglese, anche senza nessuna prospettiva di uscire. La forza di ricominciare da capo, di non mollare. E non per un giorno, non per una settimana un mese, nemmeno per un anno, ma per ben 62 anni: per quasi tutti significa l'intera vita. La forza di Nada, 15 anni, che in inglese mi dice: “we will never give up” “noi non ci arrenderemo mai”, e con tutta la sua famiglia non abbandona la casa anche se si trova a poche centinaia di metri dal confine. La forza di sorridere, è incredibile come le palestinesi ed i palestinesi sorridano anche quando hanno i peggiori traumi addosso. La forza di seminare di nuovo dopo che sono passati i bulldozer. La forza dei bambini e bambine di andare a scuola passando attraverso i check point o a poche centinaia di metri dalla torretta di controllo. La forza di andare a filmare e fotografare le incursioni, sapendo che è pericoloso. La forza di marciare in manifestazioni pacifiche per ribadire che questa terra non è di Israele, anche se i soldati sparano, anche rischiando la vita. La forza di prendere la armi per fronteggiare l'oppressore. E la forza di comprendere che tutte queste diverse forme di resistenza sono per un'unica ragione, e questa ragione è la Libertà, nel senso più vero, più profondo, più intimo e fiero del termine.
Ecco, credo sia proprio questo. Tutto quello per cui ho lottato negli anni passati si potrebbe riassumere nella parola Libertà, e qui, questo popolo, sta davvero lottando per la Libertà, e sta lottando con una forza ed una caparbietà tali da rendermi certa che non potranno perdere. Quando ho lasciato l'Italia l'ultima volta – ricordi? - dicevo che sicuramente tutti i palestinesi, alla fine, sarebbero stati costretti ad andarsene. Ora non lo credo più. Anche se Israele si può comperare l'ONU, anche se l'oppressore ha carri armati potenti e bulldozer giganteschi. E non lo credo perché mi fido di Nada, che ha solo 15 anni, e mi ha detto: “noi non ci arrenderemo mai”.
sabato 12 marzo 2011
Appello per la giornata dei prigionieri palestinesi
L'International Solidarity Movement (ISM) Gaza chiede una giornata di azione globale per attirare l'attenzione sui prigionieri politici palestinesi che si trovano illegalmente detenuti in Israele. Il 17 aprile è il giorno dei prigionieri palestinesi, una giornata in commemorazione delle 5.834 palestinesi che sono attualmente (al 1 Febbraio 2011), detenuti nelle carceri israeliane. Non meno di 221 di loro sono bambini e 798 sono condannati all'ergastolo.
Vi chiediamo di organizzare eventi il 17 aprile o nel corso di quella settimana nei vostri paesi per contrastare le numerose violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale da parte di Israele in materia prigionieri palestinesi.
Aumentate la consapevolezza, incentivate la pressione dell'opinione pubblica i vostri rappresentanti locali e nazionali per far rendere conto ad Israele dei suoi crimini, domandando che vengano rispettati come minimo i seguenti punti:
* Stop alla reclusione di bambini!
* No alle detenzioni amministrative! Queste sono detenzioni che non richiedono alcuna motivazione ufficiale, che vengono usate recludere i palestinesi per 6 mesi senza accuse e che spesso sono prolungate per altri 6 mesi (in un caso fino a 60 mesi)
* Fermare la tortura fisica e psicologica nei confronti dei prigionieri!
* Assicurare il diritto dei prigionieri di Gaza per ricevere le visite dei familiari! Gli abitanti di Gaza nelle carceri israeliane non è stato consentito di ricevere visite da giugno 2007
Israele riceve enorme pubblicità globale per Gilad Shalit, il l'unico prigioniero israeliano che è attualmente detenuto in Palestina, mentre il mondo rimane in gran silenzio sui 5.834 palestinesi che sono incarcerati in Israele. Essi e le loro famiglie rimangono anonimi e spenti nei media occidentali e negli ambienti politici, nonostante l'enorme numero di persone coinvolte. Mentre la tortura è pratica comune nelle prigioni israeliane, le autorità governative israeliane hanno minacciato che "il cielo cadrà" se si dovesse fare del male a Shalit.
"Ovviamente in carcere ci torturano. Ma non è la cosa peggiore, le ferite fisiche guariscono. Il tormento psicologico è molto più grave. Le guardie ci sveglio nel cuore della notte per tirarci fuori delle nostre celle, mentre calpestano il Sacro Corano e rubano i nostri beni più personali come lettere ed immagini” spiega un uomo che è stato recentemente rilasciato.
Come ISM Gaza vogliamo in particolare richiamare l'attenzione sul caso dei detenuti di Gaza. Dal giugno 2007, Israele ha vietato a tutti gli abitanti di Gaza di visitare i loro parenti incarcerati in Israele. I 676 abitanti di Gaza che sono attualmente nelle carceri di Israele, non hanno quindi ricevuto un singolo visitatore per più di tre anni e mezzo ormai. I detenuti di Gaza, molti dei quali sono incarcerati a tempo indeterminato senza processo, da allora sono stati in isolamento virtuale, in quanto generalmente non sono autorizzati a comunicare tramite telefono o via Internet, e solo occasionalmente hanno il permesso di inviare una lettera alle loro famiglie.
Dato che i prigionieri di Gaza sono negate le visite della famiglia, hanno anche un accesso limitato alle necessità di base in carcere - come abbigliamento e denaro – visto che le visite sono spesso unico mezzo per i prigionieri di ricevere questi beni. Agli avvocati è vietato trasferire denaro ai detenuti: l'Israeli Prisoners' Service insiste sul fatto che solo i parenti possono trasferire denaro, il che ovviamente è impossibile.
Siamo in contatto con le organizzazioni locali e hanno familiari ed ex detenuti che sono disposti a parlare con voi attraverso una conferenza skype che saremmo lieti di creare con voi.
Per informazioni più dettagliate contattate ISM Gaza (gazaism@gmail.com) via e-mail
Vo chiediamo di AGIRE nella settimana del 17 aprile nel nome di palestinesi, uomini, donne e bambini nelle carceri israeliane che non hanno voce e come tutti i palestinesi, e non hanno ancora giustizia.
Cordiali saluti,
L'ISM Gaza-team
IAW a Pisa
Gruppo BDS-Pisa per la Palestina, Un ponte per, Progetto Rebeldia, Sinistra Per..., Casa della Donna, Associazione di Amicizia Italo-Palestinese ONLUS, Associazione per la Pace - Pisa, Centro Gandhi, Rete Radiè Resch, Pax Christi, Maghreb Unito, Cobas-Pisa vi invitano a:
- Martedì 15 marzo, ore 19:30-22:30 - Cineclub Arsenale, Vicolo Scaramucci 4, Pisa
Ore 20:30 - Proiezione: film di animazione Fatenah (di Ahmad Habash, Palestina 2009, 31') - ingresso serata 4 €
A seguire, presentazione e dibattito:
Diritti negati: il regime di Apartheid sulla pelle dei Palestinesi
Intervengono:
Guido Benedetti (Medici per i diritti umani) - Il diritto allo salute nei Territori Occupati
Martina Pignatti M. (Un ponte per...) - Resistere all'Apartheid, una lotta per la dignità
Mostra in background: THE BEATEN TRACK, la salute negata nella Striscia di Gaza
Proiezione: Route 181, frammenti di un viaggio in Palestina e Israele (di E. Sivan e M. Khleifi, Isr/Pal 2004, estratto di 30')
- Mercoledì 16 marzo, ore 17:00-20:00 - Aula multimediale, Fac. di Lettere, Via Collegio Ricci 10, Pisa
Agire e comunicare contro l'Apartheid israeliana:
la campagna BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni)
Introduce:
Guido Masotti (Gruppo BDS-Pisa per la Palestina)
Intervengono:
Stephanie Westbrook (Coalizione italiana contro Carmel-Agrexco)
Fouad Rouehia (Amisnet, Agenzia Multimediale di Informazione Sociale)
- Mercoledì 23 marzo, ore 17:00-20:00 - Aula Magna Nuova della Sapienza, Via Curtatone e Montanara 15, Pisa
Relazioni accademiche tra Italia e Palestina,
le università resistono alla discriminazione
Introduce:
Prof. Giorgio Gallo (Università di Pisa)
Intervengono:
Prof. Cinzia Nachira (Università del Salento) - La cultura sotto assedio e lo spettro dell'Apartheid
Enrico Bartolomei (Università di Macerata) - Fare ricerca in Palestina, un'esperienza personale
Martina Pignatti Morano (Università di Pisa) - Richieste e proposte dell'accademia palestinese
La Campagna per il Diritto allo Studio in Palestina presenterà il documento "Guida introduttiva per i progetti di collaborazione accademica fra Italia e Palestina"
venerdì 11 marzo 2011
IAW a Bologna
Ricevo e pubblico:
5 DATE A BOLOGNA PER INFORMASI SULLA SITUAZIONE IN PALESTINA E PER COMPRENDERE IL CONFLITTO IN CORSO DA 63 ANNI.
9 Marzo ore 18.30. MACONDO, Via del Pratello 22c
Aperitivo. A seguire Gaza sotto assedio: perché Israele infrange il Diritto Internazionale. Intervengono: Senatore Fernando Rossi e Avv. Chantal Meloni, ricercatrice di diritto penale presso l'Università degli Studi di Milano e il Palestinian Center for Human Rights di Gaza. Proiezioni di corti su Gaza e intermezzi musicali
11 Marzo ore 16.45. Sala Conferenze Albergo del Pallone, Via del Pallone 4 (laterale Via Irnerio)
Perché parlare di Apartheid Israeliana? Analisi comparata tra il sistema di Apartheid sudafricano e quello israeliano. Analisi del Dr. Sami Hermez, intellettuale Palestinese, ricercatore presso St. Anthony's College, Oxford University, PhD presso Princeton University
12 Marzo ore 18.30. CENTRO DI DOCUMENTAZIONE DELLE DONNE, Via del Piombo 7
Gerusalemme oggi. Presentazione a cura di Luisa Morgantini, ex parlamentare europea, Fatima Abdur Rahman e Prof. Kariouti
13 Marzo ore 18.30. CENTRO DI DOCUMENTAZIONE DELLE DONNE, Via del Piombo 7
Gabbie, carceri e tortura. Presentazione del libro Gabbie, di Miriam Marino (Rete Ebrei contro l'Occupazione) e interventi sull'utilizzo della tortura sui prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane e sulla situazione nella zona h2 di Hebron. Intervengono: Miriam Marino, Dott.ssa Valentina Spada e Dott.ssa Ilaria Campione (Centro di Salute Internazionale - Università di Bologna)
20 Marzo ore 17.00. SALA BENJAMIN, Via del Pratello 53 (Centro Sociale La Pace)
Mostra di opere di bambini di diverse scuole bolognesi sulla Palestina, sono coinvolti giovani di varie comunità migranti del territorio. Presentazione dei ragazzi. A seguire spettacolo di danza tipica palestinese Dabka e buffet con cibi tradizionali
20 Marzo ore 20.30. SALA BENJAMIN, Via del Pratello 53 (Centro Sociale La Pace)
Essere giovani in Palestina. Intervengono: Avv. Burani, che analizzerà la situazione dei minori nelle carceri israeliane, Murad Owda, assistente sociale presso il Phoenix Cultural Center del Campo Profughi Deishe nei Territori Occupati Palestinesi
Per ulteriori approfondimenti consultare: http://apartheidweek.org/
Per informazioni rivolgersi a: info.bdsbologna@gmail.com /3391492621
A cura di: Comitato BDS Bologna, Donne in Nero, Comitato Palestina Bologna, Pax Christi, Mashi, Ya Basta, Federazione RdB, Gruppo Studio Politecnico 09, Pari Opportunità e Sviluppo.
5 DATE A BOLOGNA PER INFORMASI SULLA SITUAZIONE IN PALESTINA E PER COMPRENDERE IL CONFLITTO IN CORSO DA 63 ANNI.
9 Marzo ore 18.30. MACONDO, Via del Pratello 22c
Aperitivo. A seguire Gaza sotto assedio: perché Israele infrange il Diritto Internazionale. Intervengono: Senatore Fernando Rossi e Avv. Chantal Meloni, ricercatrice di diritto penale presso l'Università degli Studi di Milano e il Palestinian Center for Human Rights di Gaza. Proiezioni di corti su Gaza e intermezzi musicali
11 Marzo ore 16.45. Sala Conferenze Albergo del Pallone, Via del Pallone 4 (laterale Via Irnerio)
Perché parlare di Apartheid Israeliana? Analisi comparata tra il sistema di Apartheid sudafricano e quello israeliano. Analisi del Dr. Sami Hermez, intellettuale Palestinese, ricercatore presso St. Anthony's College, Oxford University, PhD presso Princeton University
12 Marzo ore 18.30. CENTRO DI DOCUMENTAZIONE DELLE DONNE, Via del Piombo 7
Gerusalemme oggi. Presentazione a cura di Luisa Morgantini, ex parlamentare europea, Fatima Abdur Rahman e Prof. Kariouti
13 Marzo ore 18.30. CENTRO DI DOCUMENTAZIONE DELLE DONNE, Via del Piombo 7
Gabbie, carceri e tortura. Presentazione del libro Gabbie, di Miriam Marino (Rete Ebrei contro l'Occupazione) e interventi sull'utilizzo della tortura sui prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane e sulla situazione nella zona h2 di Hebron. Intervengono: Miriam Marino, Dott.ssa Valentina Spada e Dott.ssa Ilaria Campione (Centro di Salute Internazionale - Università di Bologna)
20 Marzo ore 17.00. SALA BENJAMIN, Via del Pratello 53 (Centro Sociale La Pace)
Mostra di opere di bambini di diverse scuole bolognesi sulla Palestina, sono coinvolti giovani di varie comunità migranti del territorio. Presentazione dei ragazzi. A seguire spettacolo di danza tipica palestinese Dabka e buffet con cibi tradizionali
20 Marzo ore 20.30. SALA BENJAMIN, Via del Pratello 53 (Centro Sociale La Pace)
Essere giovani in Palestina. Intervengono: Avv. Burani, che analizzerà la situazione dei minori nelle carceri israeliane, Murad Owda, assistente sociale presso il Phoenix Cultural Center del Campo Profughi Deishe nei Territori Occupati Palestinesi
Per ulteriori approfondimenti consultare: http://apartheidweek.org/
Per informazioni rivolgersi a: info.bdsbologna@gmail.com /3391492621
A cura di: Comitato BDS Bologna, Donne in Nero, Comitato Palestina Bologna, Pax Christi, Mashi, Ya Basta, Federazione RdB, Gruppo Studio Politecnico 09, Pari Opportunità e Sviluppo.
lunedì 7 marzo 2011
Programmi IAW
Di seguito il programma dell'apartheid week qui a Gaza ed in alcune città italiane (se siete a conoscenza di altri eventi perfavore segnalatemeli!)
Padova:
- Lunedì 7 (ore 20.30 aula A nasini dip. chimica via Marzolo): presentazione dell'apartheid week, proiezione del film documentario “the apartheid wall”
- Martedì 8 (ore 15 aula G dip. chimica via Marzolo): collegamento con me da Gaza
- Sabato 12: iniziative ai supermercati
- Lunedì 14 (ore 15 aula I dip.chimica via Marzolo): collegamento con gli studenti da Gaza
Napoli:
- Radio Lina dedicherà spazio agli aventi
- il comitato per il boicottaggio promuove un evento per il 10 alle 5.30 di pomeriggio, al centro culturale “città del sole”, con collegamento con gli studenti da Gaza e dibattito con il professor Sami Hermez
Gaza
- il 7 ci sarà la proiezione di alcuni brevi filmati sul BDS, con un collegamento con Naeem Jeenah, attivista sudafricano anti-apartheid
- l'8 ci sarà una videoconferenza con Ilan Pappè, storico ed intellettuale di origini israeliane costretto ad emigrare perché non in linea con il pensiero sionista, ed autore dell'importamte testo: “la pulizia atnica della Palestina”
- Il 9 sarà proiettato “il vento che accarezzava l'erba”, per ricordare i legami con le lotte di liberazione di altri paesi quali l'irlanda
- il 10 verrà proiettato il documentario: “a family from Gaza”, ci sarà una videoconferenza skype con Lubna Masarwa riguardo i tentativi di rompere l'assedio su Gaza, ed un link con il gruppo di Napoli “comitatoboicottaggio” sul boicottaggio accademico
- il 12 ci sarà un collegamento dalla Cisgiordania con il poeta ed attivista Rafeef Zyada e Omar Barghouti, membro fondatore della campagna BDS
- il 15 ci sarà la testimonianza di un rifugiato, Abu Huzaima che racconterà di come è avvenuta la pulizia etnica nel suo villaggio originario, Zarnouqa, e con Ramzy Baroud, autore di “My Father was a freedom Fighter” ed editore di Palestine Chronicle
- il 17 ci sarà un collegamento con diverse università negli Stati Uniti ed Inghilterra, per raccontare la situazione di Gaza e scambiare idee su azioni.
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