Se evete iniziative da segnalare
o volete pubblicare qualche cosa su questo blog
scrivete a todessil@gmail.com
Essere antifascist* significa essere antisionist*, perchè il sionismo e nazismo hanno la stessa radice ed effetti simili.

La parola è vuota se non porta all'azione. Boicotta israele.



martedì 17 aprile 2012

nuovo blog

ciao!

da ora in poi continuerò a scrivere, ma sul sito del gruppo italiano di supporto al movimento ism.

Come si dice, uniti siamo più forti...no?

il sito è questo: http://italy.palsolidarity.org/


venerdì 13 aprile 2012

Marco ha deciso di resistere

Marco, uno dei due arrestati ad Hebron dei giorni scorsi, ha deciso di resistere al reimpatrio forzato. Non seguirà gli ordini delle forze di occupazione israeliane quando vorranno che lui si imbarchi su un aeroplano che lo porti fuori dalla Palestina, e farà ogni cosa in suo potere per poter avere almeno il processo che gli è stato negato dall’entità occupante, pur sapendo che non sarà affatto equo.

Oh, no, non crediate davvero che sia divertente! Il carcere non è un bel posto, è orribile sempre. Tra i carceri più orribili ci sono quelli in cui vengono messi i migranti in attesa di espulsione, dove hanno rinchiuso Marco. Quando poi ad essere incarcerati sono i palestinesi sono di gran lunga più crudeli delle altre. Marco ripeteva sempre di sentire la terra di Palestina come la sua terra, la sua casa, così ha deciso di restarci, per non dargliela vinta, perchè nonostante i loro soldi, bombe ed armature non possono vincere. Ha davvero bisogno di tutto il nostro supporto. Perchè se lui è li e noi siamo qui è una lotta che stiamo portando avanti assieme. Insieme vinceremo o insieme perderemo.
E è un suono strano sapere che tutto questo sta succedendo pochissimi giorni prima dell’anniversario della morte di Vik, anche Vik aveva resistito 20 giorni ad una deportazione, quando la marina militare israeliana lo aveva sequestrato in acque palestinesi. Ha un suono strano ma bellissimo, perchè è un suono di mille voci, come se avendo ammazzato il solista un’orchestra intera avesse deciso di cantare, e da iniziale brusio sommesso il suono diventasse melodia e poi inno e potente sinfonia. È un suono bellissimo perchè, ogni volta che qualcuno decide di scendere in Palestina e di supportare la lotta palestinese, ogni volta che qualcuno decide di stare in piedi di fronte all’oppressore, sempre, fintantochè qualcuno deciderà di resistere, non perderemo la speranza. Perchè Vik è morto, ma ciò in cui lui credeva, ciò che lui faceva, questo no.
“Quando io morirò non piangerai per me, ma continuerai a fare quello che facevo e io continuerò a vivere in te.”
Tempestiamo di telefonate, anche da skype che non costa molto, il consolato e l’ambasciata italiane in Israele.
Mandiamo mail ai giornali. Sfruttiamo tutti i contatti che abbiamo. Dobbiamo produrre tutt@ insieme una sinfonia da fare tremare i muri!
Devono sapere che nessuno laggiù è solo, che siamo un’orchestra potente, e che il reimpatrio forzato senza processo di un attivista per la palestina deve per loro essere fastidioso come un dito in culo.
ambasciata italiana a tel aviv: +972 3 5104004
amb-sec@roma.mfa.gov.il
consolato italiano a tel aviv: +972 2 5618966
cons5@roma.mfa.gov.il
Per maggiori informazioni potete chiamare Johnny (parla italiano), al numero:+972 592364644

questo è il link all’ultima intervista di Paolo:

giovedì 12 aprile 2012

Marco, Giorgio, Abdellah e Issa liberi subito – stop illigal deportation




Aggiornamento importante riguardo gli arrestati ad Hebron:
Alle ore 13.15 la console Anna Pappalardo ha telefonato alla moglie di Giorgio dicendo che Marco e Giorgio verranno deportati in Italia con il primo volo, senza processo.


Arrestati con l'accusa di partecipazione a manifestazione illegale, quando in realtà non c'era nessuna manifestazione in corso, e violenza sui militari quando invece sono stati solo i militari ad usare violenza sugli internazionali ed i palestinesi che erano di ritorno dalla pausa pranzo in occasione della Conferenza Internazionale..

Il fatto che non vengano sottoposti a giudizio rende il fatto ancora più grave, vi invitiamo a continuare a mandare mail e telefonare. Ringraziamo per la solidarietà espressa e per le mail inviate.


Il numero da chiamare sul posto (in italiano) per ricevere ultieriori informazioni è +970 59 2364644


Ieri, 11 aprile 2012, sono stati arrestati Marco e Giorgio, cittadini italiani, dalle forze di occupazione israeliane nella città di Hebron. Domani avrà luogo il processo e sembra molto probabile l'espulsione forzata in Italia, con l'accusa di manifestazione non autorizzata, sebbene non fosse in atto alcuna manifestazione.

Si tratta di un attivista impegnato in azioni nonviolente, che stava partecipando alla Conferenza Internazionale per la Resistenza Popolare. Gli arresti sono avvenuti durante la pausa pranzo. Nella stessa operazione militare sono stati arrestati Issa Amro, noto attivista nonviolento del gruppo “youth against the settlements” di Hebron, e Abdellah Abu Rahma, coordinatore della conferenza.

Riteniamo che l'avvenuto sia esemplificativo del comportamento delle forze di occupazione all'interno dei territori palestinesi, come si permettano di arrestare torturare ed ammazzare gli abitanti locali al fine di sottrarre loro la loro terra.

L'accusa di partecipazione a manifestazione non autorizzata è quantomai ridicola, infatti gli imputati si trovavano in pausa pranzo durante un'iniziativa di portata internazionale, cui erano presenti anche cariche istituzionali di livello europeo; e la possibilità che gli attivisti subiscano il rimpatrio forzato è inquietante.

Gli arresti hanno avuto luogo nella zona H2 della città, dove la schiacciante maggioranza di palestinesi vive sotto completo controllo israeliano, in balia delle angherie dei coloni ultrasionisti.

Per informazioni chiamate il numero: +970 59 2364644 oppure +970 59 7453221 oppure scrivete a italianism@inventati.org

http://italy.palsolidarity.org/2012/04/12/marco-giorgio-abdellah-e-issa-liberi-subito-stop-illigal-deportation/

vi chiediamo di:

- diffondere quanto più possibile, attraverso mails e social media la notizia (anche linkando a http://italy.palsolidarity.org/2012/04/12/marco-giorgio-abdellah-e-issa-liberi-subito-stop-illigal-deportation/)

- chiedere il rilascio immediato degli attivisti telefonando ai seguenti numeri:

Unità di crisi
Tel. 06 36225
Farnesina
Tel. 06 36911
Ambasciata israeliana in Italia
Tel. 06 36198500
Consolato israeliano in Italia
Tel. 06 3221541


- scrivere agli indirizzi sottoelencati chiedendo il rilascio immediato ed incondizionato dell'attivista, inoltrando se volete questo modello di mail (ovviamente aggiungendo il vostro nome) altrimenti scrivendone un altro:

(versione italiana)

indirizzi:

Unità di crisi
Ambasciata israeliana in Italia
Consolato israeliano in Italia


Mi chiamo… e scrivo la presente perchè Marco e Giorgio, due attivisti italiani, sono stati incarcerati con due palestinesi dalla polizia israeliana in territori palestinesi senza nessuna specifica ragione.
I due attivisti non erano assolutamente coinvolti in nessuna azione violenta o in qualsiasi altra azione che potesse mettere in pericolo la vita di qualcuno, erano semplicemente nella pausa pranzo della Conferenza Internazionale della Resistenza Popolare.

Al momento sono minacciati da un ordine di deportazione senza aver avuto la possibilità di conoscere i loro diritti e la loro situazione tramite un incontro con un avvocato ne' la possibilità di informare persone che erano presenti durante l’accaduto e potrebbero partecipare a un’udienza del tribunale. Non sarebbe la prima volta che Israele applica un ordine di deportazione senza nemmeno un’udienza. Credo che questo genere di politiche che lo stato di Israele applica quotidianamente non rappresentano ciò che una democrazia dovrebbe rappresentare.

Sono sconvolt@ dal comportamento della Polizia e dello Stato di Israele e Vi raccomando caldamente di adoperarvi per la loro liberazione e per i Palestinesi arrestati senza ragione che sono con loro, senza nessuna condizione, perché non stavano commettendo nessun reato.



(verisone inglese)

indirizzi:
ambasciata italiana a tel aviv

consolati israeliani


ministero degli affari esteri israeliano:

ministero del turismo:

My name is … … and I am writing because Marco and Giorgio, two Italian activists, have been imprisoned with two Palestinians from the Israeli police in the Palestinian Territories without any specific reason.

They were not involved in any violent action or in anything who could put in danger the life of anybody, they were just in the lunch break of the International Conference for the Popular Resistance.

They’re now been threatened with a deportation order without giving them to know their rights and their situation from a meeting with a lawyer and the right to inform people who witnessed the event and can participate to a court hearing. It will not be the first time that Israel applies a deportation order without a court hearing. I think that these kind of policies that Israel applies daily do not represent what a democracy should look like.

I am really shocked from the behavior of israeli Police and israeli Government, and I strongly recommend you to endeavor for their liberation and for the Palestinians arrested who were also arrested without any reason with them, without any condition, because they were not doing anything illegal.

… … (nome cognome)



Raccomandiamo vivamente, quando scrivete agli indirizzi delle ambasciate e ministeri israeliani, di mettere in cc i seguenti indirizzi di giornali per aumentare la pressione:

lettere@ilfoglio.it
redazione@ilmanifesto.it
larepubblica@repubblica.it
lettere@lastampa.it
webinfo@adnkronos.com
franca.ferri@quotidiano.net

(nell'ordine: Corriere della sera, Il foglio, Il gazzettino, Il manifesto, Il mattino, Il Messaggero, Il secolo XIX, La repubblica, La sera, La stampa, ANSA Israele, AGI, AISE, AGE, ADNKRONOS, L’UNITA, Il resto del carlino, Liberazione, Rainews24, Agopress)

martedì 10 aprile 2012

armi - israele - controllo e repressione


Qui sotto riporto un appello per una campagna di boicottaggio verso Israele riferita in particolare agli armamenti, e alle tecnologie e mezzi di repressione e controllo. Nell'appello è già scritto tutto, e vi invito a leggere quello più che le quattro righe che mi permetto di scrivere qui come introduzione.

Ciononostante, vorrei provare a rispondere ad una semplice domanda: perchè un appello di questo tipo? Perchè diamine dovrebbe essere importante cercare di metterci in rete per condivedere dapprima conoscenze e poi pratiche di lotta? In fondo, le armi che commerciamo con Israele non sono peggiori o migliori delle altre. Sono armi come tutte, e come tutte creano morte e distruzione.

Però non esiste sistema al mondo basato sulla repressione e sulla guerra tanto quanto quello israeliano. E di conseguenza i nostri governi ed apparati militari-repressivi prendono esempio dall'entità sionista. Imparano tecniche e conoscenze, importano strumenti ed armi, come, per dirne una, i radar di profondità che stanno installando in Sardegna. Più di tutto tentano di riprodurre qui il “modello” israeliano, e il modello israeliano è abominevole.

E non solo i nostri governi importano, anche esportano armi verso Israele. Le radici dell'oppressione palestinese sono nelle nostre industrie belliche, sono nelle esercitazioni militari congiunte di Decimomannu, sono negli f35 che venderemo all'entità sionista e che si stanno costruendo a Cameri, sono nelle armi di Finmeccanica...

E questa esportazione del modello israeliano non si riferisce solo alle armi. È tutto un modello di società, sono le telecamere milanesi ed i loro softwer per identificare movimenti sospetti, sono gli strumenti per le intercettazioni telefoniche, le tecniche psicologiche per individuare persone con particolari caratteristiche, agenzie di sicurezza, tecniche di addestramento dei marines...

Scrivo questo per mettere in evidenza un concetto semplice quanto essenziale: Israele è, per chi sta al potere, un laboratorio di pratiche e mezzi. La lotta contro il sistema militare non può essere slegata dalla lotta contro il sistema Israele, e viceversa.

Mettiamoci in rete.

Ecco l'appello. Con preghiera di capillare diffusione.



Vi inviamo questo appello all'interno della campagna BDS italiana per coinvolgervi in una campagna che vuole mettere in comune pratiche e conoscenze di gruppi, collettivi e singol@ attiv@ nella campagna BDS e in campagne antimilitariste o per il disarmo. Il fine è quello di agire sotto un'alleanza comune per combattere quello che secondo noi è lo stesso abominio che si mostra con facce diverse in occasioni diverse. Quest’iniziativa si situa all’interno della campagna internazionale che chiede il completo embargo militare nei confronti di Israele (http://www.bdsmovement.net/activecamps/military-embargo).


La campagna BDS chiede boicottaggio, disinvestimento e sanzioni nei confronti di Israele fino a che esso:
  • porrà termine all’occupazione e alla colonizzazione di tutte le terre arabe e smantellerà il Muro;
  • riconoscerà i diritti fondamentali dei cittadini Arabo-Palestinesi di Israele alla piena uguaglianza;
  • rispetterà, proteggerà e i diritti dei profughi palestinesi al ritorno nelle loro case e nelle loro proprietà come stabilito nella risoluzione 194 dell’ONU.
Si tratta di una campagna partita da un appello firmato da 170 associazioni ed organizzazioni palestinesi nel 2005 e che ad oggi ha portata mondiale ed è in continua crescita. Per ulteriori informazioni: www.bdsmovement.net


Le telecamere che ci spiano tutti i giorni nelle nostre città e che si occupano della “sicurezza urbana” sono provviste di un software che è in grado di identificare persone in movimento o “sospette” senza che necessariamente ci sia un operatore dall'altro lato dello schermo1. Questo software è di fabbricazione israeliana.
In Sicilia c’è stata l’installazione, prevista anche in Sardegna, Calabria e Puglia, di radar che monitorano le barche di migranti che approdano alle nostre coste in cerca di una vita dignitosa, e questi radar sono pure di fabbricazione israeliana2. È israeliano il filo spinato impiegato per delimitare il fortino militare del cantiere che non c’è del TAV in Val di Susa3, con Israele si commerciano aerei da guerra4 e si fanno accordi per utilizzare basi militari come quella di Decimomannu in Sardegna per esercitazioni militari congiunte5.
Bisogna poi ricordare che Israele è al sesto posto tra le potenze nucleari: da più di 50 anni a Dimona, nel deserto del Negev, si costruiscono armi nucleari6, e colui che ha messo il mondo a conoscenza del fatto che Israele è in possesso di 200 testate atomiche, Mordechai Vanunu7, è stato sequestrato, deportato e imprigionato per 18 anni, di cui 11 passati in isolamento.


Le telecamere a circuito chiuso della metropolitana di Londra sono della ditta Verint, facente parte del gigante israeliano della tecnologia Comverse. Il ricco quartiere di Abudon Palace, a New Orleans, dopo l'avvento dell'uragano Katrina assunse come propria forza di polizia la società privata israeliana Instinctive Shooting International. Gli agenti in servizio presso le forze dell'ordine federali canadesi, l'Fbi, l'esercito americano, i marines, la Royal Canadian Mounted Police vengono addestrati dall'International Security Instructions, con sede in Virginia e che vanta l'“esperienza acquisita sul campo in Israele”, con istruttori “veterani delle task forces speciali israeliane” tra cui lo Shin Bet.8


Tutte queste armi, tecnologie e mezzi di fabbricazione di ideazione israeliana che vediamo impiegate contro di noi o nei nostri territori sono state sperimentate prima e continuano ad essere usate, come i droni di ricognizione, nei territori Palestinesi contro i palestinesi, oltre a quelle armi più specificamente offensive che sono state sperimentate ed usate nell’attacco a Gaza del 2006 e durante l’Operazione Piombo Fuso (27 dicembre 2008- 18 gennaio 2009)..
Appare quindi chiaro come l'occupazione israeliana sia anche utilizzata dai nostri stati, governanti ed eserciti come un laboratorio dove vedere attuate pratiche e messi in campo mezzi che poi possano essere utilizzati per la repressione ed il controllo interni.


Con questo appello vi chiediamo quindi, di mettere in comune tutto ciò che sappiamo riguardo questi mezzi e tecnologie di provenienza israeliana, con l’auspicio di avviare la creazione di una rete d’azione.
Abbiamo intenzione di creare un opuscolo che possa spiegare in maniera chiara il ruolo di Israele nella questione degli armamenti, dei mezzi e tecnologie di repressione e controllo. Vogliamo focalizzare su Israele non tanto perché le altre armi o mezzi di controllo non siano da combattere, quanto per evidenziare appunto il ruolo dello stato sionista.
Vorremmo raccogliere più informazioni possibili e mettere in rete più realtà interessate possibili per far partire una campagna, all'interno della campagna BDS, che focalizzi soprattutto su mezzi e tecnologie di controllo e repressione, e armamenti.
Riteniamo fondamentale riuscire a mettere in rete conoscenze e pratiche per poter obbligare Israele a porre fine alle sistematiche violazioni dei diritti umani da esso perpetrate e per poter agire su chi ha interesse che la situazione in Palestina non cambi. Scambiamo informazioni e mettiamoci in rete per boicottare Israele e smantellare il sistema che lo ha creato.


Per info e contatti: bds_armamenti@distruzione.org








7leggi ad es. http://www.fisicamente.net/ISR_PAL/index-1215.htm
8Sono alcuni degli esempi riportati da “Shock Economy”, Naomi Klein, pagg 500 – 502

giovedì 15 marzo 2012

9-10-11-12 marzo 2012


Cronostoria dei bombardamenti degli ultimi giorni. Per non poter dire “io non sapevo”.

Di seguito troverete una sintesi degli attacchi alla striscia di Gaza degli ultimi giorni. I dati sono presi dai report del PCHR, il Palestinian Centre for Human Rights.

Venerdì 9 Marzo:

Ore 16:15 circa, sudovest di Gaza: un aeroplano da guerra israeliano colpisce con un missile una opel blu, dove viaggiavano due leader dei comitati di resistenza popolare. Il missile colpisce l'automobile, uccidendo i due che vi viaggiavano e ferendo gravemente un passante.
Le persone uccise sono:
  • Zuhair Mousa Ahmed al-Qaissi, 49,
  • Mahmoud Ahmed Hanani, 44,
La persona gravemente ferita è Yahia Zakaria al-Dahshan, 27 anni e si trova in terapia intensiva all'ospedale di Shifa.

Ore 19:20 circa, est di Shyjayya (quartiere a est della città di Gaza): un aereo da guerra bombarda alcuni attivisti delle brigate al-Quds, braccio armato della jihad islamica. Muoiono all'istante:
  • Mohammed Khaled Harara, 24 anni
  • Fadel 'Obaid al-Gharabli, 25 anni
  • Hazem 'Awadh Quraiqe', 33 anni

Ore 22:00 circa, quartiere al Tuffah, est della città di Gaza: un aereo da guerra israeliano lancia un missile in un'area densamente popolata, in mezzo a due case. Due case vengono fortemente danneggiate e si registrano due feriti lievi, tra cui un giornalista.

Ore 22:15 circa, via al Yarmouk, città di Gaza: missile israeliano su un condominio di 4 piani, che viene fortemente danneggiato, ferendo 3 dei suoi abitanti, tra cui un bambino.

Ore 23:30 circa, ancora quartiere al Tuffah: un missile viene lanciato su alcuni attivisti delle brigate al-quds, uccidendo:
  • Shadi Riad al-Saiqali, 27 anni


Sabato 10 marzo 2012:

Ore 00:05, vicino ai quartieri generali del consiglio legislativo palestinese, città di Gaza: ancora un missile su alcuni attivisti delle brigate al-Quds, due attivisti vengono uccisi sul colpo, il terzo, gravemente ferito, è morto poco dopo al'ospedale di Shifa. Essi sono:
  • Fa'eq Sameer Sa'ad, 28 anni
  • Mo'tassem Diab Hajjaj, 22 anni
  • Ahmed 'Abdul Fattah Hajjaj, 24 anni

Ore 00:45, Beit Lahia (nord della striscia): viene colpito da un missile un terreno agricolo, distriggendo una serra e danneggiando sette case. Nono si riporta nessun ferito.

Ore 01:25, beit Lahya: altro missile contro le brigate al Quds, un attivista riporta bruciature in tutto il corpo.

Ore 01:45, Beit Lahya: un altro missile causa un ferito grave e due uccisioni. I morti sono:
  • Mohammed Yahia Mohammed al-Mughari, 24 anni
  • Mahmoud Ismail Nejem, 22 anni

Ore 04:10, entrata di Deir Balah: missile israeliano su un'automobile Kya in cui viaggiavano alcuni attivisti sempre delle brigate al-Quds. Tre feriti gravi ed un morto:
  • Mohammed Ibrahim al-Ghamri, 26 anni

Ore 12:45, villaggio di Abasan, sudest della striscia: Bomba su una motocicletta, due attivisti delle brigate Nasser Saladin (braccio armato dei comitati di resistenza popolare) vengono uccisi:
  • Hussein Saleem Hassan Barham, 52 anni
  • Mansour Kamal Abu Nussaira, 21 anni, morto poco dopo all'ospedale di Khan Yunis.

Ore 14:00, nord di Jabalia: mentre il funerale di alcuni attivisti uccisi passa vicino al confine, le forze di occupazione israeliane aprono il fuoco contro chi partecipa alla processione, ferendo 5 persone, tra cui 2 gravemente.

Ore 15:10, nord delle città di Gaza: missile su un sito di addestramento (vuoto) delle brigate al-Qassam, braccio armato di Hamas. Alcune case vengono danneggiate e sei civili vengono uccisi da frammenti di vetri.

Ore 15:50, campo profughi di Rafah: missile su un attivista delle brigate Nasser Saladin, ucciso all'istante. Si chiamava:
  • Mahdi Ahmed Abu Shawish, 26 anni
Si riportano anche 5 feriti, tra cui un quindicenne.

Ore 22:15, quartiere Zaytoun: bomba israeliana, nessun ferito riportato.

Domenica 11 marzo 2012:

Ore 01:20, est di Zaytoun: missile su alcuni attivisti delle brigate Nasser Saladin, due feriti ed un morto:
  • Ahmed Nafez Saber Deeb, 23 anni

Ore 07:10, Jabalya: un aereo da guerra lancia un missile su alcuni civili, soprattutto bambini, che stavano giocando vicino alle loro abitazioni. Due feriti, tra cui un bambino di 7 anni, ed un morto:
  • Ayoub ‘Aamer Mohammed ‘Assaliya, 13 anni

Ore 08:20, Zaytoun: due feriti moderati a causa di un missile israeliano.

Ore 11:45, Al Fakhoura, nordest di Gaza: missile in zona agricola, due attivisti della resistenza seriamente feriti e il guardiano del campo ucciso:
  • Aadel Saleh Fares al-Essi, 63 anni


lunedì 12 marzo 2012:

Ore 01:40, est di shejayya: missile in area agricola. Una donna di 18 anni viene ferita alla fronte dalle schegge di vetro, si chiama Ahlam ‘Arraf Jundiya.

Ore 02:00, vicino ad una scuola elementare di Jabalya: missile su una casa di tre piani, abitata da nove persone tra cui tre bambini. La casa viene completamente distrutta e sette persone, tra cui tre bambini e tre donne vengono feriti. Questo bombardamento danneggia anche altre 18 case e ferisce altre 19 persone, tra cui 8 bambini.

Ore 02:30, abasan: altra bomba, non si riporta nessun ferito.

Ore 5:40, abasan: un bomba colpisce un attivista delle brigate al-Quds, che resta ucciso:
  • Salman Ahmed Abu Mutlaq, 20 anni
alcune finestre vengono frantumate, ed i frammenti di vetro feriscono una bambina di due anni

Ore 06:10 e poi di nuovo alle 06:40, shejjaya: missile israeliano. Non si riporta nessun ferito in entrambi i casi.

Ore 07:00, villaggio di al-Qarara: missile su alcuni attivisti delle brigate Al-Quds che si stavano spostando in moto. Due feriti, tra cui uno in gravi condizioni a cui sono state amputate le gambe, ed un morto:
  • Ra’fat Jawad Adeeb Abu ‘Eid, 25 anni

Ore 09:25, Jabalya: atterra un missile dove si trovavano alcuni civili, soprattutto bambini. Cinque bambini feriti ed una morta:
  • Nayef Sha’ban Nayef Qarmout, 14 anni

Ore 13:30 Beit Lahya, vicino alla scuola elementare in un terreno agricolo: un missile colpisce un uomo anziano che stava coltivando la sua terra e sua figlia. L'uomo muore all'istante e la figlia poco dopo all'ospedale.
  • Mohammed Mustafa al-Hussoumi, 65 anni
  • Faiza al-Hussoumi, 30 anni

in memoria.

lunedì 20 febbraio 2012

Training per andare in Palestina con il movimento ISM


L'ISM (International Solidarity Movement) è un movimento internazionale nato nel 2001, che pratica la nonviolenza attiva nella lotta di liberazione palestinese.


Esso si basa su 3 principi:

Guida Palestinese: sono i palestinesi dell' Ism a proporci iniziative, che portiamo avanti assieme a loro. Così come loro anche noi non prendiamo posizione nei confronti dei vari partiti palestinesi, non forniamo supporto a nessun partito o governo palestinese.

Azioni nonviolente: come internazionali prendiamo parte solo ad azioni di resistenza nonviolente. Non prendiamo posizione sui metodi di resistenza che i palestinesi decidono di mettere in campo.

Metodo del consenso: le decisioni all'interno del movimento vengono prese tramite il metodo del consenso, prima all'interno dei gruppi di affinità e poi anche nelle assemblee generali.


In Palestina le attività dell'ISM sono principalmente partecipazione a manifestazioni popolari, sia con i Comitati Popolari per la resistenza nonviolenta sia con altre associazioni e movimenti, accompagnamenti di contadini e pescatori, presenza nei luoghi dove vi sono state case demolite o evacuazione di palestinesi, diffusione informazioni su cosa sta accadendo nei territori occupati e messa in pratica di tutte le diverse forme che la solidarietà attiva può assumere.




Come attivisti italiani che hanno svolto quest'esperienza abbiamo deciso di metterci in rete. Veniamo da esperienze diverse, abbiamo diverse idee o ideologie, apparteniamo a gruppi diversi, svolgiamo attività politiche o sociali nel nostro contesto in ambiti differenti e con metodi differenti. Per questo non siamo e non vogliamo essere un gruppo omogeneo ma semplicemente una rete di individui, tenuta insieme dal bisogno di giustizia e libertà per tutti e tutte.

Siamo antirazzisti/e ed antisioniste/i.




Il principale obiettivo che ci siamo posti in Italia è quello di dare l'opportunità a più gente possibile di recarsi in Palestina, come difensori per i diritti umani, in particolare con il movimento ISM, ed al ritorno impegnarsi a far conoscere l’esperienza e la situazione in Palestina.

Per questo invitiamo chi volesse fare quest'esperienza a partecipare a un training, in cui verrà raccontato cos'è l'ISM e su che principi si basa, verranno date le basi della cultura palestinese per potersi integrare meglio nella società, verrà esemplificato cosa aspettarsi che accada e come ci si aspetta che un attivista ISM si comporti nei Territori Occupati e come reagire allo stress psicologico che può manifestarsi.

Tutto questo anche attraverso attività di gruppo e dibattiti. La presenza al training è strettamente necessaria per chi voglia partire per Gaza (per cui però può non essere sufficiente), fortemente consigliata a chi vuol partire per la Cisgiordania: esso è un modo per capire se l'ISM è quello che fa per voi, e per creare un gruppo che possa essere di supporto a quest'esperienza.


Prossime date: 10-11 marzo a Milano, 6-7 aprile a Roma. Il numero massimo di partecipanti per ogni training è 15, e non verranno effettuati se non ci saranno almeno 6 partecipanti: per questo è richiesta conferma della partecipazione
almeno 10 giorni prima dell'inizio alla mail italianism@inventati.org (ma prima date conferma e meglio è).

Alcun* attivist* ISM.

sabato 31 dicembre 2011

Esitare va benissimo, se poi fai quello che hai da fare (buon anno nuovo)

C'è una frase di Brecht: “esitare va benissimo, se poi fai quello che hai da fare”. Non è una mancanza di rispetto per chi non ha esitato, è un incoraggiamento per chi non sa se partire.

Quest'anno inizia con una buona notizia, che è una buona notizia di qualche giorno fa: finalmente riapre il blog di Vik, grazie a sua madre e a sua sorella! ...la tua bandiera ti è caduta dalle mani, ma saremo incentinaia a portarla alla meta, fratello.
Nel frattempo, e appunto, Oliva continua a navigare, e continua ad essere attaccata dalle navi da guerra israeliane. L'ultima volta la barchetta si stava per capovolgere, il capitano è caduto in mare. Continua ad uscire, come i pescatori palestinesi continuano a pescare nel loro mare.
“esitare va benissimo, se poi fai quello che hai da fare”.

Sono solo tre anni dalla strage israeliana a Gaza chiamata piombo fuso. Ancora non si è vista nessuna sanzione ad Israele da parte di quasi tutti gli stati, comincia a farsi sentire la campagna popolare BDS (guardiamo al fallimento dell'Agrexco!), ma ancora non è sufficiente per cambiare concretamente la situazione sul campo. Ormai abbiamo imparato che chi sta in alto, eletto nelle poltrone di quella che viene chiamata democrazia, ha altri interessi da difendere che non sono quelli degli oppressi o degli esclusi. Le lobby e chi fa affari non hanno interesse ad aiutare la Palestina. Spetta a noi prendere posizione attivamente a favore del popolo palestinese e di tutti gli esclusi del mondo perchè chi ha il potere, lo abbiamo visto troppe volte, non lo fa e non lo farà.
“esitare va benissimo, se poi fai quello che hai da fare”.

Facciamo che quest'anno sia un buon anno per lottare. Perchè non abbiamo il diritto di restare in silenzio. Perchè non abbiamo il diritto di spendere energie a litigare tra noi per decidere chi è il migliore, l'energia dobbiamo usarla per fare cose concrete. Come diceva un'amica di Gaza, impegnata nella campagna BDS: “non vi si chiede di urlare viva Gaza e Palestina libera, non vi si chiede di fare commoventi discorsi sentimentali, vi si chiede di AGIRE”. Basta parole, basta discorsi, basta ipocrisia. E non pensate di lavarvi la coscenza mandando qualche aiuto. Questa gente cerca libertà, cerca giustizia, non cerca soldi o cibo. È ipocrita mandare sementi a contadini che non possono raggiungere le loro terra: ciò di cui hanno bisogno è raggiungere la loro terra senza che un cecchino spari loro contro.
“esitare va benissimo, se poi fai quello che hai da fare”.

Finalmente a casa. Per un po' penso che non tornerò in Palestina: mi prendo una pausa da Gaza ed il regime sionista già da qualche anno mi ha proibito l'ingresso in Cisgiordania e nei territori del '48. Un po' vado orgogliosa di essere nella lista nera israeliana, significa che ho dato loro fastidio. E che ha dato fastidio l'organizzazione di cui faccio ed ho fatto parte, in Cisgiordania e a Gaza: l'International Solidarity Movement. Movimento di attivisti ed attiviste, guidato dai palestinesi e nella società palestinese integrato, basato sul metodo del consenso, che compie azioni nonviolente in supporto alla resistenza del popolo palestinese.
L'international Solidarity Movement di Rachel Corrie, di Tom Hurndall, Vittorio Arrigoni, di Tristan Anderson, di Bianca Zammit e di tanti, tante altre che perfortuna sono tornati a casa indenni.
L'ISM è il mio modo di essere in Palestina. Io, per me, se sono stata in Palestina in tutto 14 mesi della mia vita, è perchè ero con l'ISM. Con nessun altro movimento o associazione mi sarei sentita così utile e al tempo stesso inserita all'interno del tessuto sociale locale.
Venite a vedere che succede i Palestina. E sì, sono di parte, venite a vederlo con l'ISM. Perchè è un movimento che “fa la differenza”, ma non solo, anche perchè conoscerete persone interessanti da tutto il mondo, perchè entrerete in contatto reale con il popolo palestinese. Ultimamente, come avete letto anche dalle pagine di questo blog, abbiamo cominciato a metterci in rete tra attivisti italiani che sono state in Palestina con l'ISM. Stiamo organizzando dei training per chi vuole scendere. Siamo disponibili per raccontare la nostra esperienza. Per ulteriori informazioni scrivete a italianism@inventati.org

“esitare va benissimo, se poi fai quello che hai da fare”.

Buon anno nuovo.