In queste terre, fino alla seconda intifada, crescevano ulivi aranci e limoni, dopodichè sono stati sradicati da bulldozer militari e dai carri armati delle forze di occupazione. Dopo piombo fuso stato posto il limite dei 300 metri come zona invalicabile, ma le aggressioni verso i palestinesi non si limitavano a quell'area: secondo i rapporti dell'ONU, le zone ad alto rischio arrivavano in alcune aree anche a 2 chilometri dal confine, e in tutto comprendevano il 35% delle terre coltivabili di Gaza. In seguito alla tregua stipulata dopo l'attacco sionista chiamato pilastro di difesa, i contadini hanno potuto raggiungere le loro terre fino ai 100 metri, ma ora, secondo i factsheet del Palestinian Center for Human Rights, la situazione è molto simile a quella evidenziata prima dell'attacco: le aggressioni sioniste arrivano fino ai 1500 metri dal confine, le zone ad alto rischio comprendono il 35% delle terre coltivabili palestinesi, e, tra le aree ad accesso ristretto, il 95% è coltivabile. Sempre secondo i dati del PCHR, l'ultimo contadino ammazzato, nello svolgimento del suo lavoro, dalle forze di occupazione, si chiamava Mustafa Abdul Hakim Mustafa Abu Jarad ed è stato colpito da un proiettile alla testa il 14 gennaio 2013, mentre si trovava a 1200 metri dalla barriera: lui è solo una delle 4 persone uccise quest'anno nelle aree vicino alla barriera di separazione.
Perchè lottare per la libertà è un modo stupendo per affermare di essere vivi.
domenica 22 dicembre 2013
Accompagnamenti di contadini a Khuza'a (VIDEO)
In queste terre, fino alla seconda intifada, crescevano ulivi aranci e limoni, dopodichè sono stati sradicati da bulldozer militari e dai carri armati delle forze di occupazione. Dopo piombo fuso stato posto il limite dei 300 metri come zona invalicabile, ma le aggressioni verso i palestinesi non si limitavano a quell'area: secondo i rapporti dell'ONU, le zone ad alto rischio arrivavano in alcune aree anche a 2 chilometri dal confine, e in tutto comprendevano il 35% delle terre coltivabili di Gaza. In seguito alla tregua stipulata dopo l'attacco sionista chiamato pilastro di difesa, i contadini hanno potuto raggiungere le loro terre fino ai 100 metri, ma ora, secondo i factsheet del Palestinian Center for Human Rights, la situazione è molto simile a quella evidenziata prima dell'attacco: le aggressioni sioniste arrivano fino ai 1500 metri dal confine, le zone ad alto rischio comprendono il 35% delle terre coltivabili palestinesi, e, tra le aree ad accesso ristretto, il 95% è coltivabile. Sempre secondo i dati del PCHR, l'ultimo contadino ammazzato, nello svolgimento del suo lavoro, dalle forze di occupazione, si chiamava Mustafa Abdul Hakim Mustafa Abu Jarad ed è stato colpito da un proiettile alla testa il 14 gennaio 2013, mentre si trovava a 1200 metri dalla barriera: lui è solo una delle 4 persone uccise quest'anno nelle aree vicino alla barriera di separazione.
martedì 2 novembre 2010
Buffer zone e civili colpiti

giovedì 29 aprile 2010
Ne hanno ammazzato un altro, scusate, altri 6.
Nessuno dei manifestanti era armato. Qui c'è un video, girato da Bet'selem, che mostra la manifestazione, che mostra i manifestanti ed i soldati.
Nel frattempo gli egiziani fanno esplodere i cunicoli che servono a portare il cibo dentro Gaza. Ieri ne hanno fatto esplodere 1, ammazzando 5 persone che lavoravano in un cunicolo vicino: queste hanno sentito sprigionarsi del gas velenoso e hanno tentato di scappare. I cunicoli sono l'unico passaggio di cibo e materiale verso Gaza, sono migliaia, ed attraverso di essi passa ogni genere di merci necessaria ai quasi 1 milione e 500mila abitanti della striscia di fatto isolati da ogni commercio con l'esterno. Tutto questo è ancor più scandaloso se pensiamo che sia appoggiato ed attuato dall'Egitto e non da israele.
Boicotta israele perchè continua ad ammazzare.
domenica 25 aprile 2010
Hanno sparato a Bianca su una coscia
Ho conosciuto Bianca, maltese, al training dell'ISM. Lei per la verità faceva il training con noi ma era con un'organizzazione chiamata IWPS- International women peace service. Quando la ho conosciuta io aveva 27 anni ma non li dimostrava perchè era (ed è tuttora, guardando le foto) piccolina e magrolina.
Parla anche italiano, e questo mi veniva molto utile durante il training, perchè il training era in inglese e quando non capivo qualche cosa lei me lo traduceva. Quella notte eravamo a dormire nella stessa stanza, e ricordo che mi raccontò una sua idea, con cui all'epoca non ero tanto d'accordo, ma che comunque vi racconto perchè dopo mi ha dato molto da riflettere: lei diceva che in qualche modo ai governi occidentali fa comodo l'occupazione israeliana, perchè così possono prendere esempio. Cioè: osservando come reagisce un popolo sotto un'oppressione che dura da così tanti anni, guardano a questa faccenda come fosse un gigantesco esperimento, per “imparare” come fare a trattare minoranze e gruppi indesiderati a casa loro in occidente. Per prendere esempio e verificare gli effetti dei diversi trattamenti a distanza di tempo. E in effetti davvero non aveva tutti i torti quando descriveva come l'atteggiamento delle vittime fosse spesso privato di qualunque tipo di speranza e di fiducia verso il futuro. Raccontava in particolare un episodio (piuttosto normale da quelle parti) di una mamma a cui avevano arrestato il figlio di 16 anni, senza muovere una vera accusa contro di lui, e mettendolo in un carcere il cui nome era rimasto segreto. La madre non chiedeva di avere indietro suo figlio (immaginatevi il confronto con una madre italiana) ma chiedeva che in qualche modo gli si facesse avere certe medicine, di cui aveva bisogno perchè affetto da non ricordo quale malattia cronica.
Bianca è nella striscia di Gaza da più di un anno ormai, ci è entrata quando io ero ancora nella west bank. Raramente ci scriviamo, l'ultima volta mi ha detto di una nave che vuole rompere l'embargo ed attraccare a Gaza dalle stesse acque in cui gli israeliani non lasciano pescare i palestinesi (la free gaza boat), e mi ha chiesto se volessi imbarcarmi.
Il 24, ieri mattina, Bianca stava con alcuni attivisti dell'ISM in una manifestazione. È strano come in Palestina, e soprattutto nella striscia di Gaza, assumano lo stato di “manifestazioni” anche i gesti più normali del quotidiano vivere, nel momento in cui l'occupazione si traduce quatidianamente in distruzioni di campi ed incursioni militari. Dico gesti normali del quotidiano vivere come quello di andare nelle proprie terre, quando i soldati lo vogliono impedire. Esiste una buffer zone, corridoio di sicurezza, attorno al muro che circonda Gaza, ed in quest'area i cecchini israeliani sparano a chi entra. Però i terreni sono dei palestinesi, ed allora, entrare nei propri terreni diventa una manifestazione. E i cecchini sparano.
Bianca è stata colpita ad una coscia, il proiettile è entrato ed è anche uscito, fortunatamente senza toccare l'osso o arterie importanti, probabilmente in 3 settimane tornerà a camminare; altri 2 palestinesi che erano con lei, di 18 e 22 anni, sono stati feriti. In particolare quello di 22 anni si è preso un proiettile nello stomaco, e sembra abbastanza grave.
Il fatto che Bianca sia stata “fortunata” e sia stata colpita nell'alta coscia in vece che nella pancia, non rende meno grave la situazione. Che razza di paese è un paese che spara alla gente che entra nelle sue terre? In un'intervista domandavano a Bianca cosa stesse facendo li, e lei diceva: stavamo mettendo delle bandiere palestinesi in terra palestinese. Erano disarmati, non tiravano nemmeno le pietre, e i cecchini gli hanno sparato addosso.
Ma secondo voi, a che cosa potrebbe pensare un ragazzo giovane, mettiamo sui 18 anni, cresciuto a Gaza quando si trova di fronte un israeliano?
p.s.: c'è una frase che mi ha sempre colpito di chi in Palestina o in territori di guerra non ci è mai stato, che dice: “sei andata in una certa situazione, te lo devi anche aspettare che ti sparino contro” o in altre parole, stai dalla parte di quelli a cui sparano contro, è normale che ti sparino contro. Io penso questo: o stai dalla parte di quelli che sparano o dalla parte di quelli a cui sparano contro. In qualche modo, se non ti sparano contro, vuol dire che stai dalla parte di chi spara. Il nostro presidente del consiglio, nell'anniversario della nakba, la nascita dello stato di israele che coincide con l'inizio della pulizia etnica della Palestina, ha avuto il coraggio di visitare l'ambasciatore israeliano in Italia augurandosi che presto Israele entri a fare parte dell'unione europea. Io penso ci sia molta poca differenza tra il tacere di fronte a questo e l'imbracciare un fucile di precisione. Qui è normale tacere come in israele è normale fare il servizio militare nei territori occupati.
Boicotta israele perchè ordina ai suoi soldati di sparare a civili disarmati.