Siamo antifascisti e antirazzisti. Ed è esattamente per questo che siamo antisionisti. (Rete Italiana ISM)


domenica 27 marzo 2011

"bianchi che hanno rinunciato ai loro privilegi nel Sud Africa dell'apartheid e si sono uniti alla lotta dei neri"

Ricevo e pubblico:

Boicottare Israele ... dall'interno
Israeliani spiegano perché hanno aderito al movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni

È stato l'Egitto a farmi cominciare a pensare al movimento Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni (BDS) in modo serio. Stavo già conducendo un boicottaggio mirato sotto tono dei prodotti provenienti dagli insediamenti – leggendo in silenzio le etichette al supermercato per essere sicuro di non comprare nulla che proveniva da oltre la linea verde.

L'avevo fatto da tempo. Ma, a un certo punto, ho capito che il mio personale boicottaggio mirato era un po' ingenuo. E ho capito che non bastava.

Non sono solo gli insediamenti e l'occupazione, le due facce della stessa medaglia, che rappresentano un grave ostacolo alla pace e violano i diritti umani dei palestinesi. È anche tutto ciò che li sostiene - il governo e le sue istituzioni. È la bolla dentro la quale molti israeliani vivono, l'illusione della normalità. È l'idea che lo status quo è sostenibile.

E gli insediamenti sono un diversivo, un bersaglio conveniente per la rabbia. Gli israeliani devono anche affrontare una delle maggiori ingiustizie che ha avuto come risultato la creazione del loro stato - la Nakba, l'espulsione di centinaia di migliaia di palestinesi.

Anche se la campagna BDS affronta ciò, oltre ad altre questioni - i tre principi del movimento sono il rispetto per il diritto di ritorno dei palestinesi, come indicato nella risoluzione ONU 194, la fine dell'occupazione e la parità di diritti per i cittadini palestinesi di Israele - sono rimasta riluttante a farmi coinvolgere.

Devo ammettere che il movimento mi spaventava. Non pensavo che sarebbe stato di aiuto. Ero sicura che avrebbe solo spinto Israele ad impuntarsi ancora più forte. Farà peggiorare le cose per tutti, ho pensato.

L'Egitto era il punto di svolta per me. Sono stata euforica a vedere le immagini di persone scendere in piazza per chiedere un cambiamento. E mentre i Palestine Papers dimostrano che il governo israeliano sembra intenzionato a mantenere lo status quo, conosco tanti israeliani che sono stufi di questo.

Ci sono madri che non vogliono mandare i loro figli nell'esercito; soldati che risentono di dover proteggere i coloni. Recentemente ho parlato con un uomo di 44 anni – una persona normale, un padre di due figli - che mi ha detto che è così frustrato con il governo e così preoccupato per il futuro che vuole bruciare qualcosa.

E l'Egitto è sulle labbra di molti israeliani in questo momento. Allora, che cosa si può fare per contribuire a portarlo dalle labbra ai piedi degli israeliani? Cosa si può fare per spingere gli israeliani a lottare per il cambiamento, lottare per la pace, per liberarsi da un conflitto che mina la loro auto- determinazione, la loro libertà?

Il BDS ha incassato una serie di successi, e questo è uno dei motivi per il quale il Knesset israeliano sta cercando di far passare una legge, nota come "legge Boicottaggio", che potrebbe effettivamente criminalizzare gli israeliani che si uniscono al movimento, sottoponendoli a pesanti multe.

E alcuni di coloro che sono impegnati nella campagna BDS sono già sottoposti ad una immensa pressione da parte dello Stato.

'La maschera della democrazia di Israele'

Leehee Rothschild, 26 anni, è una delle decine di israeliani che hanno risposto all'appello palestinese del 2005 per il BDS. Recentemente il suo appartamento di Tel Aviv è stato perquisito. La polizia lo faceva con il pretesto della ricerca di droghe, ma è stata portata alla stazione di polizia per un breve interrogatorio che è stato concentrato interamente sulla politica.

"La persona che è venuta a liberarmi [dall'interrogatorio] è stato un ufficiale dei servizi segreti che ha detto che è incaricato a monitorare l'attività politica dell'area di Tel Aviv ", ha detto Rothschild. A chiedere il mandato di perquisizione è stato questo ufficiale.

A seguito dell'Operazione Piombo Fuso, attivisti israeliani hanno riferito di pressioni sempre maggiori da parte della polizia così come i General Security Services - conosciuti con il loro acronimo ebraico, Shabak.

Il mandato di quest'ultimo include, tra le altre cose, l'obiettivo di mantenere Israele come Stato ebraico, pertanto coloro che auspicano la democrazia diventano degli obiettivi.

Le perquisizioni, come quella subita da Rothschild, non sono rare, né sono le telefonate da parte di Shabak.

"Ovviamente [la pressione] non è niente in confronto a quello che i palestinesi devono affrontare", ha detto Rothschild. "Ma penso che stiamo toccando un nervo scoperto".

Alla domanda sulla proposta di legge sul boicottaggio, Rothschild, commenta: "Se la legge viene approvata, si strapperà, un po' di più, la maschera della democrazia di Israele".

Amore duro

Per quanto riguarda il suo coinvolgimento nella campagna BDS, Rothschild commenta che non era a conoscenza del movimento fino a quando non è diventato un argomento serio di discussione all'interno della sinistra radicale israeliana, in cui era già attiva, e anche dopo aver sentito parlare del BDS, non ha aderito alla campagna subito.

"Ho avuto delle riserve in merito [al BDS]," Rothschild ricorda. "Ci ho pensato per molto tempo e ne ho discusso con me stessa e i miei amici.

"La riserva principale che avevo era che gli apetti economici avrebbero danneggiato per prima i più deboli della società - la gente povera – coloro che hanno il minimo effetto su quello che sta succedendo. Ma ora penso che l'occupazione sta danneggiando queste persone molto più di quanto il boicottaggio".

Rothschild rileva che i fondi statali che vengono versati in "sicurezza e difesa e nell'oppressione del popolo palestinese" potrebbero essere meglio utilizzati in Israele per aiutare gli strati socioeconomici più deboli.

"Un'altra riserva che avevo era che si potrebbe rendere l'opinione pubblica israeliana più estremista, più fondamentalista", aggiunge Rothschild. "Ma devo dire che per diventare più estremista la strada non è ora molto lunga".

Come israeliana, Rothschild, ritiene che aderire al movimento BDS sia un atto premuroso. È un atto di amore duro per il paese in cui è nata e cresciuta.

"Spero che, per alcune persone, sarà uno schiaffo in faccia e loro si sveglieranno e vedranno cosa sta succedendo ", Rothschild, dice, aggiungendo che gli oppressori sono pure oppressi.

"Il popolo israeliano è oppresso dall'occupazione - vivono all'interno di un società che è militarizzata, violenta e razzista".

'Rinnegare i miei privilegi'

Ronnie Barkan, 34 anni, spiega che ha fatto il primo passo verso il boicottaggio 15 anni fa, quando ha rifiutato di completare il servizio militare obbligatorio.

"Ci sono tante pressioni sociali [in Israele]", Barkan dice. "Siamo cresciuti sin dalla scuola materna per essere soldati. Ci insegnano che è nostro dovere [servire nell'esercito] e se non lo vuoi fare, sei un parassita o un traditore".

"La cosa peggiore è che siamo cresciuti ad essere profondamente razzisti", aggiunge. "Tutto è mirato a sostenere i privilegi [ebraici] come i padroni della terra. Sostenere la campagna BDS significa rinunciare ai miei privilegi in questa terra e insistere sull'uguaglianza per tutti".

Barkan paragona la sua adesione al movimento di boicottaggio ai "bianchi che hanno rinunciato ai loro privilegi nel Sud Africa dell'apartheid e si sono uniti alla lotta dei neri".

Quando ho rabbrividito sentendo la parola 'apartheid', Barkan ha subito risposto: "Israele è chiaramente conforme alla definizione giuridica del 'crimine di apartheid' come definito nello Statuto di Roma".

'Mai più per nessuno'

Alcuni si oppongono al BDS perché fra le richieste c'è il riconoscimento del diritto di ritorno dei palestinesi. Questi critici dicono che l'evoluzione demografica intaccherebbe l'auto-determinazione ebraica. Ma Barkan sostiene che "il fondamento di base [del movimento] sono i diritti umani e il diritto internazionale universalmente riconosciuti".

Sottolinea che il BDS rispetta i diritti umani sia per i palestinesi che per gli ebrei e comprende fautori di uno stato democratico bi-nazionale così come quelli che credono che una soluzione a due stati sia la migliore risposta al conflitto.

Sottolinea inoltre che il BDS non è anti-semita. Né è anti-israeliano.

"La campagna di boicottaggio non prende di mira gli israeliani, ma le politiche criminali di Israele e le istituzioni che ne sono complici, non gli individui", ha detto.

"Quindi mettiamo che un musicista o accademico israeliano va all'estero e si è allontanato da una conferenza o un evento solo perché è israeliano..." comincio a chiedere.

"No, no, questo non rientra nelle linea guida del boicottaggio", Barkan dice.

"Perché questo non è un boicottaggio. Si tratta di razzismo," dico io.

"Esattamente", risponde Barkan, aggiungendo che l'appello palestinese per il BDS è "un appello molto responsabile" che "fa una differenziazione tra le istituzioni e gli individui ed è chiaramente un boicottaggio delle istituzioni criminali e le loro rappresentanti".

"Ogni volta che c'è una zona grigia", aggiunge, "noi prendiamo l'approccio più soft".

Eppure, Barkan è stato criticato per il suo ruolo nel movimento di boicottaggio.

"Mia nonna che è stata ad Auschwitz mi dice, 'Puoi pensare quello che vuoi ma non esprimere le tue politiche perché non sono belle', e io le dico: 'Tu sai chi non si è espresso 70 anni fa'".

Barkan aggiunge: "Penso che la lezione principale da trarre dall'Olocausto è 'Mai più per nessuno' e non 'mai più per gli ebrei'".


Traduzione a cura di Stop Agrexco Italia

sabato 26 marzo 2011

uccisi mentre stavano giocando a calcio




24 marzo

Questa mattina pioveva, faceva più freddo del solito. Apache ed F16 hanno bombardato in diversi posti, causando un ferito a Rafah. Per tutta la notte i droni hanno volato a bassissima quota, sembra ce ne fossero 185 in tutto il cielo di Gaza. Qui i droni li chiamano zannane, a causa del suono che fanno zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz...potrebbe somigliare forse al suono degli aeroplanini telecomandati, e di fatto sono aeroplanini telecomandati, certe volte mi immagino il soldatino sionista che li comanda con il joistik da un palazzo di Tel Aviv.. anche le armi che usano dalle torrette di controllo sono comandate a distanza, forse i criminali che stanno dietro alle quinte di questa occupazione assurda ed irreale pensano che se i soldati non sono sul posto, se non vedono i palestinesi se non attraverso uno schermo da decine di chilometri di distanza, allora non si rendono conto di sparare ad esseri umani. 


Dicevo che questa mattina pioveva. Non piove spesso qui, credo fosse la mattinata più piovosa da quando sono arrivata. Quando piove le strade diventano torrenti e tutto si riempie di fango, e così anche l'area di fronte alla casa che stavo andando a visitare era piena di fango... Quando qualcuno muore, da queste parti, la veglia funebre dura 3 giorni, viene allestita una tenda per gli uomini e le donne si riuniscono in una casa. Siamo entrate per la piccola porta con le scarpe sudice e ci hanno fatte sedere sul divano, in quanto ospiti straniere ci hanno trattate con tutti i riguardi, abbiamo accettato il caffè ed i datteri. È incredibile come questa gente possa avere cura dell'ospitalità in questi casi. Una donna che urlava in lacrime chiedeva che cosa mai avessero fatto quei bambini, in che modo mai potessero avere messo in pericolo israele, perché israele se la prendesse così con dei bambini che giocavano a calcio. Stavano solo giocando a calcio, diceva, come giocano a calcio tutti i bambini del mondo. Stavano tornando a casa da scuola, e si erano fermati a fare una partita nella strada sotto casa, come fanno tutti i giorni... un'altra donna, umm Tareq, con una gran rabbia in corpo, visibilmente sconvolta, guardandoci fisse negli occhi urlava: “perchè se la prendono con i nostri bambini? Abbiamo forse fatto qualche cosa ai loro bambini? Gli abbiamo creato forse qualche problema? Fanno la bella vita di la in Israele, non hanno mica nessun problema... perché se la prendono così con noi”

La stessa famiglia allargata ha subito 7 morti dall'inizio della prima intifada. Uno degli uomini ha raccontato ad un compagno dell'ISM: “Israele ci attacca perchè non vuole l'unità dei palestinesi. Attacca Gaza perchè così Abu Mazen non viene, gli israeliani hanno paura che la palestina sia tutta unita.”

Umm Tareq ci accompagna al primo piano abita un'altra famiglia. Le finestre sono tutte distrutte, perché la bomba è caduta vicino alla casa. I due bambini che vivono sono stati feriti, con le bende al petto ed all'addome. Avranno avuto 9 ed 11 anni, e stavano giocando a calcio con i loro amici al ritorno da scuola quando 4 proiettili lanciati da 4 carri armati israeliani li hanno fatti a pezzi. Ma questo, dai loro carri armati al confine, i soldati israeliani non lo hanno visto. Hanno solo seguito gli ordini di sparare in mezzo alle case, come fosse un orribile videogioco.

Poi siamo uscite fuori. La donna che ci accompagnava ci indicava i luoghi dove erano morti i componenti della sua famiglia. Uno si trovava li, era molto giovane, immagino fosse il portiere. Uno si trovava qui, vicino al muro che già era crivellato di colpi di artiglieria, forse faceva l'ala. Umm Tareq racconta che il proiettile del carro armato è esploso prima di cadere a terra, e che in questo modo ha provocato il maggior danno possibile: 10 persone sono state ferite e portate all'ospedale, quattro i morti. Qui, proprio dove siamo noi, vicino alla rete ne è morto un altro. Suo nonno è morto li, dall'altra parte del cancello. 

(di seguito i resoconti del PCHR e dell'ISM)


IL COMUNICATO DEL PALESTINIAN CENTER FOR HUMAN RIGHTS (PCHR) SUI FATTI DEL 22



Le forze di Occupazione uccidono quattro civili palestinesi, tra cui due bambini, con granate di artiglieria e quattro membri della resistenza palestinese in bombardamento aereo a Gaza City



Mercoledì 23 marzo 2011 11:00
Ref: 24/2011


Le forze di occupazione israeliane (Israeli Occupation Forces - IOF) hanno continuato a commettere crimini di guerra nella Striscia di Gaza e hanno intensificato il fuoco da artiglieria e bombardamenti aerei in zone popolate. Questi bombardamenti prendono chiaramente di mira i civili palestinesi. Ieri, 22 marzo 2011, le IOF hanno ucciso quattro civili palestinesi. Due bambini sono stati uccisi. Un uomo, sua nipote, suo cugino e vicino di casa sono stati uccisi. Altri undici civili, tra cui otto bambini, sono rimasti feriti, tre gravi. Questi civili sono stati presi di mira mentre giocavano a calcio vicino alle loro case nel quartiere di al-Shejaeya nella parte orientale della città di Gaza.

Questa mattina, la radio israeliana ha citato fonti militari israeliane che sostenevano che una delle granate avrebbe virato fuori rotta causando i decessi. Indagini del PCHR confutano questa dichiarazione dell'IOF. Un'area abitata è stata bersagliata con 4 granate. Se una delle granate vira fuori rotta o no, puntando a aree abitate si può ragionevolmente pensare di causare vittime civili.

Secondo un'indagine condotta dal PCHR, circa alle 15:10 del 22 marzo 2011, le IOF posizionate lungo la linea di confine a est di Gaza City hanno sparato quattro colpi di artiglieria consecutive contro la via al-Nazzaz nel quartiere di al-Shejaeya nella parte orientale di Gaza City. Via Al-Nazzaz si trova circa 2.000 metri dalla linea di confine. Il primo proiettile è atterrato su una casa di due piani, di superficie 150m2 appartenente a Samer Walid Mushtaha. Il secondo piano della casa è stato completamente distrutto mentre il primo piano è stato parzialmente danneggiato. La seconda granata è atterrata su un terreno vuoto adiacente ad un terreno che appartiene alla famiglia al-Helo.

La terza granata è atterrata nei pressi di un gruppo di bambini e ragazzi più grandi che giocavano a calcio in una piazza vicino alle loro case in via al-Nazzaz. Mohammed Saber Harara, 19 anni, e Mohammed Jalal al-Helo sono rimasti uccisi sul colpo e i loro corpi sono stati smembrati. Solo pochi secondi dopo, la quarta è atterrata vicino a Yaser Hamed al-Helo, 51 anni, e il suo nipote Yaser Ahed al-Helo, 15, mentre stavano cercando di aprire la porta del loro garage e guidare la propria auto per salvare i feriti. Sono stati immediatamente uccisi. Altri 11 civili, tra cui otto bambini, hanno sostenuto ferite da schegge. Le ferite di tre civili sono state definite serie.

Nota: PCHR conserva i nomi dei feriti.

In un altro crimine, a circa 19:50 del 22 marzo 2011 un aereo da guerra IOF ha sparato due missili contro i membri delle Brigate al-Quds, il braccio armato del movimento della Jihad islamica, nei pressi della moschea di Abdul Aziz al-Rantisi a est de quartiere di al Zaytoon, a ovest della città di Gaza. Si trovavano a circa 1.500 metri dal confine con Israele. Quattro di loro sono stati immediatamente uccisi:

1. Sadi Mahmoud Helles, 22 anni, dal quartiere di al-Shejaeya.
2. Adham Fayez al-Harazin, 28 anni, dal quartiere di al-Shejaeya.
3. Ateya Mohammed al-Harazin, 27 anni, dal quartiere di al-Shejaeya.
4. Mohammed Akram Abed, 32 anni, dal campo profughi di Shati.

PCHR condanna questi crimini ed è seriamente preoccupato. PCHR anche:
1. Afferma che questi crimini sono parte di una serie di crimini di guerra commessi dalle forze di occupazione nei territori palestinesi, che riflettono un totale disprezzo per la vita dei civili palestinesi.
2. Mette in guardia dall'escalation di crimini di guerra contro i civili palestinesi considerando le dichiarazioni e minacce espresse da funzionari israeliani politici e militari che hanno promesso più vittime nella Striscia di Gaza.
3. Invita la comunità internazionale a prendere provvedimenti immediati per porre fine a tali crimini. PCHR rinnova ulteriormente la sua richiesta di Alte Parti Contraenti della Quarta Convenzione di Ginevra per adempiere il loro obbligo di cui all'articolo 1 che stabilisce che "le Alte Parti contraenti si impegnano a rispettare e a far rispettare la presente Convenzione in ogni circostanza", così come i loro obblighi ai sensi dell'articolo 146, che richiede alle parti contraenti perseguire le persone sospettate di commettere gravi violazioni della Quarta Convenzione di Ginevra. Questi gravi violazioni costituiscono crimini di guerra ai sensi dell'articolo 147 della Convenzione stessa e di cui al protocollo addizionale I alle Convenzioni di Ginevra.




IL REPORT DELL'ISM

"Dimmi, chi è il terrorista?!"

Due giorni fa, il 22 marzo 2011, le forze israeliane hanno attaccato un centro abitato nel quartiere Al-Shejaija, a est di Gaza City. Quattro giorni dopo l'assassinio di due bambini in Jöhr Al-Dik, le forze israeliane hanno ucciso ancora civili, tra i quali ci sono ancora una volta due bambini. Le ultime vittime di crimini di guerra di Israele sono A'ahid Yasser Al-Helo (15), Mohamed Jalal Al-Helo (10), Mohammed Shaber Harara (18) e Yasser Hamid Al-Helo (55).

Verso le 15:00, i carri armati IOF, posizionati lungo il confine, hanno colpito via al-Nazzaz, a 2 km dal confine, con quattro proiettili di artiglieria consecutivi. Il primo ha colpito la casa di Samer Walid Mushtaha's, distruggendo al piano superiore. Sua moglie, che stava preparando la cena, era appena scesa e solo per caso non è stata colpita. La seconda granata ha colpito terreni liberi vicino a quelli appartenenti alla famiglia Al-Helo. La terza ha colpito un gruppo di bambini e ragazzi più grandi che giocavano a calcio vicino alle loro case, come fanno ogni giorno. I Mohamed Jalal Al-Helo (10 anni) e Mohamed Saber Harara (19 anni) furono immediatamente uccisi e i loro corpi brutalmente smembrato. Yasser Al-Hamed Al-Helo e suo nipote Ahed Yaser Al-Helo (15 anni) stavano aprendo la porta del garage per prendere la macchina e soccorrere i feriti quando sono stati colpiti dalla quarta granata. Sono stati uccisi sul posto.

Altri dieci bambini e un adulto sono stati feriti da una granata mentre stavano giocando a calcio con i due defunti. Attualmente A'amer Yasser Al-Helo (3 anni) e Ahmad Talal al-Helo (6 anni) sono ricoverati nel reparto di terapia intensiva con gravi lesioni.

Questo è stato il terzo attacco in Ashijaija nello stesso giorno. Alle 10 una persona è stata ferita da fuoco di artiglieria ed è stato riportato che al mattino un uomo è stato gravemente ferito dall'attacco di un drone.

Ieri mattina, fonti militari israeliane sono citate alla radio israeliana precisando che una delle granate virò causando le vittime. Tuttavia, queste quattro granate puntavano ad un'area civile e vittime civili erano prevedibili. Secondo i testimoni non una, ma due diverse granate hanno causato la morte di questi quattro civili.

Martedì pomeriggio, i corpi dei quattro morti sono stati portati all'ospedale Shifa di Gaza City ed è stato mostrato l'orribile aspetto dei corpi. Mohammed (10 anni) è stato colpito alla testa da schegge di granata, spaccandogli il cranio. Ieri mattina, una folla indignata e addolorata di persone si sono riunite presso l'obitorio di portare i corpi alla moschea.


Oggi, le famiglie hanno istituito tende per le veglie funebri per consentire ad amici e parenti per dare le condoglianze. Le donne sono riunite in una casa. L'esterno dell'edificio è a brandelli per i fori dell'attacco, mentre le emozioni bollono all'interno.

"Dimmi, chi è il terrorista?! Chi sta uccidendo bambini innocenti? Chi? La testa di mio nipotino è esplosa! E molti altri sono feriti! Stai dicendo al mondo chi è il vero terrorista è?" Um Tarreq grida, infuriata per il lutto, rabbia, paura e tristezza. Le sue grida mi distruggono e io rispondo la sua rabbia con lacrime che scorrono anche sulle sue guance. E 'stata la prima a posare gli occhi sulla scena orribile dei bambini morti e feriti, ed è la madre di uno dei nove figli che è stato ferito. Suo figlio è ancora in ospedale, in attesa di intervento chirurgico per il braccio. "Loro giocano a calcio tutti i pomeriggi dalle 3 alle 5, dopo la scuola! Che cuore hanno questi ad uccidere i bambini!?"

Accanto a lei siede un'altra donna membro della famiglia, urla e piange quando comincia a parlare di quanto sta accadendo. "Ho tutte le ragazze a casa e sono così impaurita. Hanno già ucciso i bambini, in pieno giorno! Ieri giorno e notte droni e Apache erano fuori. E ora c'è questo drone che sorvola tutto il quartiere, l'hai visto, vero? Come posso proteggere le mie figlie?"

Dato che la seconda Intifada, sette persone della famiglia Al-Helo sono state uccise dagli attacchi israeliani. Durante Piombo Fuso, i carri armati bombardato una casa, uccidendo Foa'ad (55), suo figlio Mohammed (25) e la piccola Farrah (2), figlia di Mohammed. I corpi non hanno potuto essere evacuati se non dopo tre giorni.

"Vorrei che tu potessi dire al mondo che non siamo terroristi. Siamo solo sfortunati a non avere il petrolio, altrimenti gli Stati Uniti avrebbero sostenuto la causa palestinese di sicuro.", Dice Ra'aid Al-Helo, una dei membri della famiglia.




venerdì 25 marzo 2011

Bombardamenti a Khuza'a tra il 21 e il 22

Khuza'a è un villaggio che si trova nel sud della striscia di Gaza, nel governatorato di Khan Younis, particolarmente vicino al confine con l'entità sionista. È un posto tranquillo abitato principalmente da contadini. La notte tra il 21 ed il 22 di marzo è stato colpito e distrutto un magazzino usato dall'amministrazione comunale per conservare mezzi e materiale che serviva a fornire servizi essenziali alla cittadinanza.



A Khuza'a, vicino all'ingresso del villaggio, in un terreno di circa un dunum la municipalità aveva allestito un garage per alcuni mezzi che servivano alla comunità ed un magazzino di materiale. Il soffitto era composto da semplici lastre di lamiera e dentro c'erano trattori, reti metalliche, camion che servivano alla municipalità, cisterne di plastica per conservare l'acqua (l'acqua non è sempre disponibile e quindi qui sono necessarie le cisterne per conservarla) e cisterne metalliche con ruote per trasportarla. Il mezzo più importante presente era un veicolo atto al trasporto della acque nere: a Khuza'a non esiste un sistema di riciclaggio delle acque nere centralizzato, e quindi ogni famiglia ha il suo pozzo, quando il pozzo si riempie arriva l'autobotte per le acque nere e porta via i liquami. Nel sottosuolo del magazzino c'era un pozzo profondo 94 metri che forniva l'acqua per irrigazione. Circa a mezzanotte nella notte tra il 21 ed il 22 marzo il luogo è stato bombardato da un F16, rendendo gran parte del materiale inservibile.



“Non capisco – racconta il sindaco – perché l'esercito di occupazione attacchi questo edificio: questo posto non comporta nessun pericolo per Israele, è un luogo dove è conservata l'attrezzatura per fornire servizi ai cittadini del villaggio. Il materiale distrutto era necessario per la salvaguardia della salute dei miei concittadini, ora, senza l'autobotte per le acque nere, se le acque nere ristagnano a lungo rischiamo il diffondersi di malattie.”

Adiacente all'area bombardata si trova la torre dell'acquedotto, e poco più in la una moschea. Solo per un caso non sono state danneggiate. Tra le rovine sono riconoscibili alcuni giochi per bambini, in particolare uno scivolo di plastica giallo ed una piccola bicicletta, con cui ormai nessun bambino potrà più correre. I muri sono stati divelti, il tetto completamente sfasciato, i mezzi resi inservibili, il materiale immagazzinato sepolto sotto le macerie. Una pompa per l'acqua e parte del tetto sono stati scagliati ad una ventina di metri di distanza. Sono stimate perdite dalla municipalità per un valore complessivo di trecentomila dollari.



Quando al sindaco è stato fatta presente la dichiarazione delle forze di occupazione secondo cui posto era una base terroristica, ha risposto: “No davvero! Questo posto è aperto tutto il giorno ed i veicoli che entrano ed escono a tutte le ore sono visibili a tutti. È chiaro a chiunque anche osservando i resti: le dichiarazioni di Israele sono false. Le forze di occupazione sono pazze: non sanno cosa colpire ed allora colpiscono questo posto per poter sostenere di avere colpito un obiettivo e di avere una vittoria: questo posto non ha nessuna relazione con quello che chiamano terrorismo, e ci lavorano solo civili.”



La casa della famiglia di Samir an-Najjar è adiacente al luogo bombardato: la bomba ha distrutto la capanna dove tenevano 4 pecore e le ha ammazzate, ha creato crepe in alcune delle colonne e dei muri portanti, ha distrutto il pozzo delle acque nere. Dopo il bombardamento in mezza giornata il pozzo è stato riempito di terra per creare un passaggio in mezzo ai detriti ad uno dei 6 figli, colpito alla testa da un proiettile durante l'attacco piombo fuso e costretto su una sedia a rotelle. Durante la notte la famiglia si è dovuta recare in ospedale perché venissero somministrati calmanti ad una delle figlie sotto shock, e questa notte i bambini piangevano nel sonno e si svegliavano con orribili incubi. “il trauma causato ai miei figli è imperdonabile. Qui c'era solo un pozzo ed un magazzino della municipalità ad uso di tutta la popolazione, i veicoli e il materiale immagazzinato qui serviva per fornire servizi a tutta la cittadinanza.”
Anche l'allevamento di Shawqe An Najjar si trovava adiacente al luogo bombardato, esso era composto da 4 pecore (morte sotto le macerie), un piccolo allevamento di un centinaio di galline da uova e 25 uccelli. I suoi attrezzi agricoli sono stati resi inservibili, ed anche la cisterna dell'acqua. La bicicletta di cui vi parlavo prima apparteneva a suo figlio. “le forze di occupazione sostengono si trattasse di una base di Hamas, ma questo è solo un pozzo ed un magazzino, è utile a tutti non solo ad hamas”



La stessa notte un missile è stato sganciato da un drone sulla casa di Mahmud Abu Hussein An Najjar, a poche decine di metri di distanza dal magazzino, 5 minuti dopo che le forze di occupazione avevano telefonato al figlio intimando di evacuare la casa. Fortunatamente senza nessun ferito.

Successivamente, sempre la stessa notte, è stato bombardato un altro sito nello stesso governatorato, nella municipalità di Khan Younis, e due siti vicino a Gaza, costringendo 18 persone a recarsi all'ospedale.

Il primo di marzo in un'incursione nell'area poco più a nord di Khuza'a sono stati distrutti dai bulldozers israeliani decine di dunums, e sono state danneggiate alcune abitazioni dagli spari dei soldati. Altre più piccole incursioni delle forze di occupazione hanno avuto luogo venerdì 19 e sabato 20, e praticamente dal 19 in quest'area gli spari dalle torrette al confine delle forze di occupazione sono quotidiani, ed anche i colpi dai carri armati che facevano incursioni in territorio palestinese.

Khuza'a ha sofferto le peggiori atrocità durante l'attacco terrorista israeliano denominato piombo fuso. La maggior parte della popolazione è stata costretta ad abbandonare il villaggio per recarsi in luoghi più sicuri, ha subito pesanti attacchi al fosforo bianco, sono stati deliberatamente bombardati ed uccisi civili durante il cessate il fuoco, sono state uccise donne che dopo giorni di assedio in casa si presentavano all'uscio con una bandiera bianca.

giovedì 24 marzo 2011

Venite a Gaza con l'ISM!!!

Ciao a tutti,

Abbiamo urgente bisogno di nuov* attivist* nell'ISM Gaza. Adesso siamo quattro persone di cui una è in partenza in due settimane e un'altra in sei settimane. Attualmente, alcune organizzazioni palestinesi e un gruppo di ONG spagnole stanno progettando e mettendo in atto un progetto per il monitoraggio delle violazioni dei diritti umani da parte di Israele a danno dei pescatori palestinesi. Accompagneremo i pescatori palestinesi, offriremo loro protezione e monitoreremo le attività di Israele nelle acque che secondo gli accordi internazionali dovrebbero essere sotto il governo palestinese.
Questo progetto è realizzato in comune cn PCHR, PSCC (coordinamento dei comitati di lotta popolare) e l'Associazione pescatori di Gaza, in collaborazione con la eete spagnolo "peace civil service". La barca sarà composta da un capitano palestinese e un minimo di due internazionali, per lo più attivisti dell'ISM.

L'idea era di avere la barca in corso entro il 20 aprile, in concomitanza con la conferenza di Bil'in. Tuttavia, al momento la carenza di attivist* sta mettendo in dubbio la fattibilità del progetto. Esso è d'altronde vitale in quanto sarà indispensabile per fornire prove delle sparatorie a cui sono quotidianamente sottoposti i pescatori, anche all'interno dello strettissimo limite delle 3 miglia marine unilateralmente imposto dall'entità occupante. I pescatori sono una delle categorie più danneggiate dalle limitazioni di movimento imposte da Israele, e vivono in condizioni di estrema povertà. A più riprese ci hanno manifestato il loro interesse per questo progetto, dicendo: “si, si, iniziamo domani!”

Di seguito la chiamata per nuovi volontari, perfavore diffondetela il più possibile!

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L'International Solidarity Movement è presente a Gaza dal 2002 sostendo attivamente la resistenza non violenta del popolo palestinese contro l'occupazione israeliana. SI e le attivist* hanno partecipato a manifestazioni nella cosiddetta “buffer zone” e sit-in in solidarietà con i prigionieri nelle carceri israeliane, accompagnato agricoltori che coltivano la terra vicino al confine per offrire loro una maggiore sicurezza, scritto relazioni sulle violazioni israeliane dei diritti umani e del diritto internazionale e sostenuto le iniziative adottate da BDS e PSCABI (Paestinian Students for Cultural and Accademic Boycott of Israel).

Si prega di consultare http://www.palsolidarity.org/main/category/gaza/ per visionare relazioni e video realizzati da ISM Gaza.

Nel prossimo futuro un nuovo accompagnamento pescatori progetto prenderà di monitorare le violazioni dei diritti umani da parte di Israele nelle acque territoriali di Gaza. ISM Gaza sarà un partner importante in questo progetto, ma questo richiede un numero sufficiente di attivisti internazionali, e questa è la ragione principale per cui lanciamo questa chiamata.
 
Nonostante il fatto che la presenza di internazionali sia urgente, ci sono alcuni requisiti necessari e abbiamo alcune raccomandazioni per chi voglia unirsi all'ISM Gaza:

1. I tamburi di guerra sono sempre all'orizzonte di Gaza, la situazione è sempre precaria. Per qualcuno può essere difficile far fronte a imprevedibilità e mancanza di un senso di sicurezza. Inoltre, alcune delle attività dell'ISM a Gaza comportano un elevato rischio per l'integrità fisica dei volontari. Considerate attentamente questi fattori prima di arrivare a Gaza.

2. Fino a poco tempo ISM Gaza accettava solo i volontari che avevano già effettuato una prima esperienza West Bank con ISM, questo ora è cambiato. Tuttavia, diamo ancora una forte preferenza ai candidati che siano stati con l'ISM in Cisgiordania, o almeno abbiano esperienza di azioni dirette nonviolente in medio oriente. Chi non ha vissuto queste esperienze, dovrebbe almeno avere esperienza di attivismo e soprattutto in le proteste che abbiano affrontato un'oppressione violenta.

3. Chi arriva dovrebbe saper scrivere abbastanza bene, almeno nella lingua madre e preferibilmente anche in inglese. Una minima conoscenza della lingua araba è molto apprezzati.

4. I volontari dell'ISM accettano di non incorrere in comportamenti contrari alle norme culturali o sociali di Gaza, perchè questo non solo riflette negativamente su chi le contravviene, ma implicano il rischio di creare problemi alla reputazione di ISM. Una precedenti esperienza in paesi arabi è raccomandabile.

5. Tenete conto che i tempi di attesa per entrare Gaza attraverso Rafah possono essere piuttosto lunghi.

Contattate gazaism@gmail.com per maggiori dettagli e suggerimenti per entrare!

Non vediamo l'ora di vedervi qui a Gaza!

martedì 22 marzo 2011

Il 15 di marzo

Oggi Israele ha ucciso 9 persone, tra cui un bambino ed un teenager, bombardamenti ed incursioni. Questa notte le forze di occupazione hanno mandato all'ospedale altre 18 persone.
Seguiranno i report.

Intanto ho ricevuto via mail questo resoconto riguardo le proteste del 15 marzo, mi sembra interessante e lo pubblico..


Vi scrivo questo in forma anonima, perché trovo necessario che queste informazioni escano dalla striscia. Vi chiedo di diffondere queste informazioni ma di mantenerle in forma anonima, e di mantenere alta l'attenzione su cosa sta succedendo qui. Grazie.

Il 15 di Marzo, il popolo palestinese è sceso in piazza. È sceso in piazza sia a Gaza che in Cisgiordania, sono scese in piazza donne, bambini, uomini, famiglie intere. Vi racconterò quello che è successo e che sta succedendo a Gaza, dove mi trovo, e non parlerò della Cisgiordania solo perché non ne ero testimone oculare. Qui hanno manifestato, secondo le stime, 300.000 persone, soprattutto giovani, su un'idea lanciata da un gruppo “15 di marzo”, gruppo che non fa riferimento a nessun partito, gruppo di ragazzi e ragazze per lo più giovani e giovanissim*, gruppo nato circa un mese prima e che è rimbalzato in facebook e che è riuscito a raccogliere persone di tutti i tipi e facenti parte di tutte (o quasi) le fazioni politiche.
Il popolo palestinese è sceso in piazza perché vuole l'unità. Vuole che i governi di Gaza e Cisgiordania si parlino, vuole nuove elezioni (il mandato di entrambi è terminato da un pezzo) e vuole un governo di unità nazionale. Lo vuole perché “se stiamo divisi siamo più deboli nei confronti del nemico, solo uniti potremo fronteggiare Israele”, lo vuole per porre fine all'occupazione sionista, lo vuole perché è stanco che i suoi governi (entrambi) rispondano agli interessi di qualcuno di diverso dal popolo palestinese.
Nel comunicato diffuso via internet le richieste sono chiare e non fanno sconti a nessuno dei partiti in gioco:
1 – rilascio di tutti i detenuti politici nelle prigioni dell’Autorità Palestinese e di Hamas

2 – fine delle campagne mediatiche contro le altre fazioni

3 – dimissioni dei governi di Haniyeh e Fayyad per dare vita ad un governo palestinese di unità nazionale che sia l'espressione di ogni fazione politica e rappresenti il popolo palestinese tutto

4 – ristrutturazione dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) in modo da renderla inclusiva di tutti i partiti affinché torni a battersi per lo scopo originario: la liberazione della Palestina

5 –congelamento dei negoziati finché non si raggiunga un accordo tra le varie fazioni su un programma politico comune

6 – la fine di ogni forma di collaborazione con il nemico sionista

7 – l’organizzazione in contemporanea di elezioni presidenziali e parlamentari nei tempi concordati da tutte le fazioni

Fin dal 2007 anche i prigionieri chiedevano la fine delle divisioni.

Il 15 è stata una giornata bellissima. Inizialmente il governo ha tentato di appropriarsi della manifestazione portando le sue bandiere, sebbene fosse chiaro a tutti che l'unica bandiera ammessa fosse quella palestinese. Di fatto, a parte le bandiere di Hamas, l'unica bandiera che si poteva vedere era quella palestinese. Qui sono iniziati primi pestaggi, ricordo per esempio l'immagine di un'amica che tentava di mettersi di traverso ad una banda di Hamas che stava entrando in un'area dove c'erano solo bandiere palestinesi ed è stata picchiata dalla polizia... Dopo, i manifestanti per l'unità si sono spostati in un'altra piazza, dove -adesso si- c'erano solo bandiere palestinesi. C'era un'atmosfera di festa, con migliaia di persone, tante tante bandiere palestinesi e canti e sorrisi per il grande evento che stava accadendo. Quelle che scandivano più slogan e per più lungo tempo erano le donne. Nessuno degli slogan faceva riferimento ad alcun partito, ed eccovi alcuni esempi: “unione, unione, unità” “il popolo vuole la fine delle divisioni” “al giallo ed al verde: la Palestina è più grande”...
Alle 15:00 del pomeriggio la manifestazione è stata attaccata da componenti di Hamas in borghese con le bandiere verdi, e devo dire che è stata ben difesa. Alle 15:30 ha cominciato a girare la voce che la polizia avrebbe attaccato alle 5, poi la voce che avrebbe attaccato alle 16:30, poi la voce che la manifestazione era autorizzata fino alle 5 e avrebbero attaccato alle 6, poi finalmente un giornalista ci ha riferito di un comunicato secondo cui se i manifestanti restavano pacifici sarebbero potuti restare li tutta la notte. Alle 7 di sera c'erano le tenda dei giornalisti, la tenda dei medici e qualcun altra, allestita per chi si preparava a passare la notte in piazza. I manifestanti continuavano a restare pacifici. Ne' il 15 ne nessuno dei giorni successivi mi è capitato di vedere manifestanti con bastoni o oggetti atti ad offendere. Le donne continuavano a scandire slogan, ed anche gli uomini. Piano piano la piazza si stava svuotando, quelli e quelle che restavano si preparavano a passare la notte. Qualcuno è andato a cercare del cibo per le donne che non avevano mangiato per tutto il giorno e al ritorno alla piazza è stato fermato dagli sbirri del governo, gli è stato sequestrato il cibo e tutti i soldi che aveva con sé, ed è stato minacciato di morte se si fosse fatto rivedere. Alle 8 di sera la piazza è stata invasa dalla polizia di Hamas, in parte in borghese in parte no, in parte con bastoni in parte con manganelli in parte con fucili (da cui hanno sparato solo qualche colpo in aria per terrorizzare) ed hanno dato fuoco alle tende, hanno picchiato selvaggiamente soprattutto le ragazze, le ricordo piangenti sulla strada per tornare, che si sorreggevano l'un l'altra perché facevano fatica a stare in piedi dopo tutti i colpi alle gambe, mentre venivano ancora bastonate. La caccia all'uomo notturna è durata per diverso tempo. Successivamente le strade erano piene di posti di blocco, era praticamente impossibile muoversi, le voci dicevano che ancora qualche gruppo per la città che scandiva slogan, ma la piazza oramai era vuota.

Il 16 in prima mattinate i caccia israeliani hanno sganciato bombe in alcune località di Gaza, provocando 2 morti ed un ferito, ed hanno sparato alla pancia ad un pescatore.
Il 16 in tarda mattinata c'è stata un'altra manifestazione, questa volta chi la organizzava ha pensato di essere più al sicuro all'interno dell'università, ma anche l'università è stato invaso dalla polizia di Hamas, sono state sequestrate macchine fotografiche, sono state pestate ragazze e ragazzi, sono stati chiusi dentro senza possibilità di uscire, ed all'uscita sono stati inseguit* e picchiat*. Del 16 conservo l'immagine in testa di una ragazza, finalmente convinta ad allontanarsi dall'università, con la bandiera palestinese al collo e di uno sbirro che cercava di strappargliela, e lei che urlava “adha filistiniia!” “questa è palestinese!”. Sempre il 16 hanno cominciato ad arrestare i giornalisti, ed hanno impedito al canale inglese di al Jazeera, al canale setallitare di Al Arabyya ed all'agenzia di stampa Reuters di seguire gli eventi.

Fino a qui, si potrebbe dire, la polizia è la stessa ovunque. Però ugualmente viene da fare la considerazione che la polizia, qui, dovrebbe avere un nemico più potente da combattere. Uno che continua a bombardare. Uno che porta avanti un'occupazione da 62 anni, uno pericoloso e spietato. Perché Hamas si accanisce così contro il popolo che vuole l'unità in vece che contro Israele? Perché non vuole accettare che solo unito il popolo palestinese può sconfiggere il nemico? Gli interessa davvero di sconfiggere l'occupazione israeliana?
Ma la storia non è finita qui.

Il 17 la manifestazione è stata davanti alla sede dell'UNRWA, ed alcuni attivisti si sono rinchiusi all'interno dell'UNRWA e dell'UNDP, per cercare appoggio dagli enti internazionali. In questa fase per passare i posti di blocco della polizia i manifestanti si vedevano costretti a nascondere la bandiera palestinese dentro i pantaloni, perché la bandiera palestinese stessa era diventata il simbolo dell'unità. Se la bandiera palestinese era diventata illegale, per che cosa stava combattendo il governo di Hamas? A questo punto ai giornalisti è stato ufficialmente intimato di non seguire nulla che possa avere a che fare con le manifestazioni per l'unità.

Il 18 era venerdì, ed è rimasto tutto più o meno tranquillo.

La notte tra il 18 ed il 19 sono stati lanciati 49 missili da Gaza, che sono atterrati nel deserto del Negev, senza provocare nessun ferito. Hamas ha rivendicato quest'azione, dopo un lunghissimo silenzio delle azioni di resistenza da parte sua. Il tempismo di quest'operazione mette paura, infatti Israele dichiarato che la vendetta sionista non tarderà, e quando Israele dichiara questo la mente ritorna sempre a due anni fa. Non voglio dire che i 49 missili che Hamas ha rivendicato siano davvero la causa di quest'ultima dichiarazione di Israele, perché non è razionale pensare che 49 missili fatti in casa atterrati nel deserto possano portare ad attacchi spietati come quello di piombo fuso, con più di 1400 morti per la maggior parte civili, migliaia di feriti ed un aumento considerevole dei casi di cancro e di bambini nati con deformazioni... ma le dichiarazioni della propaganda sionista usano questa scusa per sganciare bombe e sparare ai civili, ed il fatto che i missili siano stati lanciati “proprio adesso”, francamente, puzza.

Sempre il 19 era in programma una manifestazione nella piazza principale della città, la polizia la ha dispersa a suon di manganelli prima che iniziasse. Telecamere e macchine fotografiche sono state sequestrate o rotte. Agenti sequestravano i cellulari per controllare se qualcuno o qualcuna avesse scattato foto. Impedivano ai passanti di sostare in piazza, ero con un'amico a mangiare un falafel su un tavolino della piazza e sono venuti ad intimarci di andarcene manganelli alla mano.

Gli organizzatori sono tutti ricercati. Il 19 alcuni di loro erano riusciti a nascondersi, e al loro posto sono stati arrestati il fratello o la madre, per costringerli a capitolare a farsi vedere.

Sono state invase diverse agenzie di stampa: Reuters , Japanes Tv , AP And Myaaden Offices e varie altre testate locali, sono stati sequestrati foto e video, i giornalisti sono stati picchiati e feriti.

Abu Mazen stava preparando il suo ingresso a Gaza per discutere -dice lui- una soluzione comune. Non sappiamo se questo incontro sarebbe stato solo un altro show mediatico senza un nulla di fatto o fosse animato da una reale volontà di riconciliazione, e probabilmente non lo sapremo mai. Perché di fatto non sembra che davvero possa essere il benvenuto. Alle ore 13:00 del 19 è stata data comunicazione ufficiale al “de facto” ministro degli interni di prevenire ogni forma di manifestazione per l'unità.

Arrivando qui già sapevo che il Fatah di abu Mazen stava li per mantenere privilegi e collaborazioni con Israele, sapevo che era corrotto e soprattutto stava legittimando accordi di “pace” che andavano contro le precedenti risoluzioni degli stessi organismi internazionali, favorendo l'entità occupante in maniera di fatto illegale... e ci speravo, ci credevo che qui fosse diverso, che almeno Hamas, sebbene imponesse molte più restrizioni alla vita soprattutto delle donne, non fosse collaborazionista con l'entità occupante. Mi sono sbagliato, se arrivano a proibire la bandiera palestinese, mi sono sbagliato di grosso. Se solo entrambi, Fatah ed Hamas, i gialli e i verdi, smettessero di rispondere ad interessi esterni alla loro stessa gente, se solo smettessero di usare la loro stessa gente per i interessi personali o di partito…

Il 20 l'entità sionista ha attaccato con i carri armati vicino al campo di Burej: 2 ragazzini, 15 e 16 anni, uccisi.
Il 20 un'altra manifestazione vicino a Khan Younis è stata repressa prima di iniziare, ma ancora i bambini uscendo da scuola continuavano a scandire slogan per l'unità, ancora le ragazzine si disegnano la bandiera palestinese sulla mano. Nonostante tutto ci credo ancora, al popolo di Palestina.




Il comunicato che lancia le proteste (eng):

Il comunicato del Palestinian Center for Human Rights riguardo i fatti del 15 (eng):


Il comunicato dello Youth Movement to end the division in Palestine dopo il 16 (eng)

La testimonianza di una ragazza corredata di belle foto (eng):

Il documento dei prigionieri palestinesi per l'unità (in italiano)

lunedì 14 marzo 2011

Noi non ci arrenderemo mai


L'altro giorno mi hai chiesto perché sono qui.
Cioè, perchè me ne sono venuta a Gaza.
Perchè Palestina. Perchè qui. Perchè quasi un anno.
E sembra quasi che avrei dovuto avere una risposta chiara, visto che in somma lo ho scelto.
Ma no, non ce l'avevo.
Potevo raccontarti di Suzanne, dei Samouni, delle scuole.
Potevo raccontarti dei prigionieri che non possono parlare con le loro famiglie, dei corpi dei morti sequestrati da Israele, potevo parlarti dei contadini.
Di per se' non sarebbe stata una risposta.
Perché non sono andata in un qualsiasi posto invaso dalla povertà e disperazione in Africa o ad Haiti ad esempio... Perché proprio qui?
Ti ho risposto che se non prendevo posizione stavo dalla parte dell'oppressore. Ed è vero. Ma a pensarci, non è una ragione sufficiente per restare qui... cioè, sarebbe una ragione sufficiente per lottare restando in Italia, ma no, in effetti è una ragione stupida, essa non è una ragione sufficiente per restare quasi un anno a Gaza.
C'è qualche cosa di affascinante nella Palestina. Tanta gente dice che qui ci lascia il cuore. Io stessa, quando i soldati israeliani mi hanno deportata da Tel AlArabyya (nelle mappe attuali Tel Aviv), dicevo che in Palestina avevo lasciato il cuore. Però in fondo non sapevo perché. La ragione vera per cui proprio qui volevo tornare, questa non la sapevo. O forse la sapevo nel fondo di me stessa senza riuscire ad definirla davvero.
C'è qualche cosa di affascinante nella Palestina, dicevo. E si, ci sono paesaggi bellissimi, non tanto qui a Gaza ma almeno nella West Bank... ma ne ho visti di migliori in vita mia, il paesaggio delle dolomiti mi piace molto di più. E davvero, per vedere gli ulivi millenari potevo venirci anche solo per qualche giorno...no, non sono ne' i paesaggi ne' gli ulivi ad essere così affascinanti qui. Eppure questo è un luogo in cui ho lasciato il cuore, ed in cui ho deciso di tornare per un anno.
Poi lo ho capito, cosa è davvero affascinante nella Palestina, in Gaza e in Cisgiordania. La gente, il popolo di Palestina è affascinante. Non è che siano tutti persone spettacolari, per carità, non è che siano perfetti, non è che siano tutti miei migliori amici, non è che non ci siano problemi culturali, non è che vado d'accordo con tutti. Ma quello che è affascinante nel popolo palestinese è la forza. La forza di resistere all'oppressione, in tutti i modi. La forza di non abbandonare la propria terra, e continuare a coltivarla. La forza di voler imparare l'inglese, anche senza nessuna prospettiva di uscire. La forza di ricominciare da capo, di non mollare. E non per un giorno, non per una settimana un mese, nemmeno per un anno, ma per ben 62 anni: per quasi tutti significa l'intera vita. La forza di Nada, 15 anni, che in inglese mi dice: “we will never give up” “noi non ci arrenderemo mai”, e con tutta la sua famiglia non abbandona la casa anche se si trova a poche centinaia di metri dal confine. La forza di sorridere, è incredibile come le palestinesi ed i palestinesi sorridano anche quando hanno i peggiori traumi addosso. La forza di seminare di nuovo dopo che sono passati i bulldozer. La forza dei bambini e bambine di andare a scuola passando attraverso i check point o a poche centinaia di metri dalla torretta di controllo. La forza di andare a filmare e fotografare le incursioni, sapendo che è pericoloso. La forza di marciare in manifestazioni pacifiche per ribadire che questa terra non è di Israele, anche se i soldati sparano, anche rischiando la vita. La forza di prendere la armi per fronteggiare l'oppressore. E la forza di comprendere che tutte queste diverse forme di resistenza sono per un'unica ragione, e questa ragione è la Libertà, nel senso più vero, più profondo, più intimo e fiero del termine.
Ecco, credo sia proprio questo. Tutto quello per cui ho lottato negli anni passati si potrebbe riassumere nella parola Libertà, e qui, questo popolo, sta davvero lottando per la Libertà, e sta lottando con una forza ed una caparbietà tali da rendermi certa che non potranno perdere. Quando ho lasciato l'Italia l'ultima volta – ricordi? - dicevo che sicuramente tutti i palestinesi, alla fine, sarebbero stati costretti ad andarsene. Ora non lo credo più. Anche se Israele si può comperare l'ONU, anche se l'oppressore ha carri armati potenti e bulldozer giganteschi. E non lo credo perché mi fido di Nada, che ha solo 15 anni, e mi ha detto: “noi non ci arrenderemo mai”.

sabato 12 marzo 2011

Appello per la giornata dei prigionieri palestinesi

L'International Solidarity Movement (ISM) Gaza chiede una giornata di azione globale per attirare l'attenzione sui prigionieri politici palestinesi che si trovano illegalmente detenuti in Israele. Il 17 aprile è il giorno dei prigionieri palestinesi, una giornata in commemorazione delle 5.834 palestinesi che sono attualmente (al 1 Febbraio 2011), detenuti nelle carceri israeliane. Non meno di 221 di loro sono bambini e 798 sono condannati all'ergastolo.

Vi chiediamo di organizzare eventi il ​17 aprile o nel corso di quella settimana nei vostri paesi per contrastare le numerose violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale da parte di Israele in materia prigionieri palestinesi.

Aumentate la consapevolezza, incentivate la pressione dell'opinione pubblica i vostri rappresentanti locali e nazionali per far rendere conto ad Israele dei suoi crimini, domandando che vengano rispettati come minimo i seguenti punti:

    * Stop alla reclusione di bambini!
    * No alle detenzioni amministrative! Queste sono detenzioni che non richiedono alcuna motivazione ufficiale, che vengono usate recludere i palestinesi per 6 mesi senza accuse e che spesso sono prolungate per altri 6 mesi (in un caso fino a 60 mesi)
    * Fermare la tortura fisica e psicologica nei confronti dei prigionieri!
* Assicurare il diritto dei prigionieri di Gaza per ricevere le visite dei familiari! Gli abitanti di Gaza nelle carceri israeliane non è stato consentito di ricevere visite da giugno 2007

Israele riceve enorme pubblicità globale per Gilad Shalit, il l'unico prigioniero israeliano che è attualmente detenuto in Palestina, mentre il mondo rimane in gran silenzio sui 5.834 palestinesi che sono incarcerati in Israele. Essi e le loro famiglie rimangono anonimi e spenti nei media occidentali e negli ambienti politici, nonostante l'enorme numero di persone coinvolte. Mentre la tortura è pratica comune nelle prigioni israeliane, le autorità governative israeliane hanno minacciato che "il cielo cadrà" se si dovesse fare del male a Shalit.

"Ovviamente in carcere ci torturano. Ma non è la cosa peggiore, le ferite fisiche guariscono. Il tormento psicologico è molto più grave. Le guardie ci sveglio nel cuore della notte per tirarci fuori delle nostre celle, mentre calpestano il Sacro Corano e rubano i nostri beni più personali come lettere ed immagini” spiega un uomo che è stato recentemente rilasciato.

Come ISM Gaza vogliamo in particolare richiamare l'attenzione sul caso dei detenuti di Gaza. Dal giugno 2007, Israele ha vietato a tutti gli abitanti di Gaza di visitare i loro parenti incarcerati in Israele. I 676 abitanti di Gaza che sono attualmente nelle carceri di Israele, non hanno quindi ricevuto un singolo visitatore per più di tre anni e mezzo ormai. I detenuti di Gaza, molti dei quali sono incarcerati a tempo indeterminato senza processo, da allora sono stati in isolamento virtuale, in quanto generalmente non sono autorizzati a comunicare tramite telefono o via Internet, e solo occasionalmente hanno il permesso di inviare una lettera alle loro famiglie.

Dato che i prigionieri di Gaza sono negate le visite della famiglia, hanno anche un accesso limitato alle necessità di base in carcere - come abbigliamento e denaro – visto che le visite sono spesso unico mezzo per i prigionieri di ricevere questi beni. Agli avvocati è vietato trasferire denaro ai detenuti: l'Israeli Prisoners' Service insiste sul fatto che solo i parenti possono trasferire denaro, il che ovviamente è impossibile.

Siamo in contatto con le organizzazioni locali e hanno familiari ed ex detenuti che sono disposti a parlare con voi attraverso una conferenza skype che saremmo lieti di creare con voi.

Per informazioni più dettagliate contattate ISM Gaza (gazaism@gmail.com) via e-mail

Vo chiediamo di AGIRE nella settimana del 17 aprile nel nome di palestinesi, uomini, donne e bambini nelle carceri israeliane che non hanno voce e come tutti i palestinesi, e non hanno ancora giustizia.

Cordiali saluti,

L'ISM Gaza-team

IAW a Pisa

ISRAELI APARTHEID WEEK 2011 a Pisa

Gruppo BDS-Pisa per la Palestina, Un ponte per, Progetto Rebeldia, Sinistra Per..., Casa della Donna, Associazione di Amicizia Italo-Palestinese ONLUS, Associazione per la Pace - Pisa, Centro Gandhi, Rete Radiè Resch, Pax Christi, Maghreb Unito, Cobas-Pisa
  vi invitano a:
  • Martedì 15 marzo, ore 19:30-22:30 - Cineclub Arsenale, Vicolo Scaramucci 4, Pisa
Ore 19:30 - Aperi-cena palestinese
Ore 20:30 - Proiezione: film di animazione Fatenah (di Ahmad Habash, Palestina 2009, 31') - ingresso serata 4 €
A seguire, presentazione e dibattito:
Diritti negati: il regime di Apartheid sulla pelle dei Palestinesi
Intervengono:
Guido Benedetti (Medici per i diritti umani) - Il diritto allo salute nei Territori Occupati
Martina Pignatti M. (Un ponte per...) - Resistere all'Apartheid, una lotta per la dignità
Mostra in background: THE BEATEN TRACK, la salute negata nella Striscia di Gaza
Proiezione: Route 181, frammenti di un viaggio in Palestina e Israele (di E. Sivan e M. Khleifi, Isr/Pal 2004, estratto di 30')
  • Mercoledì 16 marzo, ore 17:00-20:00 - Aula multimediale, Fac. di Lettere, Via Collegio Ricci 10, Pisa
Conferenza e dibattito:
Agire e comunicare contro l'Apartheid israeliana:

la campagna BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni)
Introduce:
Guido Masotti (Gruppo BDS-Pisa per la Palestina)
Intervengono:
Stephanie Westbrook (Coalizione italiana contro Carmel-Agrexco)
Fouad Rouehia (Amisnet, Agenzia Multimediale di Informazione Sociale)
  • Mercoledì 23 marzo, ore 17:00-20:00 - Aula Magna Nuova della Sapienza, Via Curtatone e Montanara 15, Pisa
Tavola rotonda:
Relazioni accademiche tra Italia e Palestina,

le università resistono alla discriminazione
Introduce:
Prof. Giorgio Gallo (Università di Pisa)
Intervengono:
Prof. Cinzia Nachira (Università del Salento) - La cultura sotto assedio e lo spettro dell'Apartheid
Enrico Bartolomei (Università di Macerata) - Fare ricerca in Palestina, un'esperienza personale
Martina Pignatti Morano (Università di Pisa) - Richieste e proposte dell'accademia palestinese
La Campagna per il Diritto allo Studio in Palestina presenterà il documento
"Guida introduttiva per i progetti di collaborazione accademica fra Italia e Palestina"

venerdì 11 marzo 2011

IAW a Bologna

Ricevo e pubblico:

5 DATE A BOLOGNA PER INFORMASI SULLA SITUAZIONE IN PALESTINA E PER COMPRENDERE IL CONFLITTO IN CORSO DA 63 ANNI.

9 Marzo ore 18.30.
MACONDO, Via del Pratello 22c
Aperitivo. A seguire Gaza sotto assedio: perché Israele infrange il Diritto Internazionale. Intervengono: Senatore Fernando Rossi e Avv. Chantal Meloni, ricercatrice di diritto penale presso l'Università degli Studi di Milano e il Palestinian Center for Human Rights di Gaza. Proiezioni di corti su Gaza e intermezzi musicali

11 Marzo ore 16.45.
Sala Conferenze Albergo del Pallone, Via del Pallone 4 (laterale Via Irnerio)
Perché parlare di Apartheid Israeliana? Analisi comparata tra il sistema di Apartheid sudafricano e quello israeliano. Analisi del Dr. Sami Hermez, intellettuale Palestinese, ricercatore presso St. Anthony's College, Oxford University, PhD presso Princeton University

12 Marzo ore 18.30.
CENTRO DI DOCUMENTAZIONE DELLE DONNE, Via del Piombo 7
Gerusalemme oggi. Presentazione a cura di Luisa Morgantini, ex parlamentare europea, Fatima Abdur Rahman e Prof. Kariouti

13 Marzo ore 18.30.
CENTRO DI DOCUMENTAZIONE DELLE DONNE, Via del Piombo 7
Gabbie, carceri e tortura. Presentazione del libro Gabbie, di Miriam Marino (Rete Ebrei contro l'Occupazione) e interventi sull'utilizzo della tortura sui prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane e sulla situazione nella zona h2 di Hebron. Intervengono: Miriam Marino, Dott.ssa Valentina Spada e Dott.ssa Ilaria Campione (Centro di Salute Internazionale - Università di Bologna)

20 Marzo ore 17.00.
SALA BENJAMIN, Via del Pratello 53 (Centro Sociale La Pace)
Mostra di opere di bambini di diverse scuole bolognesi sulla Palestina, sono coinvolti giovani di varie comunità migranti del territorio. Presentazione dei ragazzi. A seguire spettacolo di danza tipica palestinese Dabka e buffet con cibi tradizionali

20 Marzo ore 20.30. SALA BENJAMIN, Via del Pratello 53 (Centro Sociale La Pace)
Essere giovani in Palestina. Intervengono: Avv. Burani, che analizzerà la situazione dei minori nelle carceri israeliane, Murad Owda, assistente sociale presso il Phoenix Cultural Center del Campo Profughi Deishe nei Territori Occupati Palestinesi

Per ulteriori approfondimenti consultare: http://apartheidweek.org/
Per  informazioni rivolgersi a: info.bdsbologna@gmail.com /3391492621
A cura di: Comitato BDS Bologna, Donne in Nero, Comitato Palestina Bologna, Pax Christi, Mashi, Ya Basta, Federazione RdB, Gruppo Studio Politecnico 09, Pari Opportunità e Sviluppo.

lunedì 7 marzo 2011

Programmi IAW






























Di seguito il programma dell'apartheid week qui a Gaza ed in alcune città italiane (se siete a conoscenza di altri eventi perfavore segnalatemeli!)



Padova:
  • Lunedì 7 (ore 20.30 aula A nasini dip. chimica via Marzolo): presentazione dell'apartheid week, proiezione del film documentario “the apartheid wall”
  • Martedì 8 (ore 15 aula G dip. chimica via Marzolo): collegamento con me da Gaza
  • Sabato 12: iniziative ai supermercati
  • Lunedì 14 (ore 15 aula I dip.chimica via Marzolo): collegamento con gli studenti da Gaza

Napoli:
  • Radio Lina dedicherà spazio agli aventi
  • il comitato per il boicottaggio promuove un evento per il 10 alle 5.30 di pomeriggio, al centro culturale “città del sole”, con collegamento con gli studenti da Gaza e dibattito con il professor Sami Hermez
 

Gaza
  • il 7 ci sarà la proiezione di alcuni brevi filmati sul BDS, con un collegamento con Naeem Jeenah, attivista sudafricano anti-apartheid
  • l'8 ci sarà una videoconferenza con Ilan Pappè, storico ed intellettuale di origini israeliane costretto ad emigrare perché non in linea con il pensiero sionista, ed autore dell'importamte testo: “la pulizia atnica della Palestina”
  • Il 9 sarà proiettato “il vento che accarezzava l'erba”, per ricordare i legami con le lotte di liberazione di altri paesi quali l'irlanda
  • il 10 verrà proiettato il documentario: “a family from Gaza”, ci sarà una videoconferenza skype con Lubna Masarwa riguardo i tentativi di rompere l'assedio su Gaza, ed un link con il gruppo di Napoli “comitatoboicottaggio” sul boicottaggio accademico
  • il 12 ci sarà un collegamento dalla Cisgiordania con il poeta ed attivista Rafeef Zyada e Omar Barghouti, membro fondatore della campagna BDS
  • il 15 ci sarà la testimonianza di un rifugiato, Abu Huzaima che racconterà di come è avvenuta la pulizia etnica nel suo villaggio originario, Zarnouqa, e con Ramzy Baroud, autore di “My Father was a freedom Fighter” ed editore di Palestine Chronicle
  • il 17 ci sarà un collegamento con diverse università negli Stati Uniti ed Inghilterra, per raccontare la situazione di Gaza e scambiare idee su azioni.

domenica 6 marzo 2011

Principi di base dell'IAW - Israeli Apartheid Week


1- Il fine della IAW è quello di educare i cittadini circa la natura d’apartheid dello stato d’Israele contribuendo a rafforzare campagne per il Boicottaggio il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS) contro Israele.
Desideriamo dare il nostro contributo circa la comprensione di Israele quale stato d’apartheid. I cittadini palestinesi sono esclusi dal controllo e dallo sviluppo di più del 90% delle terre, vengono discriminati negli aspetti più basilari e quotidiani della loro vita: educazione, sistema sanitario, servizi pubblici, pubblico impiego, semplicemente perché sono palestinesi. I palestinesi che furono espulsi nel 1948 e nel 1967 non possono tornare alle proprie case e alle proprie terre e allo stesso tempo qualsiasi persona ebrea nel mondo ha il diritto di trasferirsi a vivere in Israele ricevendo automaticamente la cittadinanza israeliana. Nella West Bank occupata e nella striscia di Gaza i palestinesi vivono sottoposti a una legge militare discriminatoria, distribuiti in bantustans isolati tra loro e circondati dal muro

2- Lavoreremo per porre fine alla complicità internazionale con questo stato d’apartheid.
I governi offrono grande supporto economico e politico al regime di apartheid israeliano. Le corporazioni guadagnano grazie agli investimenti e alle operazioni bancarie congiunte a compagnie israeliane. Le istituzioni, le organizzazioni e i sindacati che non si oppongono a ciò permettono il sostegno morale ed economico di Israele. Artisti, intellettuali e squadre sportive finiscono per legittimare l'apartheid israeliana, mantenendo rapporti come se nulla fosse. Questo tipo di cooperazione e supporto permette all’apartheid di continuare ad esistere, per questo porre fine alla complicità internazionale è così importante.

3- Crediamo che l’apartheid israeliana sia un elemento facente parte di un più vasto sistema economico e militare di dominazione.
Per questo restiamo solidali con tutte le persone oppresse del mondo, in particolare con le comunità indigene che soffrono la repressione di regimi coloniali, lo sfruttamento e il dislocamento.

4- Siamo contro l’ideologia razzista del sionismo che fornisce le basi al colonialismo israeliano.
Siamo contrari perché esso discrimina direttamente e forzatamente tutti coloro che non sono ebrei. Siamo contro tutte le forme di discriminazione e crediamo che non ci sarà mai giustizia senza la restaurazione di tutti i diritti di ciascuno, senza differenze di razza, etnia o nazionalità.

5- Le nostre richieste si basano sulla richiesta della società civile palestinese per il Boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro Israele del 9 Luglio 2009 e avanzata da più di 170 organizzazioni palestinesi.

6- Boicottaggio disinvestimento e sanzioni dovranno essere applicate fino a quando Israele riconoscerà il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione, riconosciuto dal diritto internazionale quale diritto fondamentale:

  1. Mettendo fine all’occupazione e alla colonizzazione delle terre arabe, distruggendo il muro e liberando tutti i prigionieri politici arabi e palestinesi
  2. Riconscendo i diritti fondamentali dei cittadini arabi residenti all’interno dello stato d’israele e la loro uguaglianza con gli altri cittadini
  3. Rispettando, proteggendo e promuovendo il diritto dei rifugiati palestinesi al ritorno alle proprie case e proproetà stipulato dalla risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite numero 194.

    (ricevo e pubblico da una mailing list, ringrazio Caterina per la traduzione)