Siamo antifascisti e antirazzisti. Ed è esattamente per questo che siamo antisionisti. (Rete Italiana ISM)


domenica 2 novembre 2014

Servono volontari a Suruc... e anche soldi :)

Da Kobane circa 150.000 profughi sono scappati in Turchia. Ora, mi dicono che Erdogan sostiene che si prende cura dei bisogni di tutti questi 150.000, ma nell'unico campo profughi gestito dal governo turco sono presenti intorno alle 12.000 persone. Le altre, sono in altri campi o ospiti in altre case, o in altre città. Issam è volontario nel deposito dove si organizzano gli aiuti, e spiega che, nella città di Suruc, sono presenti altre 40.000 persone di Kobane oltre alle 12.000 nel campo governativo: esse si trovano in campi profughi gestiti da volontari o in case che li ospitano. Le donazioni per mantenerli vengono da tutto il mondo, chi lavora nel deposito del materiale o al montaggio tende sono volontari perlopiù curdi e in buona parte giovanissimi: organizzazioni come l'ONU non si fanno vedere e non sono presenti. Nessuno è professionista, e i volontari restano per qualche settimana. La cosa incredibile, è che tutto questo funziona. I campi vengono montati, il cibo viene distribuito, nel deposito vengono separati gli aiuti che arrivano. La situazione, però, resta precaria. Resta precaria perché, come spiega Issam, se oggi smettessero di arrivare aiuti, quelli presenti basterebbero per due settimane (il latte e cibo per bambini però finirebbero in una settimana); e anche se la guerra a Kobane finisse ora, se i fascisti dell'ISIS se ne andassero adesso, ci vorrebbero almeno altri due anni per ripulire la città  dagli ordigni inesplosi e ricostruire le case distrutte. Quindi, se da un lato è bellissimo vedere come l'organizzazione dal basso permetta di sopperire comunque ai bisogni di moltissime persone, dall'altro da qui parte un appello per l'arrivo di altri volontari a lavorare, che possano dare il cambio a quelli presenti, e per l'arrivo di materiale di prima necessità (o soldi per comperarlo).

Per quanto riguarda i tempi in cui questa gente potrà tornare a casa, appunto si diceva che sono stimati in circa due anni “ma dipende da molte cose – spiega Issam – dipende dall'ISIS, se rimarrà nei villaggi vicini, dipende dai turchi, se lasceranno passare gli aiuti.

Questo è importante – continua – quando Kobane sarà liberata bisogna che si faccia pressione sui turchi perché lascino passare gli aiuti, perché non creino problemi alla ricostruzione”.


Le attività che portano avanti i volontari sono soprattutto il montaggio delle tende nei campi, lo smistamento del materiale che arriva, e attività di animazione con i bambini, soprattutto per cercare di superare il trauma. Anche per tutto questo è necessaria la presenza di attiviste ed attivisti, e, come potete immaginare, non sono necessarie particolari competenze. Già vi avevo invitate e invitati a vedere la liberazione di Kobane, ora vi invito a lavorare. Beh, scegliete un po' voi ma ci vediamo qui.



Se invece non avete il tempo di venire fino a qui, c'è una raccolta fondi in corso, trovate i dettagli a questo link: http://www.uikionlus.com/campagna-di-raccolta-fondi-per-i-profughi-da-kobane-e-sengal-oggetto-di-attacchi-da-parte-di-isis/ : l'invito è quello di organizzare iniziative in cui si possa raccogliere fondi e sensibilizzare sulla situazione. O a fare donazioni. Quello che volete, perché, come si diceva, gli aiuti alimentari per ora bastano per 2 settimane...

Vi lascio con un po' di foto di questi profughi. Mi piaceva l'idea di dare loro un volto. L'altro giorno, guardando Kobane, una di loro mi indicava casa sua e mi diceva: “vorrei tanto tornare a casa, ma ho paura che casa mia non ci sia più”, e oggi, mentre cercavo di fare foto, Mahmoud mi ha invitata nella tenda sua e della sua famiglia a prendere un the. Mahmoud, insegnante di scuola elementare, diceva di avere, a Kobane, una casa di 4 stanze e un'auto: la casa è stata distrutta e l'auto rubata dall'ISIS. Aveva scritto una cosa, che ha voluto tradurmi in inglese, e che vi riporto qui, sperando di essere abbastanza fedele all'originale. “Qui non abbiamo nulla, e sognamo tutto il giorno di poter tornare alle nostre case. Perché l'ISIS è venuto a Kobane? Cosa vogliono da noi? Siamo scappati tutti. Ma state attenti, perché questo non è un pericolo che riguarda solo noi ma tutto il mondo. Non sappiamo che ne sarà dei nostri bimbi, vorremmo tornare a casa e mandarli a scuola (la scuola nei campi profughi è due ore al giorno), pur sapendo che l'ISIS ha dato fuoco non solo alle nostre case ma anche alle scuole. Il terrorismo dell'ISIS non deve trovare posto nel mondo: sappiamo di essere vittime ed abbiamo la costante sensazione di vivere in una commedia teatrale. Questa è una battaglia di civiltà, che riguarda tutto il mondo, eppure nessuno al mondo ci ascolta, anche noi siamo esseri umani, sapete? Anche noi non vogliamo abbandonare le nostre case. Non ho più parole per descrivere questo, il mio cuore si è chiuso.”


Vorrei solo aggiungere che sono profondamente convinta che la ragione per cui qui siamo parecchio isolati è la proposta politica che sta dietro a questo. Non si tratta della costruzione di un altro stato ma di  una proposta di autogoverno che i turchi hanno paura si espanda oltre al Rojava. Ma questa è un'atra storia, che vi racconterò in un altro post.


Per vedere le foto, basta clikkare sulla prima e appaiono in sequenza.






































1 commento:

  1. A giugno/luglio dovrei laurearmi. E ho intenzione di spostarmi a Suruc per fare volontariato. Come posso fare?

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