E' confermato che i morti sono 16.
A Padova ci saranno 2 presidi, uno oggi alle 18 in piazza antenore ed uno domani alle 18 sempre in piazza antenore.
(purtroppo la coordinazione tra le diverse realtà qui lascia a desiderare)
Queste le informazioni dalle altre città:
Napoli: ore 17.00 piazza del Plebiscito
GENOVA:
Genova alle 18.00 GENOVA ORE 18.00 PIAZZA DE FERRARI
MILANO:
ore 17.30 piazza san Babila
PRESIDIO PER PROTESTARE CONTRO L’ATTACO ISRAELIANO ALLE NAVI DEI PACIFISTI INTERNAZIONALI - CHE HA PROVOCATO ALMENO 15 MORTI - E PER LA FINE DELL’ASSEDIO DI GAZA.
FIRENZE:
a Firenze ci sarà un presidio promosso dall'associazione di amicizia
italo palestinese per oggi alle 17 davanti alla prefettura,via Cavour,
PISA:
DURANTE LA NOTTE FORZE MILITARI ISRAELIANE UCCIDONO 16 CIVILI DELLA FREEDOM
FLOTTILLA. presidio oggi alle 17 in piazza xx settembre davanti al Comune di Pisa
BOLOGNA:
A Bologna l’appuntamento è per le 17.00 in Piazza Nettuno
TORINO:
presidio nei pressi di Palazzo Nuovo (Università di Torino, angolo via Verdi – via Sant’Ottavio), lunedì 31 maggio alle ore 17.00
MODENA:
anche a modena alle 17 sotto la ghirlandina se qualcuno è interessato.
Novara: ore 17.30 alla prefettura
Bergamo: ore 18.00 Piazza Vittorio Veneto
Grosseto: ore 18 davanti a prefettura
L'Aquila ore 18.00 rotonda della Guardia di Finanza
Livorno ore 18.00 Piazza Grande
Parma ore 18.00 in Piazzale della Pace
Pesaro - ore 18.30 davanti al Comune
Treviso - ore 18.00 davanti alla Prefettura
Varese ore 17 davanti alla prefettura
Venezia ore 17.00 - Ponte di Rialto
Viareggio ore 17 davanti al comune
Vicenza - ore 18.30 davanti alla Prefettura
Savona: Oggi alle 18 in piazza Mameli
Boicotta israele.
Perchè lottare per la libertà è un modo stupendo per affermare di essere vivi.
Siamo antifascisti e antirazzisti. Ed è esattamente per questo che siamo antisionisti. (Rete Italiana ISM)
lunedì 31 maggio 2010
Almeno 10 morti sulle navi
Le navi sono state attaccate in acque internazionali questa notte, dopo aver interrotto le comunicazioni satellitari.
La televisione israeliana dice che ci sono stati 10 morti, mentre altre fonti dicono che ce ne sono stati di più.
I feriti sono stati trasportati in un ospedale segreto, in modo che i giornalisti non possano incontrarli, ed anche le navi sono state scortate a Haifa e non Ashelon perchè non incontrino i giornalisti.
Questo non è semplicemente un voler fermare delle navi che portavano aiuti umanitari, non è solo un'operazione di guerra in acque internazionali (dove secondo la legge internazionale non dovrebbero avvenire). E' una strage di civili inermi, che volevano infrangere un embargo illegale secondo l'ONU, da parte di una potenza coloniale che ha cominciato a colonizzare il mediterraneo.
Uqesto è un video di Al Jazeera girato dalle navi. Viene ribadito che si continua a sparare anche se le navi hanno alzato la bandiera bianca.
Altri aggiornamenti su witnessgaza.
Boicotta israele perchè è un pezzo di merda (chiedo scusa alla merda).
La televisione israeliana dice che ci sono stati 10 morti, mentre altre fonti dicono che ce ne sono stati di più.
I feriti sono stati trasportati in un ospedale segreto, in modo che i giornalisti non possano incontrarli, ed anche le navi sono state scortate a Haifa e non Ashelon perchè non incontrino i giornalisti.
Questo non è semplicemente un voler fermare delle navi che portavano aiuti umanitari, non è solo un'operazione di guerra in acque internazionali (dove secondo la legge internazionale non dovrebbero avvenire). E' una strage di civili inermi, che volevano infrangere un embargo illegale secondo l'ONU, da parte di una potenza coloniale che ha cominciato a colonizzare il mediterraneo.
Uqesto è un video di Al Jazeera girato dalle navi. Viene ribadito che si continua a sparare anche se le navi hanno alzato la bandiera bianca.
Altri aggiornamenti su witnessgaza.
Boicotta israele perchè è un pezzo di merda (chiedo scusa alla merda).
Navi intercattate e bloccate le comunicazioni
Stasera intorno alle 22 ora italiana, la marina militare Israeliana,1ha iniziato ad incalzare le barche della flottiglia free Gaza.
Questa operazione avviene a 78 miglia marine da Gaza in acque internazionali.
Stasera intorno alle 22 ora italiana, la marina militare Israeliana,1ha iniziato ad incalzare le barche della flottiglia free Gaza.
Questa operazione avviene a 78 miglia marine da Gaza in acque internazionali.
Dalle navi il segnale va e viene, chiedono di intervanire dicono "we need your help now". Domani mattina ultreiriori aggirnamenti.
Boicotta israele perchè non ci lascia comunicare con le navi.
Questa operazione avviene a 78 miglia marine da Gaza in acque internazionali.
Stasera intorno alle 22 ora italiana, la marina militare Israeliana,1ha iniziato ad incalzare le barche della flottiglia free Gaza.
Questa operazione avviene a 78 miglia marine da Gaza in acque internazionali.
Dalle navi il segnale va e viene, chiedono di intervanire dicono "we need your help now". Domani mattina ultreiriori aggirnamenti.
Boicotta israele perchè non ci lascia comunicare con le navi.
domenica 30 maggio 2010
Lettera aperta sul denied entry a Noam Chomsky
Le navi hanno subito un ulteriore ritardo: partiranno oggi tra le 2 e le 3 di pomeriggio per arrivare domani mattina presto.
Ricevo e pubblico una lettera di alcuni studenti sulla vicenda dell "denied entry" a Noam Chomsky. L'idea parte dal CAU di Napoli ma chiedono di diffonderla in tutta italia e possibilmente oltre.
Lettera aperta alla comunità accademica sul divieto d’ingresso in Palestina notificato a Chomsky.
In questi giorni l'università palestinese di Bir Zeit , alle porte di Ramallah, avrebbe dovuto ospitare due lezioni di Noam Chomsky: “America and the world” e “America at home”. Ma il 16 maggio, al momento dell'ingresso in Cisgiordania, il professore di Linguistica e Filosofia del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston è stato trattenuto per alcune ore alla frontiera. Dopo aver comunicato ripetutamente con il Ministero degli Interni, un ufficiale israeliano ha apposto sul passaporto di Chomsky il timbro: “Denied Entry”. Il motivo dell’interdizione è nella dichiarazione che il militare israeliano ha riferito a Chomsky: “Ad Israele non piace ciò che lei dice”.
I funzionari israeliani hanno parlato di un equivoco per giustificare il provvedimento. La portavoce del Ministero degli Interni, Sabine Haddad, ha riferito che stanno cercando di fare chiarezza sulla questione. In realtà non c’è molto da chiarire nel comportamento di Israele. Al di là delle scuse di maniera profuse a poche ore dall’“incidente”, non c’è spazio per alcun misunderstanding, come ha affermato lo stesso Chomsky in un’intervista rilasciata ad Al Jazeera. La grave colpa per cui l’eminente studioso ha meritato il provvedimento sono le critiche che negli anni ha formulato allo stato israeliano.
Negare l’ingresso in Cisgiordania a quello che secondo il New York Times è il “più importante intellettuale vivente” e che il The Nation definisce “una fonte inesauribile di sapere”, ci dice sicuramente qualcosa su cosa stia accadendo in Israele. Se Chomsky fosse stato “solo” il linguista che ha apportato il più importante contributo alla linguistica teorica del XX secolo, probabilmente non ci troveremmo a parlare di tutto questo. Ma Chomsky, a partire dagli anni della contestazione alla guerra del Vietnam, si è sempre contraddistinto per essere un intellettuale a tutto tondo. Un intellettuale che ha travalicato i confini della materia cui pure così tanto ha contribuito, per fare dell’impegno sociale e politico una costante della sua vita.
L’analisi del ruolo dei mass media nelle democrazie occidentali e quella della politica estera degli Stati Uniti sono solo alcuni dei tanti contributi che nel corso degli anni ha fornito.
Il divieto imposto a Chomsky è solo l'ultimo episodio di una lunga serie di attacchi al diritto alla critica rivolti al mondo accademico e dell'informazione. Non è la prima volta che quella che viene definita “l'unica democrazia” del Medio Oriente cerca di impedire la libera circolazione delle idee, per quanto autorevoli possano essere le voci che le esprimono. Solo due anni fa ad un altro importante studioso, Norman Finkelstein, professore statunitense di storia, è stato comunicato il divieto di entrare in Israele per i prossimi dieci anni. Ad Israele non è piaciuto il suo libro “L’industria dell’Olocausto” che tratta dello sfruttamento della sofferenza degli ebrei durante la seconda guerra mondiale a favore degli interessi dello stato israeliano. Ilan Pappe è stato invece costretto all’esilio in Gran Bretagna a causa delle pressioni quotidiane e della censura che lo Stato esercitava sulle sue ricerche, in particolare da quando ha scritto della pulizia etnica della Palestina del 1948.
Nonostante questi continui divieti imposti da Tel Aviv, lo stato israeliano continua a presentarsi come paladino della cultura e a combattere duramente la campagna internazionale di Boicottaggio Accademico e Culturale, rea di arrecare un notevole danno a tutto il mondo della cultura. Ma il divieto di ingresso a Chomsky palesa come la figura del censore si addica alla perfezione allo stato israeliano. “Israele stesso è uno dei più prolifici "boicottatori" del mondo”, avendo “imposto un boicottaggio culturale, accademico, politico, economico e militare sui territori occupati” affermava solo pochi giorni fa Gideon Levy dalle colonne di Haaretz. Questa vicenda sembra rafforzare incontestabilmente le sue ragioni. Libertà di manifestazione del pensiero, di dissenso, diritto allo studio dei palestinesi, non sembrano essere all’ordine del giorno in Israele. Il risultato è che ogni giorno vengono calpestate impudentemente.
Ciò che spinge noi studenti e studentesse a scrivere un appello rivolto alla comunità accademica è il bisogno di prendere parola collettivamente sulla situazione che abbiamo di fronte ai nostri occhi. Pensiamo che sia doveroso da parte di chi studia e fa ricerca all’interno dell’università prendere una posizione chiara di denuncia delle pratiche israeliane che quotidianamente negano quel diritto al dissenso che tanta importanza dovrebbe avere in una democrazia. Espressioni come “pensiero critico” hanno ormai perso di significato in Israele. Il divieto imposto a Chomsky è da questo punto di vista paradigmatico. Stare in silenzio in simili situazioni rischia di avere un aberrante significato: essere complici.
Per aderire all’appello scrivere una mail all’indirizzo: israelecontrolacultura@gmail.com
elenco adesioni qui: http://cau.noblogs.org/post/2010/05/16/lettera-divieto-ingresso-palestina-chomsky
e qui: http://snipurl.com/wqnez
Boicotta israele perchè ferma la cultura.
Ricevo e pubblico una lettera di alcuni studenti sulla vicenda dell "denied entry" a Noam Chomsky. L'idea parte dal CAU di Napoli ma chiedono di diffonderla in tutta italia e possibilmente oltre.
Lettera aperta alla comunità accademica sul divieto d’ingresso in Palestina notificato a Chomsky.
In questi giorni l'università palestinese di Bir Zeit , alle porte di Ramallah, avrebbe dovuto ospitare due lezioni di Noam Chomsky: “America and the world” e “America at home”. Ma il 16 maggio, al momento dell'ingresso in Cisgiordania, il professore di Linguistica e Filosofia del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston è stato trattenuto per alcune ore alla frontiera. Dopo aver comunicato ripetutamente con il Ministero degli Interni, un ufficiale israeliano ha apposto sul passaporto di Chomsky il timbro: “Denied Entry”. Il motivo dell’interdizione è nella dichiarazione che il militare israeliano ha riferito a Chomsky: “Ad Israele non piace ciò che lei dice”.
I funzionari israeliani hanno parlato di un equivoco per giustificare il provvedimento. La portavoce del Ministero degli Interni, Sabine Haddad, ha riferito che stanno cercando di fare chiarezza sulla questione. In realtà non c’è molto da chiarire nel comportamento di Israele. Al di là delle scuse di maniera profuse a poche ore dall’“incidente”, non c’è spazio per alcun misunderstanding, come ha affermato lo stesso Chomsky in un’intervista rilasciata ad Al Jazeera. La grave colpa per cui l’eminente studioso ha meritato il provvedimento sono le critiche che negli anni ha formulato allo stato israeliano.
Negare l’ingresso in Cisgiordania a quello che secondo il New York Times è il “più importante intellettuale vivente” e che il The Nation definisce “una fonte inesauribile di sapere”, ci dice sicuramente qualcosa su cosa stia accadendo in Israele. Se Chomsky fosse stato “solo” il linguista che ha apportato il più importante contributo alla linguistica teorica del XX secolo, probabilmente non ci troveremmo a parlare di tutto questo. Ma Chomsky, a partire dagli anni della contestazione alla guerra del Vietnam, si è sempre contraddistinto per essere un intellettuale a tutto tondo. Un intellettuale che ha travalicato i confini della materia cui pure così tanto ha contribuito, per fare dell’impegno sociale e politico una costante della sua vita.
L’analisi del ruolo dei mass media nelle democrazie occidentali e quella della politica estera degli Stati Uniti sono solo alcuni dei tanti contributi che nel corso degli anni ha fornito.
Il divieto imposto a Chomsky è solo l'ultimo episodio di una lunga serie di attacchi al diritto alla critica rivolti al mondo accademico e dell'informazione. Non è la prima volta che quella che viene definita “l'unica democrazia” del Medio Oriente cerca di impedire la libera circolazione delle idee, per quanto autorevoli possano essere le voci che le esprimono. Solo due anni fa ad un altro importante studioso, Norman Finkelstein, professore statunitense di storia, è stato comunicato il divieto di entrare in Israele per i prossimi dieci anni. Ad Israele non è piaciuto il suo libro “L’industria dell’Olocausto” che tratta dello sfruttamento della sofferenza degli ebrei durante la seconda guerra mondiale a favore degli interessi dello stato israeliano. Ilan Pappe è stato invece costretto all’esilio in Gran Bretagna a causa delle pressioni quotidiane e della censura che lo Stato esercitava sulle sue ricerche, in particolare da quando ha scritto della pulizia etnica della Palestina del 1948.
Nonostante questi continui divieti imposti da Tel Aviv, lo stato israeliano continua a presentarsi come paladino della cultura e a combattere duramente la campagna internazionale di Boicottaggio Accademico e Culturale, rea di arrecare un notevole danno a tutto il mondo della cultura. Ma il divieto di ingresso a Chomsky palesa come la figura del censore si addica alla perfezione allo stato israeliano. “Israele stesso è uno dei più prolifici "boicottatori" del mondo”, avendo “imposto un boicottaggio culturale, accademico, politico, economico e militare sui territori occupati” affermava solo pochi giorni fa Gideon Levy dalle colonne di Haaretz. Questa vicenda sembra rafforzare incontestabilmente le sue ragioni. Libertà di manifestazione del pensiero, di dissenso, diritto allo studio dei palestinesi, non sembrano essere all’ordine del giorno in Israele. Il risultato è che ogni giorno vengono calpestate impudentemente.
Ciò che spinge noi studenti e studentesse a scrivere un appello rivolto alla comunità accademica è il bisogno di prendere parola collettivamente sulla situazione che abbiamo di fronte ai nostri occhi. Pensiamo che sia doveroso da parte di chi studia e fa ricerca all’interno dell’università prendere una posizione chiara di denuncia delle pratiche israeliane che quotidianamente negano quel diritto al dissenso che tanta importanza dovrebbe avere in una democrazia. Espressioni come “pensiero critico” hanno ormai perso di significato in Israele. Il divieto imposto a Chomsky è da questo punto di vista paradigmatico. Stare in silenzio in simili situazioni rischia di avere un aberrante significato: essere complici.
Per aderire all’appello scrivere una mail all’indirizzo: israelecontrolacultura@gmail.com
elenco adesioni qui: http://cau.noblogs.org/post/2010/05/16/lettera-divieto-ingresso-palestina-chomsky
e qui: http://snipurl.com/wqnez
Boicotta israele perchè ferma la cultura.
Partite...
Le navi si sono radunate al largo di Cipro e questa mattina presto sono partite alla volta della striscia di Gaza.
Repubblica scrive: "Se esse si rifiuteranno di invertire la rotta, le unità del commando della marina dovranno assumerne il controllo e condurle verso il porto di Ashdod. Là il carico umanitario destinato ai palestinesi sarà ispezionato e poi - se giudicato non pericoloso per la sicurezza di Israele - sarà inoltrato a Gaza." Quasi che israele, poverino, debba difendersi dal pericoloso carico delle navi: ricordo che le navi sono state accuratamente ispezionale ai porti di partenza, che contengono attrezzi medicali (come carrozzine e stampelle), cemento per la ricostruzione delle case, libri e giocattoli per bambini.
Ora sono partite verso Gaza, stiamo con le dita incrociate...
Sembra che a Roma ci sia un concentramento in piazza San Marco questa sera nel caso in ci attacchino le navi.
Boicotta israele perchè minaccia civili inermi.
Repubblica scrive: "Se esse si rifiuteranno di invertire la rotta, le unità del commando della marina dovranno assumerne il controllo e condurle verso il porto di Ashdod. Là il carico umanitario destinato ai palestinesi sarà ispezionato e poi - se giudicato non pericoloso per la sicurezza di Israele - sarà inoltrato a Gaza." Quasi che israele, poverino, debba difendersi dal pericoloso carico delle navi: ricordo che le navi sono state accuratamente ispezionale ai porti di partenza, che contengono attrezzi medicali (come carrozzine e stampelle), cemento per la ricostruzione delle case, libri e giocattoli per bambini.
Ora sono partite verso Gaza, stiamo con le dita incrociate...
Sembra che a Roma ci sia un concentramento in piazza San Marco questa sera nel caso in ci attacchino le navi.
Boicotta israele perchè minaccia civili inermi.
sabato 29 maggio 2010
Ancora aggiornamenti sulle barche
Una nave della Freedom Flotilla è stata bloccata sull'isola di Cipro. Una delegazione di 60 esponenti politici europei è stata inizialmente fermata a Larnaca con la polizia che dichiarava di "aver avuto ordine dal governo che questa delegazione non avrebbe dovuto in alcun modo lasciare il porto". Si sono spostati a Limassol per cercare di raggiungere la flotta con un'altra imbarcazione ma si sono trovati nuovamente circondati dalla polizia. Sembra che l'intenzione di Israele sia quella di abbordare le navi in acque internazionali.Vi propongo un comunicato scritto da alcuni gironalisti presenti sulla nave "8000", che prende il nome dal numero di prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane.

"Noi, giornalisti, videoreporter e freelance a bordo della nave "Ottomila" della Freedom Flotilla, considereremo ogni aggressione israeliana contro di noi una grave violazione della libertà di stampa, sancita da numerose convenzioni internazionali. Ribadiamo che noi siamo qui per svolgere il nostro dovere professionale al seguito della missione umanitaria della Freedom Flotilla.
Troupe di Aljazeera Media SKAI radio - Grecia Web tv - Grecia TVXS.gr - Grecia Ethnos Newspaper - Grecia Ceska Televize - Rep. Ceca CZECHR - Rep. Ceca Infopal.it - Italia
Bulgarian BTV - Bulgaria
N.B.: operatori dei media, turchi, russi e di altre nazionalità sono a bordo di altre imbarcazioni della Freedom Flotilla."
Intanto oggi Israele ha ancora bombardato Gaza, lanciando 9 missili nell'area di Rafa e 2 nella zona sud-occidentale di Gaza. I danni sono ingenti ma sembra non ci siano feriti.
Boicotta israele contro l'assedio di Gaza.
giovedì 27 maggio 2010
Freedom Flotilla in viaggio verso Gaza
La freedom flotilla si sta pian piano avvicinando a Gaza.
Alcune delle barche sono ormeggiate a Cipro in attesa delle altre, per fare rotta tutte assieme verso i porti di Gaza.
Per prima cosa vi propongo questo e questo video in cui alcune attiviste in procinto di imbarcarsi sulle navi raccontano le ragioni di questo viaggio: il primo racconta soprattutto l'esperienza di una ragazza che è stata per lungo tempo nella striscia ed il secondo spiega meglio di cosa sono caricate le navi. Essi sono tratti da www.witnessgaza.com, dove volendo potrete trovare altri video interessanti, tra cui gli auguri di alcune personalità per quest'impresa.
Poi vi trascrivo alcuni stralci di diari di persone che stanno sulle navi:
"Siamo una trentina di giornalisti, un ex ambasciatore Usa in Iraq, un gruppo transnazionale di Ebrei contro l'Occupazione, due medici, altri attivisti, nonché alcuni responsabili della European Campaign to end the siege on Gaza, una delle organizzazioni promotrici della missione umanitaria Freedom Flotilla.
Anche in questo caso, dal punto di vista mediatico, il nostro Paese si colloca ben in basso nelle classiche della "libertà di infomare i cittadini": con noi non c'è alcuna testata nazionale mainstream. Tv e giornali di altri stati europei, e arabi, sono invece ben presenti. A "rappresentare" l'Italia, mediaticamente, in questa impresa dai tratti davvero "storici", siamo in tre: i videoreporter Manolo Luppichini, Manuel Zani e chi scrive.
Ora ci troviamo in mare aperto, verso Rodi, dove la nostra nave farà sosta per poi proseguire verso le acque cipriote, per riunirsi alle altre 8 - le navi turche e algerina, quelle del Free Gaza partire ieri da Creta, e i tre cargo."
"Questa mattina (27 maggio), le navi europee della Flotta contro l'embargo israeliano a Gaza partono da Rodi, dirette verso le coste cipriote. Da lì, nelle prossime 24 ore, la Flotta muoverà alla volta della Striscia di Gaza assediata.
La Campagna Europea contro l'embargo a Gaza - una delle sigle che compongono la coalizione della Freedom Flotilla - riferisce che con la partenza delle navi europee, una delle quali è stata denominata "Ottomila" in onore dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, e quella delle tre navi che si trovano nel porto di Antalya, nella serata di oggi, comincerà l'ultimo passo prima di quello finale, che vedrà l'intera Flotta dirigersi verso la Striscia di Gaza assediata.
La Campagna Europea, che ha sede a Bruxelles, afferma: "Ci si attende che tutte le navi della Flotta - che trasportano decine di migliaia di tonnellate di aiuti - s'incontrino di fronte alle coste di Cipro a mezzogiorno di domani (venerdì 28), dove si uniranno agli altri partecipanti, trasportati da alcune barche, alcuni parlamentari europei. Da lì partirà il viaggio verso Gaza, con l'arrivo nelle acque territoriali palestinesi dopo 24 ore"."
Alcune delle barche sono ormeggiate a Cipro in attesa delle altre, per fare rotta tutte assieme verso i porti di Gaza.
Per prima cosa vi propongo questo e questo video in cui alcune attiviste in procinto di imbarcarsi sulle navi raccontano le ragioni di questo viaggio: il primo racconta soprattutto l'esperienza di una ragazza che è stata per lungo tempo nella striscia ed il secondo spiega meglio di cosa sono caricate le navi. Essi sono tratti da www.witnessgaza.com, dove volendo potrete trovare altri video interessanti, tra cui gli auguri di alcune personalità per quest'impresa.
Poi vi trascrivo alcuni stralci di diari di persone che stanno sulle navi:
"Siamo una trentina di giornalisti, un ex ambasciatore Usa in Iraq, un gruppo transnazionale di Ebrei contro l'Occupazione, due medici, altri attivisti, nonché alcuni responsabili della European Campaign to end the siege on Gaza, una delle organizzazioni promotrici della missione umanitaria Freedom Flotilla.
Anche in questo caso, dal punto di vista mediatico, il nostro Paese si colloca ben in basso nelle classiche della "libertà di infomare i cittadini": con noi non c'è alcuna testata nazionale mainstream. Tv e giornali di altri stati europei, e arabi, sono invece ben presenti. A "rappresentare" l'Italia, mediaticamente, in questa impresa dai tratti davvero "storici", siamo in tre: i videoreporter Manolo Luppichini, Manuel Zani e chi scrive.
Ora ci troviamo in mare aperto, verso Rodi, dove la nostra nave farà sosta per poi proseguire verso le acque cipriote, per riunirsi alle altre 8 - le navi turche e algerina, quelle del Free Gaza partire ieri da Creta, e i tre cargo."
(Angela Lano, 26-5-2010)
"Abbiamo cambiato albergo poiche' hanno sistemato tutti partecipanti, prima sparsi in vari alloggi, in un unico hotel in modo da essere
pronti al momento della partenza e per poter fornire eventuali aggiornamenti in tempo reale. In mattinata siamo andati a Nicosia, la
capitale, dove abbiamo conosciuto altri nostri compagni di viaggio, provenienti dall' Irlanda, dalla Norvegia, dalla Svezia, dalla Bulgaria, dall' Inghilterra, dagli USA e dalla Russia (oltre a due cittadini israeliani che condividono la necessita' di fermare l'atroce assedio contro la Striscia).
[...]
Ci aspettano quattro tipi di scenari, uno solo del quale è entusiasmante: l'arrivo a Gaza per sabato dopo una traversata in mare
di poco piu di un giorno. Ma tenuto conto di quanto fermamente Israele abbia ribadito il proprio impegno a contrastare duramente la missione umanitaria, c' e' poco da sperare in una simile situazione. Gli organizzatori ci hanno fatto sottoscrivere un foglio con il quale ci assumiamo l'intera responsabilita' per cio' che ci accadra', osservando l'impegno a mantenere un atteggiamento non violento di
fornte a qualunque tipo di provocazione israeliana. Le prospettive vanno dal 'fermo in mare' (ovvero potrebbero bloccare le imbarcazioni per vari giorni in mare), al sequestro dei cargo, all'assalto delle navi (con cannoni ad acqua o con altro tipo di minacce), sino all'arresto e alla detenzione, per non dimenticare che altri mezzi di Free Gaza sono stati pesantemente attaccati con armi da fuoco e
danneggiati irreparabilmente. I giornali israeliani in questi giorni riportano addirittura la notizia che Israele avrebbe provveduto alla
preparazione di un campo di detenzione per gli attivisti della Freedom Flotilla ad Ashkelon. Ci sono state date indicazioni in merito
ai nostri diritti e all'atteggiamento che dovremo seguire in caso di arresto e/o interrogatorio e ci hanno fornito i numeri di emergenza e informazioni sull'avvocato che nell'eventualita' gli organizzatori metterebbero immediatamente a nostra disposizione.
In ogni caso siamo sereni: sappiamo che Israele fara' di tutto per minacciarci e spaventarci, ma sappiamo che stiamo compiendo una missione importantissima di aiuto e solidarieta' con un intero popolo: la Turchia accompagnera' la carovana via mare e avremo un telefono satellitare in nave in caso di emergenza. Vogliamo fare la nostra parte: gli aiuti (materiali da costruzione, generatori di corrente, generi alimentari per bambini, sedie a rotelle elettriche, medicinali, materiali per le scuole) ora ammontano a quasi 10.000 tonnellate!!! La mia speranza e' quella di poter testimoniare questa avventura, dimostrando la crudelta' (che polverizza ogni parola di propaganda che in questi giorni si sta spendendo allegramente su blog, siti, commenti ad articoli di stampo indiscutibilmente filosionista) del governo e dell'esercito israeliano verso Gaza, ma soprattutto consegnando aiuti fondamentali per i cittadini palestinesi. Se non fosse drammatico, ci sarebbere da ridere dei Governi italiani che si sono avvicendati, sottoscrivendo ed approvando accordi militari di cooperazione con Israele...saranno proprio i soldi dei cittadini italiani, il denaro pubblico del nostro paese, che sara' utilizzato per tentare di fermarci ed eventualmente detenerci in campi israeliani! L'Italia che butta nel cesso i quattrini dei propri cittadini, per ubbidire all'odio feroce dei sionisti: chissa' cosa ne penserebbero i disoccupati, i ricercatori universitari, le aziende in crisi, le forze di polizia senza benzina per la lotta contro la criminalita'...Ma ovviamente il regime politico e mediatico italiano non fara' passare una sola riga su questa missione umanitaria e sui rischi che sta correndo: meglio non parlarne...e' il modo migliore per dimostrare che non esiste."
pronti al momento della partenza e per poter fornire eventuali aggiornamenti in tempo reale. In mattinata siamo andati a Nicosia, la
capitale, dove abbiamo conosciuto altri nostri compagni di viaggio, provenienti dall' Irlanda, dalla Norvegia, dalla Svezia, dalla Bulgaria, dall' Inghilterra, dagli USA e dalla Russia (oltre a due cittadini israeliani che condividono la necessita' di fermare l'atroce assedio contro la Striscia).
[...]
Ci aspettano quattro tipi di scenari, uno solo del quale è entusiasmante: l'arrivo a Gaza per sabato dopo una traversata in mare
di poco piu di un giorno. Ma tenuto conto di quanto fermamente Israele abbia ribadito il proprio impegno a contrastare duramente la missione umanitaria, c' e' poco da sperare in una simile situazione. Gli organizzatori ci hanno fatto sottoscrivere un foglio con il quale ci assumiamo l'intera responsabilita' per cio' che ci accadra', osservando l'impegno a mantenere un atteggiamento non violento di
fornte a qualunque tipo di provocazione israeliana. Le prospettive vanno dal 'fermo in mare' (ovvero potrebbero bloccare le imbarcazioni per vari giorni in mare), al sequestro dei cargo, all'assalto delle navi (con cannoni ad acqua o con altro tipo di minacce), sino all'arresto e alla detenzione, per non dimenticare che altri mezzi di Free Gaza sono stati pesantemente attaccati con armi da fuoco e
danneggiati irreparabilmente. I giornali israeliani in questi giorni riportano addirittura la notizia che Israele avrebbe provveduto alla
preparazione di un campo di detenzione per gli attivisti della Freedom Flotilla ad Ashkelon. Ci sono state date indicazioni in merito
ai nostri diritti e all'atteggiamento che dovremo seguire in caso di arresto e/o interrogatorio e ci hanno fornito i numeri di emergenza e informazioni sull'avvocato che nell'eventualita' gli organizzatori metterebbero immediatamente a nostra disposizione.
In ogni caso siamo sereni: sappiamo che Israele fara' di tutto per minacciarci e spaventarci, ma sappiamo che stiamo compiendo una missione importantissima di aiuto e solidarieta' con un intero popolo: la Turchia accompagnera' la carovana via mare e avremo un telefono satellitare in nave in caso di emergenza. Vogliamo fare la nostra parte: gli aiuti (materiali da costruzione, generatori di corrente, generi alimentari per bambini, sedie a rotelle elettriche, medicinali, materiali per le scuole) ora ammontano a quasi 10.000 tonnellate!!! La mia speranza e' quella di poter testimoniare questa avventura, dimostrando la crudelta' (che polverizza ogni parola di propaganda che in questi giorni si sta spendendo allegramente su blog, siti, commenti ad articoli di stampo indiscutibilmente filosionista) del governo e dell'esercito israeliano verso Gaza, ma soprattutto consegnando aiuti fondamentali per i cittadini palestinesi. Se non fosse drammatico, ci sarebbere da ridere dei Governi italiani che si sono avvicendati, sottoscrivendo ed approvando accordi militari di cooperazione con Israele...saranno proprio i soldi dei cittadini italiani, il denaro pubblico del nostro paese, che sara' utilizzato per tentare di fermarci ed eventualmente detenerci in campi israeliani! L'Italia che butta nel cesso i quattrini dei propri cittadini, per ubbidire all'odio feroce dei sionisti: chissa' cosa ne penserebbero i disoccupati, i ricercatori universitari, le aziende in crisi, le forze di polizia senza benzina per la lotta contro la criminalita'...Ma ovviamente il regime politico e mediatico italiano non fara' passare una sola riga su questa missione umanitaria e sui rischi che sta correndo: meglio non parlarne...e' il modo migliore per dimostrare che non esiste."
(Monia Benini, 26-05-2010)
"Questa mattina (27 maggio), le navi europee della Flotta contro l'embargo israeliano a Gaza partono da Rodi, dirette verso le coste cipriote. Da lì, nelle prossime 24 ore, la Flotta muoverà alla volta della Striscia di Gaza assediata.
La Campagna Europea contro l'embargo a Gaza - una delle sigle che compongono la coalizione della Freedom Flotilla - riferisce che con la partenza delle navi europee, una delle quali è stata denominata "Ottomila" in onore dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, e quella delle tre navi che si trovano nel porto di Antalya, nella serata di oggi, comincerà l'ultimo passo prima di quello finale, che vedrà l'intera Flotta dirigersi verso la Striscia di Gaza assediata.
La Campagna Europea, che ha sede a Bruxelles, afferma: "Ci si attende che tutte le navi della Flotta - che trasportano decine di migliaia di tonnellate di aiuti - s'incontrino di fronte alle coste di Cipro a mezzogiorno di domani (venerdì 28), dove si uniranno agli altri partecipanti, trasportati da alcune barche, alcuni parlamentari europei. Da lì partirà il viaggio verso Gaza, con l'arrivo nelle acque territoriali palestinesi dopo 24 ore"."
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