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sabato 23 maggio 2015

La commissione per l'ecologia


La commissione dell'ecologia è quella deputata alla salvaguardia dell'ambiente, degli ecosistemi, e dell'armonia in cui tutte le creature viventi convivono.

“la questione ambientale è importante” spiega Hêvîn Şeho, la compagna che si occupa di quest'ufficio “perché siamo tutti e tutte parte di un unico ciclo. Bisogna che acqua, terra, aria e le creature che in esse vivono rimangano in armonia. È importante tenere conto della catena: ciascun essere vivente completa gli altri, se ci sono problemi con una sola specie questi si ripercuotono su tutte.”

Le azioni portate avanti in quest'ufficio sono di diverso tipo: vanno dall'educazione ambientale, alla reintroduzione di alberi dove sono stati distrutti, dalla salvaguardia di alcune aree protette alla correzione di abitudini dannose per l'ambiente. È da ricordare, prima di continuare con l'intervista, che ci troviamo in Mesopotamia, la “mezzaluna fertile” il cui terreno fecondo ha dato origine alle prime civiltà agricole: nonostante d'estate sembri tutto secco, in inverno e in primavera piove a sufficienza da permettere lo svilupparsi di diverse specie vegetali, utili o meno per l'essere umano.

“alcune abitudini degli abitanti di queste zone sono fortemente dannose per l'ambiente. E la situazione è aggravata dall'embargo imposto da Turchia e Kurdistan iraqeno” mi dice Hêvîn. Il primo esempio riguarda la raffinazione del petrolio. Questo cantone è infatti ricco di greggio, soprattutto nelle zone di Derik e Remilan; ma se da un lato l'esportazione è resa estremamente difficoltosa a causa dell'embargo, dall'altro l'embargo stesso impedisce al petrolio raffinato (in passato la divieto era più stretto, ora qualcosa riesce ad entrare ma c'è comunque carenza) e agli strumenti necessari per raffinarlo di entrare. “Viene raffinato in casa per essere poi venduto a poco prezzo, e questo inquina tantissimo.” continua Hêvîn “Adesso esiste un modo nuovo che fa uso di acqua per catturare l'inquinamento atmosferico e cerchiamo di diffonderlo il più possibile, ma l'ideale sarebbe che si rompesse l'embargo e che arrivassero i mezzi per costruire un raffinatore vero per il petrolio ad uso interno. Vi chiediamo quindi di fare pressione per terminare l'embargo e permettere al materiale per raffinare il petrolio in maniera più ecologica di entrare.”

Un altro esempio di abitudini sbagliate da correggere riguarda i contadini “usano le acque di scarico per coltivare, sono sporche e talmente inquinate che respirarle irrita la gola; queste acque contaminano il raccolto, e facciamo il possibile perché i contadini smettano. La prima volta andiamo da loro e spieghiamo che questo comportamento non va bene, la seconda scriviamo un rapporto, la terza, se non cambiano sistema, sequestriamo loro il generatore. In compenso, ci sono progetti per la costruzione di pozzi per poter prelevare acqua pura.” Le domando da dove arrivano queste acque sporche, e spiega “vengono dalla Turchia. Assad aveva un accordo con la Turchia che acconsentiva a scaricare le acque di scarico delle città turche vicine al confine in territorio siriano ad alta concentrazione curda. Abbiamo insistito e fatto il possibile per convincere le municipalità come quella di Nusaibin di smettere, ma non ci hanno dato ascolto.”

Uno dei progetti principali portati avanti dalla commissione dell'ecologia ma che coinvolge diverse organizzazioni del tev-dem, è quello di piantare alberi nei mesi di Fabbraio e Marzo “sono i mesi ideali per piantarli” spiega “perché ci sono piogge ma non violente, e il clima è ideale.” Quindi, in questi due mesi vengono piantati quanti più alberi possibile “lo facciamo sempre nel rispetto delle fonti d'acqua e dell'ecosistema locale: molti alberi sono stati tagliati per farne legna da ardere quando l'embargo era talmente stretto che non riuscivamo a scaldare le case (tradizionalmente infatti le case si scaldano a petrolio qui), e la loro importanza è vitale per l'ambiente, quindi ora li ripiantiamo.” Per esempio, il lago di Mezgift. “attorno al lago c'erano centinaia di alberi e sono stati tagliati per farne legna da ardere. Ne abbiamo ripiantati 300 ed abbiamo messo qualcuno a controllare che non vengano tagliati di nuovo. Non solo: è stato approvato di recente un progetto secondo cui nei pressi di quel lago potremo fare crescere gli alberi mentre sono piccoli per poi essere piantati in tutti i luoghi in cui sono necessari.”

Hêvîn spiega l'importanza dei corsi aperti a tutti che tengono per conto della commissione dell'ecologia: “Abbiamo inoltre proibito la pesca nei mesi in cui i pesci si riproducono, e vietato la caccia agli uccelli in alcune aree. Cerchiamo di convincere gli abitanti a costruire pozzi comunitari e non uno per ogni nucleo familiare per non prosciugare la falda acquifera, data la scarsità di piogge degli ultimi 10 anni. Ma tutto questo non è sufficiente: è necessario cambiare la mentalità, il modo in cui gli abitanti del Rojava guardano alla natura stessa. Per questa ragione facciamo dei corsi su come tenere pulita l'aria l'acqua, l'ambiente e su come trattare le immondizie.” e mi porge un opuscolo, scritto in arabo, in cui si invitano le persone a partecipare a questi corsi.

Da qui partono anche progetti legati al campo Newroz, un campo profughi che accoglie curdi yazidi ed arabi yazidi provenienti dall'area di shingal e fuggiti a causa dell'arrivo dello Stato Islamico. “Per l'alta concentrazione di mosche usiamo pesticidi ecologici e in piccole quantità. Uno dei problemi principali che ci riferiscono è che l'acqua prelevata dal pozzo che rifornisce il campo è inquinata. Adesso sono in corso le analisi, ma l'ipotesi più plausibile è che sia contaminata dal fatto che in quella zona vengono scaricate le immondizie di Derik.” Non esiste infatti in questo cantone del Rojava un inceneritore o una discarica a norma: sempre a causa dell'embargo non è possibile fare entrare il materiale per costruirla. “Abbiamo in programma di portarla in qualche altro luogo perché venga bruciata, ma questo non risolve il problema alla radice: per questo vogliamo introdurre la raccolta differenziata di carta, vetro e plastica. Abbiamo iniziato in 7 villaggi per vedere come va e comunque per ora ci mancano anche i macchinari per trattare la plastica, per esempio.” E così torniamo di nuovo al problema dell'embargo imposto da Turchia e Kurdistan iracheno, lasceranno essi passare il necessario per riciclare?

Il progetto però a mio giudizio più affascinante portato avanti da questa commissione è quello del parco si Saffan, per il quale tra l'altro richiedono la collaborazione di persone competenti anche provenienti dall'estero. “per quanto riguarda le riserve naturali, prima della rivoluzione, in questa area non erano presenti; ce ne era una a Tel Gazwan ma in questo momento è sotto controllo dello Stato Islamico. Abbiamo individuato un'altra area, si chiama Safan, è all'intorno di un corso d'acqua, ci sono animali, anche lupi e volpi, alberi ed un ecosistema in buono stato. È lunga 10 km e larga 2, e in essa sono presenti 15 fonti d'acqua.” Saffan si trova nella parte più a est di questo cantone, vicino all'intersezione dei confini tra Kurdistan iraqeno e Turchia. “Abbiamo necessità di un gruppo che stia li per analizzare l'ecosistema e le specie presenti, ma non abbiamo abbastanza esperienza: ci servono professionisti da fuori che vengano per capire quali specie reintrodurre per completare l'ecosistema senza arrecare danno. Ci serve equipaggiamento anche per filmare e fotografare gli animali presenti, e per tracciare mappe.”

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