Siamo antifascisti e antirazzisti. Ed è esattamente per questo che siamo antisionisti. (Rete Italiana ISM)


domenica 17 ottobre 2010

L'egitto crea altri problemi per il Viva Palestina Convoy

Il convoglio Viva Palestina, partito il 18 settembre da Londra, dopo aver attraversato mezza Europa, Turchia, Siria, ed essersi fermato a Lattakia 16 giorni per soddisfare le richieste egiziane, sta per imbarcarsi verso El Arish. Il governo egiziano ha posto nuove condizioni, elencando 17 persone indesiderate: il convoglio si muoverà comunque ed avrà bisogno di tutta la nostra solidarietà perchè l'accoglienza degli egiziani non sarà delle più calorose.
Di seguito riporto una mail di un amico sul convoglio e un più recente aggiornamento.


Questa è una mail ricevuta da un amico sul convoglio:
14 ottobre 2010, ore 17:31


Finalmente trovo il tempo per scrivere qualcosa. Siamo a Latakkia, una citta' costiera della Siria e siamo in attesa, da quasi due settimane, del permesso, da parte delle autorita' egiziane, di poter partire alla volta dell'Egitto per poi entrare nella Striscia di Gaza.
L'attesa sembra che si stia concludendo. Ieri le emittenti televisive arabe dicevano che l'Egitto ha dato il suo permesso. Ora quindi non si tratterebbe piu' di problemi politici e diplomatici ma solamente organizzativi. Siamo talmente in "tanti" che sembra che una sola nave non basti. Intanto all'ex campo profughi dove bivacchiamo, campo che ha ospitato i profughi palestinesi del 1948, abbiamo cominciato le pulizie, i preparativi, abbiamo fatto rifornimento ai veicoli...insomma la partenza sempre piu' che mai prossima.
Siamo felici di poter finalmente partire ma anche un po' preoccupati per come andra' questa ultima tappa, sicuramente la piu' delicata, di questo nostro lungo percorso. Incontreremo problemi in acque internazionali con le navi militari israeliane? In Egitto faranno altri problemi una volta arrivati? ci permetteranno di entrare tutti nella striscia di Gaza?
In Turchia abbiamo avuto la migliore ospitalita' che potevamo avere: una ospitalita' genuina, sincera dettata veramente dal cuore delle persone che incontravamo durante il tragitto. Gente che ci salutava, che ci offriva del cibo (una donna ci ha offerto pure dei soldi mentre passavamo per la sua citta'), disposta a fare qualsiasi cosa per renderci meno faticoso il viaggio...tutte persone che pur non partecipando al convoglio sono riuscite a darci dei bellissimi benvenuto, considerando anche la loro poverta' materiale. Insieme alla gioia nel vederci si univa anche il dolore per la morte delle nove persone turche uccise dai soldati israeliani sulla Mavi Marmara. Il percorso lungo la Turchia ha voluto essere anche un percorso che toccasse i luoghi in cui sono stati seppelliti i nove attivisti turchi. La consapevolezza che una iniziativa del genere potesse anche avere il ruolo di non dimenticare queste persone e la causa per cui combattevano ha creato un clima di solidarieta', di fratellanza, di straordinaria umanita' tra persone che mai si erano conosciute. Sembrava di rivedere dei fratelli dopo tanto tempo di lontananza.
Ho visto un paese che nella maggior parte dei casi ha saputo reagire a quello che e' successo andando al di la' del lutto privato dei famigliari delle vittime. Questo penso che sia molto importante.
In Siria abbiamo avuto un altro tipo di accoglienza. Qui ci sono molti palestinesi, soprattutto nel quartiere dove si trova il campo in cui viviamo. Spesso ci invitano a casa loro, spesso vengono a trovarci nelle nostre casette. Un giorno siamo andati a trovare una famiglia profuga palestinese per un te'. Alla fine della serata ci avevano offerto qualsiasi tipo di cibo. A volte sembra un po' strano vivere queste situazioni dove rivestiamo un ruolo quasi da eroi. Alla fine se sono qui e' per cercare di aiutare i palestinesi sia con gli aiuti, sia con il gesto politico di entrare attraverso il valico di Rafah, ma sempre con molta umilta' senza grandi celebrazioni e ovazioni. Ma non e' tanto la gioia genuina dei palestinesi che critico ma quella istituzionale siriana (e in parte turca) che ci ha accolto al confine con le autorita', con i militari, con delle poltroncine e del cibo servito su vassoi. Se sono qui lo faccio per i sorrisi sinceri delle persone sincere e non per i sorrisi interessati di qualche politico, qualsiasi sia la sua posizione sulla questione palestinese.
A parte questo spero di potervi scrivere ancora prima di tornare in Italia...magari da Gaza.

un abbraccio a tutti/e

Stefano

E queste sono le ultime notizie:

Ieri, 16 ottobre il convoglio VivaPalestina5 aveva completato tutte le operazioni per prepararsi all’imbarco sul cargo greco che doveva avvenire questa mattina a partire dalle ore 9. Completato, a titolo gratuito, il pieno di benzina per tutti i veicoli, dislocati i veicoli in ordine di marcia, ripulito il campo che ci ha ospitato, consegnati tutti i passaporti per facilitare le operazioni di frontiera, provveduto alle forniture di viveri e di acqua dato che il vettore non è un traghetto per passeggeri e non offre alcuna opportunità di ristoro, nella serata era previsto un ultimo incontro di saluto e di festa con la comunità palestinese del campo profughi e con la comunità siriana che con generosità ci hanno accolto e ospitato per ben 15 giorni.

E invece, a smorzare gli entusiasmi, è arrivato improvvisamente il contrordine: le autorità egiziane hanno di nuovo bloccato l’operazione di ingresso con una nuova e vessatoria richiesta: 17 degli attivisti considerati persone non gradite, non possono entrare in Egitto. Richiesta immotivata e ricattatoria che subito la direzione del convoglio ha dichiarato inaccettabile riservandosi di adottare oggi, con l’arrivo a Lattakya di George Galloway, tutte le contromisure per rispondere a questa ulteriore pretesa egiziana.

[...]

Israele vuole interrompere questa crescente catena di iniziative (convogli e flottiglie) che sta mettendo in crisi l’assedio e il boicottaggio adottato contro la popolazione della Striscia di Gaza.

Il governo egiziano si presta a questo sporco gioco cercando di logorare la resistenza e la compattezza dei partecipanti al convoglio, le delegazioni di oltre 30 paesi, 380 attivisti con 145 veicoli pieni di aiuti umanitari.

Si tenga conto che il Convoglio, nelle trattative svolte a Damasco aveva già, con grande senso di responsabilità, accettato condizioni molto pesanti, in particolare la rinuncia del leader del convoglio, George Galloway a entrare a Gaza. Ma non solo questo. Era stata accettata la pretesa egiziano-israeliana di escludere il trasferimento in Gaza del carico di cemento, questa arma di distruzione di massa che avrebbe permesso di ricostruire quelle case e quelle infrastrutture distrutte dall’esercito israeliano nell’operazione “piombo fuso”. Era stata pazientemente accettata la condizione di riclassificare tutti gli aiuti e di caricarli su pallet per facilitare eventuali operazioni di controllo. Tutto questo non è bastato, e non sono bastati 15 giorni di sequestro e di blocco del convoglio a Lattakya, con disagi immaginabili per i 380 attivisti, ma anche con un peso notevole per le autorità siriane che ci ospitano, fornendo cibo e bevande a tutto il convoglio. Ora questa ulteriore e odiosa condizione. Non conosciamo i nomi della lista di proscrizione; la direzione del convoglio ha evitato per ora di renderla pubblica per non creare ulteriori tensioni e non fare il gioco egiziano. Ma è presumibile che si vuole decapitare la testa del convoglio e, di richiesta in richiesta, di rinvio in rinvio, bloccarlo definitivamente, questo e anche i possibili futuri convogli.

Gli egiziani con questa mossa hanno rotto e disatteso un accordo già siglato a Damasco e si sono resi responsabili di un inevitabile inasprimento del confronto. La risposta del convoglio, per quanto pacifica non potrà che essere molto dura. E’ vergognoso e intollerabile che si impedisca l’arrivo di aiuti umanitari a una popolazione come quella della striscia di Gaza così duramente provata da un assedio che dura dal 2006. Ma è anche intollerabile che l’Egitto impedisca l’esercizio di uno dei diritti fondamentali che le convenzioni internazionali garantiscono a tutti i cittadini, la libera circolazione delle persone attraverso tutte le frontiere di tutti i paesi del mondo. Ma la manovra egiziana appare sconsiderata. Perché una buona parte della sua economia si regge proprio sulla libera circolazione di tutti quei cittadini, moltissimi sono gli italiani, che ogni anno visitano l’Egitto e le sue più note e famose località archeologiche e turistiche. Turisti sì, attivisti no? Il governo egiziano che si sta esercitando in questa sfida pericolosa e insensata contro un convoglio di cittadini e di attivisti del mondo intero deve allora fare molta molta attenzione.

[...]

Galloway passa in rassegna la lista dei proscritti, dimostrando come le motivazioni addotte dalle autorità egiziane sono in alcuni casi crudeli, in altri casi assurde e in altri casi ancora sia crudeli che assurde.

Crudele l’esclusione di due attivisti turchi, parenti delle vittime della Mavi Marmara, che intendono portare a Gaza, terra raccolta sulle tombe e destinata a piantare fiori e alberi di ulivo a Gaza. Assurda l’esclusione di una giovane attivista britannica, Amena Saleem, indicata come moglie di Galloway (solo perché il suo nome è simile a quello della ex moglie del leader britannico); crudele e assurda insieme la esclusione dello sceicco Ismail Nashwan, un anziano di 83 anni, indicato erroneamente di avere nazionalità turca (e che nell’apprendere la notizia non trattiene le lacrime)

L’intelligence egiziana, sottolinea Galloway, non ci fa certo una buona figura, rimarcando in ogni caso che la responsabilità di questa irricevibile lista di proscrizione è del Presidente Hosni Mubarak che deve avere “cattivi consigleri”.

Conclusione: domani il convoglio, con tutti gli attivisti, partirà per El Arish; le autorità egiziane avranno tutto il tempo a disposizione per riflettere, prendere atto della assurdità ed inconsistenza di questa ennesima richiesta dilatoria e prendere atto degli errori commessi.

Si annuncia un attracco a El Arish alquanto movimentato.

ISM-Italia

Lattakya, 17 ottobre 2010

Boicotta israele, perchè rende l'Egitto suo vassallo.

mercoledì 13 ottobre 2010

Famiglia Samouni

L'attacco alla famiglia Samouni è stato ampiamente pubblicizzato...ma ora i sopravvissuti non hanno un reale aiuto. Quel poco che ricevevano oggi si è fermato ad eccezione di un'assistenza limitata da parte di alcune organizzazioni. La famiglia ora vive in estrema povertà senza ingressi di denaro e senza che se ne parli.” -PCHR, Palestinian Center fou Human Rights-



Quando sono arrivata a Zaitun, nella via dove vive la Famiglia Samouni, si sono avvicinati alcuni bambini. Hanno cominciato a chiedermi "what's your name?", e poi "where are you from?" e capivano la risposta, e se a mia volta chiedevo loro l'età o il nome rispondevano. Non sono molti i bambini qui che parlano qualche parola di inglese. Mi conducono in una stanzina in una casetta con il tetto in lamiera e delle grosse fessure tra i muri e il tetto da cui entra la luce del sole. Mi fanno sedere nell'angolo all'ombra, perchè fa caldo. Mi mostrano orgogliosi il loro libro di inglese.

Adie, compagno dell'ISM, e Shahed, ragazza diciannovenne di Gaza, stanno insegnando loro l'inglese. Ed è importante che questi bambini imparino a comunicare in inglese, così potranno essere loro a raccontare.


Qualcosa raccontano già.

Mona è una ragazzina di dodici anni, con dei grandi occhi neri , magra e vivace. Mi stringe la mano, ci presentiamo, e mi mostra i suoi disegni. Rappresantano un mondo felice, col sole che brilla e gli uccellini in celo. Nei suoi disegno ci sono anche il suo papà e la sua mamma. È stata la prima a voler imparare l'inglese. Arrivano altri bambini, e si inizia la lezione. Oggi impariamo l'ora e il tempo, l'immagine sul libro di inglese rappresenta degli orologi...


Esco dalla stanzina, lascio Mona e gli altri bambini alla loro lezione di inglese per fare un giro. Un bambino di 10 anni mi prende per mano perchè vuole portarmi a casa sua, a farmi conoscere la sua mamma. La strada è polverosa, la stanza spoglia, la madre sorride accogliente e mi offre un caffè. Nel frattempo arrivano altri fratellini del bambino, inclusa una bambina che avrà avuto 2 anni e che si lascia prendere in braccio di buon grado. Il maggiore, 13 anni, è ormai l'uomo di casa: mi mostrano una foto di un uomo e mi spiegano che è il loro papà, morto durante l'operazione piombo fuso, erano 8 fratelli, sono rimasti in 7 e la vedova.





“Mi chiamo Mona, faccio la quinta ed ho 10 anni. Mia mamma e mio papà sono stati assassinati, anche le mogli di mio fratello - Safa, Maha e suo figlio.” “A te cosa è successo?” “Eravamo a casa, sono entrati e ci hanno ordinato di evacuare. Riuscivamo ad udire mia zia che gridava di non rompere le cose e sentivamo il rumore di cose rotte. I soldati hanno sfondato il muro e sono entrati in casa. I soldati ci hanno detto: “andate nella casa del vicino e non uscite, se uscite vi spariamo”. Siamo stati nella casa dei vicini per 2 giorni senza cibo e senza acqua. Mio cugino Mohammed e il nostro vicino Hamdi sono usciti per prendere la legna così potevamo fare il pane. I bambini piangevano, volevano mangiare e bere. I soldati hanno lanciato il primo missile, ha colpito Mohammed ed Hamdi, sono stati ammazzati entrambi immediatamente. Il secondo missile ha ferito qualcuno di noi, il terzo missile ha colpito i miei zii e mia nipote, cosi che sono morti tutti, anche mio padre e mia madre. Dopo il secondo missile siamo tutti corsi in un angolo della stanza ma il terzo missile ci ha colpito ed eravamo tutti feriti, così abbiamo detto: è fatta, continueranno a spararci fino a che non saremo morti tutti.” (intervista)


La croce rossa ha avuto la possibilità di arrivare solo dopo altri 2 giorni. I medici hanno trovato i bambini che accudivano i corpi dei genitori. In un video un medico della croce rossa dichiara: "per me fu un trauma vedere bambini feriti che stavano nella stessa stanza dei genitori morti diversi giorni prima"


Mona è sopravvissuta, con i suoi disegni e la sua voglia di parlare inglese. Dice che da grande vuole diventare medico, perchè così può curare le persone, e che se avesse saputo curare i feriti nei giorni di isolamento magari non sarebbero morti, dice.



Nella sezione video ci sono alcuni link a video che raccontano di questa famiglia.


Boicotta israele perchè, davvero, non ha pietà per nessun*.

domenica 10 ottobre 2010

Soldati israeliani testimoniano dietro ad uno schermo nel caso Rachel Corrie



Il 16 marzo 2003 moriva Rachel Corrie, schiacciata da un bulldozer israeliano mentre mentre cercava di impedire la demolizione di una casa palestinese. Era salita su una montagna di terra che il bulldozer aveva creato davanti a sè per farsi vedere dal conducente. Chi manovrava il bulldozer sostiene di non averla vista, e 'ha travolta, sommersa di terra e poi è passato sopra di lei. Aveva 23 anni.

I genitori di questa ragazza hanno continuato a cercare di portare in tribunale i responsabili dell'assassinio della figlia da allora, e giovedì, al processo, i militari coinvolti hanno testimoniato. Il loro volto non era visibile, la voce proveniva da dietro un paravento, non è stato possibile nemmeno per i genitori vedere il volto degli assassini della figlia. Contrariamente alla dichiarazione firmata solo 8 settimane fa, ora A.S. sostiene di non sapere come Rachel sia stata colpita, di non sapere la distanza dalla quale il bulldozer si fosse avvicinato, di non sapere quanto alta fosse la montagna di terra sulla quale era salita.
"Mentre Rachel stava di fronte ad un muro per proteggere l famiglie che vi si raccoglievano dietro, lo stato mette ora i soldati dietro ad un muro che ci impedisce di vederne il volto" spiega la madre "Lo stato di israele si è nascosto per 7 anni: dov'è la giustizia?"

All'udienza di oggi l'avvocato della famiglia di Rachel si è appellato alla decisione di nascondere i soldati dietro al paravento, sostenendo che questo impedisce un processo equo.

Questo
il link alla fondazione Rachel Corrie.



"In passato ho scritto tanto sulla delusione di scoprire, in qualche misura direttamente, di quanta malignità siamo ancora capaci. Ma è giusto aggiungere, almeno di sfuggita, che sto anche scoprendo una forza straordinaria e una straordinaria capacità elementare dell’essere umano di mantenersi umano anche nelle circostanze più terribili – anche di questo non avevo mai fatto esperienza in modo così forte. Credo che la parola giusta sia dignità. Come vorrei che tu potessi incontrare questa gente. Chissà, forse un giorno succederà, speriamo."
Rache Corrie, in una lettera alla madre.

Boicotta israele perchè nasconde gli assassini di Rachel.

sabato 9 ottobre 2010

Per la verità SU israele

Ieri sono stata ad un compleanno, era il compleanno di Ruba, che compiva 19 anni.
Ruba mi ha raccontato che quando sono iniziati i bombardamenti di piombo fuso era a scuola. Aveva una gran paura, non sapeva se sarebbe riuscita a tornare a casa. Arrivata a casa mancavano ancora all'appello le sorelle maggiori, che erano all'università. Da casa provavano a chiamarle ma le comunicazioni con i cellulari erano state interrotte. Dopo qualche ora sono riuscite ad arrivare a casa, e tutta la famiglia si è raccolta in una sola stanza, la stanza più sicura della casa. In 3 settimane di bombardamenti è uscita di casa 2 volte, entrambe con sua madre: un giorno sono andate a portare da mangiare ad una famiglia povera di vicini, ed un altro alla scuola dell'unrwa, di cui sua madre è preside. Nella scuola c'erano diverse famiglie accampate, e sono rimaste li fino a che israele non ha bombardato la scuola con il fosforo bianco: allora se ne sono andate, ma Ruba non sapeva dove.
L'altra notte, quando hanno bombardato, a casa sua hanno avuto una gran paura perchè non erano lontani da uno dei 2 obiettivi. Spiega Ruba che ad ogni bomba c'è la paura che ci sia un nuovo bombardamento, una nuovo attacco, e risveglia traumi e terrori mai completamente superati.
Ruba è studente universitaria, e si domanda come possano le università occidentali avere ancora rapporti con le università israeliane considerando il fatto che queste sono direttamente coinvolte nell'appoggiare l'occupazione.

Il 7 c'è stata una manifestazione, a Roma, “per la verità - per israele”, maratona oratoria di solidarietà ad israele, promossa da un gruppo trasversale e bipartisan di parlamentari e associazioni su iniziativa di Fiamma Nirenstein, colona israeliana residente in un insediamento illegale e parlamentare italiana.
Ho visto un video di Roberto Saviano, lo scrittore contro la mafia, registrato in occasione dell'infame evento, in cui descriveva l'entità sionista come uno stato democratico assediato dai paesi arabi confinanti. Quale vigliacco esempio di travisamento della realtà!

Riporto le parole di una lettera inviata dagli “amici della mezzaluna rossa”, rivolta appunto ai partecipanti a quella manifestazione mistificatrice:
A tutti coloro che riteniamo realmente amici della verità e, in primis, dei diritti umani ad essa comunque collegati, chiediamo: perché, invece di diffonderla quella verità, e contribuire a fermare la catena d’odio generata da violenze e ingiustizia, avete scelto di schierarvi dalla parte dello stato occupante? Perché condividete con Nirenstein la convinzione che lo stato di Israele sia “proprietario” di ogni regione che occupa illegalmente senza riconoscere i confini della Risoluzione Onu che l’ha fatto nascere? Perchè non considerate che le 73 Risoluzioni Onu sono state regolarmente ignorate da quello Stato, senza che alcun organismo internazionale alzasse un dito per fermare i crimini contro l’umanità di cui esso si macchia dalla sua nascita? Nirenstein parla di diritto a costruire insediamenti israeliani su quei territori che dovrebbero rappresentare lo stato di Palestina, ed è tanto convinta di questo diritto che lei stessa è un’occupante.
Ma voi che andrete a manifestare per la “verità”, siete mai stati a vedere cosa significa l’occupazione israeliana? Già illegale in quanto occupazione è comunque particolarmente odiosa per le violenze e l’umiliazione continua che impone agli occupati. Avete mai visto i villaggi assetati e assediati dai coloni come la vostra Nirenstein?
E come giustifica una scienziata (si riferisce a Rita Levi Montalcini) che ha passato la sua vita per migliorare la vita umana, come giustifica l’uso del fosforo bianco e delle altre armi proibite su esseri umani di ogni età? E a un fotografo come Toscani chiediamo: ma cosa cerca con l’adesione a una tanto macabra manifestazione? Cerca qualche foto ancor più straziante di quelle che le azioni della democrazia
israeliana ci hanno abituato a vedere? E al professor Veronesi chiediamo: lo sa lei che Israele impedisce alla parlamentare palestinese Khalida Jarrar di curare un tumore al cervello? Lo sa lei, che per professione cura chi soffre, quanta gente Israele fa morire per impedimento alle cure? E allo scrittore Saviano chiediamo: lei che parla, e molto bene, di legalità, lo sa lei che le pratiche di quotidiana legalità israeliana nei confronti dei palestinesi fanno impallidire perfino la camorra?


Boicotta israele, perchè Ruba mi ha detto che è fondamentale.

giovedì 7 ottobre 2010

stanotte bombe a nord ed ovest della città di Gaza

Ieri pomeriggio un razzo è partito dalla striscia per arrivare nel mezzo del deserto del Negev. Nessun ferito, nessuna organizzazione ha rivendicato il lancio.

Questa notte, verso l'1, da casa abbiamo sentito un'esplosione. Telefonando non siamo riusciti a capire dove fosse stata, qualcuno diceva in un'area qualcun altro in un'altra. Sembrava non ci fossero feriti.

Questa mattina abbiamo capito che l'esplosione non era una ma due, una a nord ed una ad ovest della città di Gaza, e che i feriti erano 5, di cui 2 in gravi condizioni.

Tra la gente che ha ancora in mente i bombardamenti dell'operazione piombo fuso questo ha risvegliato un trauma ancora non sorpassato, provocando scene di panico e paura tra i residenti (secondo maan news).

Dicono fosse la risposta al lancio del razzo al pomeriggio, ma se un bombardamento multiplo è la risposta al lancio di un razzo nel deserto, senza nessuna vittima e non rivendicato da nessuno, allora quale dovrebbe essere la risposta ad un embargo che dura da 4 anni con bombardamenti continui, quale dovrebbe essere la risposta all'operazione piombo fuso?

Boicotta israele come parte della risposta alle sue aggressioni.

martedì 5 ottobre 2010

Raccolta delle olive

Oggi, primo giorno in Gaza con l'ISM, siamo andati in una zona vicina alla buffer zone per raccogliere le olive.

La buffer zone è un'area dell'ampiezza di circa 300 metri vicino al muro costruito da Israele attorno alla prigione di Gaza. È proibito a chiunque non faccia parte dell'esercito entrare in questa zona.

La settimana scorsa hanno sparato ad un ragazzo all'addome in una zona vicina a dove eravamo oggi. Ad aprile avevano sparato anche a Bianca Zammit.

Questa è la mappa dell'ONU che rappresenta la buffer zone e le zone dove l'accesso è ristretto.


Nella prima foto ci stiamo avvicinando alla zona dove avremmo raccolto le olive.

Nelle 3 foto successive c'è la raccolta delle olive.

Nell'ultima foto è possibile vedere il muro sullo sfondo.

La buffer zone prende il 35% delle zone arabili di Gaza, e, ogni martedì, il comitato di iniziativa locale di Beit Hannoun organizza una manifestazione in quell'area, questa settimana è stata particolarmente leggera perché non siamo entrati nella buffer zone (quella che nella mappa è chiamata “no-go zone”) ma ci siamo solo avvicinati.















Nel pomeriggio sono stata in gita con un gruppo che sta segunedo un corso di inglese. Facevano un sacco di domande su cosa pensano o cosa fanno gli italiani, mi ha colpita la frase di una donna che diceva: “I don't think people don't know what's happening here, I just think they don't care” “io non penso che la gente non ne sappia cosa succede qui, penso solo che non glie ne importi nulla”

mercoledì 1 settembre 2010

Abu Mazen si incontrerà con Netanyahu a Washington per riprendere in mano gli accordi di pace "due popoli, due stati"

Si fa un gran parlare di questi cosiddetti accordi di pace tra israeliani e palestinesi.
Il Quartetto (Stati Uniti, Russia, UE, e Nazioni Unite) ha dichiarato che " L'accordo per la creazione di uno stato palestinese potrà arrivare al termine di un anno di negoziati."
Infatti domani si incontreranno a Washington i leader palestinesi ed israeliani, cercheranno un accordo "che metta fine all'occupazione iniziata nel 1967 e che ha avuto come risultato l'emergenza di uno stato palestinese indipendente, democratico e attuabile che viva fianco a fianco in pace e sicurezza con Israele e i suoi altri vicini".
Questa frase significa che Netaniahu ed Abu Mazen si incontreranno a Washington per riprendere in mano gli accordi di pace "due popoli, due stati".

OK.

STOP.

Direi che ho sparato abbastanza stronzate su quel che accadrà domani.

Vediamo di analizzare la situazione un po' più seriamente.
Domani si incontreranno Abu Mazen e Netaniahu. Ammesso che Netaniahu rappresenti veramente gli israeliani, soffermiamoci un istante su Abu Mazen. Per come la so io l’ unico governo eletto (e tuttora “valido”) dei palestinesi sia quello del gennaio 2006, di cui facevano parte sicuramente, oltre ad una maggioranza di membri di Hamas, che esprimeva Haniyeh come primo ministro, anche membri di Fatah e pure Mustafà Barghouti (era Ministro per l’ informazione). Abu Mazen è stato eletto presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese nel 2005, e poi il mandato è scaduto senza essere rinnovato.
Quindi, Abu Mazen non rappresenta i palestinesi, ed il vero rappresentante dei palestinesi nei nostri media non si fa sentire.
Tra l'altro, l'uccisione di 4 coloni l'altro giorno, dimostra quanto alla popolazione siano graditi questi accordi di pace.

Ciononostante Abu Mazen si incontrerà con Netanyahu a Washington per riprendere in mano gli accordi di pace "due popoli, due stati"

"sin incontrerà con Netanyahu". Lo stesso Netanyahu che ha nel suo parlamento esponenti della JDL, famosi per le loro scritte sui muri di Hebron "gas all the arabs", lo stesso Netanyahu che definiva terroristi gli attivisti della freedom flotilla, lo stesso Netanyahu che continua a portare avanti il blocco su Gaza (condannato dall'ONU), che non ha mai condannato l'operazione piombo fuso (condannata dall'ONU) e che continua la costruzione del muro (condannato dall'oNU). Come pensano costoro del quartetto di potersi fidare di un personaggio che tuttora non ha fermato la costruzione delle colonie e che non ha aperto le frontiere di Gaza nonostante tutto quello che la comunità internzionale gli ha deblmnte sussurrato all'orecchio?

Però, abbiamo detto, Abu Mazen si incontrerà con Netanyahu a Washington per riprendere in mano gli accordi di pace "due popoli, due stati".

Questi si incontrano a Washington. Già, e perchè non a Teheran? Ora, non mi sembra in caso di spiegare per esteso questo concetto, ma decisamente Washington non è terreno neutrale. Che ne direbero costoro del quartetto se si facesse un incontro a Washington ed uno a Teheran? Come si dice...un punto per uno, palla al centro.

Quindi, Abu Mazen si incontrerà con Netanyahu a Washington per riprendere in mano gli accordi di pace "due popoli, due stati".

Accordi di pace. Leggo da Repubblica che Netanyahu dichiara: "Non permetteremo che i terroristi decidano dove devono vivere gli israeliani o la configurazione dei confini definitivi", ha aggiunto. "Nel corso dei negoziati chiederemo misure di sicurezza destinate prevenire questi omicidi". D'accordo, se gli insediamenti sono illegali (e lo sono, secondo le risoluzioni ONU) quali misure di pace potrebbero esistere per permettere ai coloni di scorazzare liberamente in una terra che non è la loro? In più egli dichiara che questi omicidi porteranno alla fine del blocco della costruzione delle colonie. Blocco che non si è mai visto. Senza giustizia non c'è pace.

Sta di fatto che Abu Mazen si incontrerà con Netanyahu a Washington per riprendere in mano gli accordi di pace "due popoli, due stati".

La souzione 2 popoli 2 stati è già stata dichiarata irrealizzabile da numerosissimi analisti, in particolare per queste ragioni:
-1 la presenza delle colonie impedisce di poter costruire uno stato di Palestina
-2 l'ipotetico stato di Palestina verrebbe diviso in 3 o 4 piccole enclave, che di conseguenza non avrebbero di fatto nessun potere
-3 solo uno stato unito e democratico può garantire la pace a lungo termine, altrimenti avremmo 2 stati in eterno conflitto tra loro, infatti 2 stati su base etnico-religiosa non postranno mai essere in pace tra loro.

Una volta un contadino palestinese mi ha raccontato che tempo addietro, recandosi alle sue terre troppo vicino ad una colonia, è stato aportrofatto un questa maniera da un colono: "voi palestinesi non volete la pace. Se voleste la pace sareste già andati in Giordania".

Io non voglio essere pessimista, sicuramente questi accordi porteranno ad un ottimo risultato, e, finalmente, tra 1 anno arriveremo alla pace. Quale pace? Arriveremo ad una soluzione del conflitto. Il fatto è che non siamo di fronte ad un conflitto, bensì di fronte ad un'occupazione. Gli accordi porteranno anche fine all'occupazione? Prevederanno sanzioni per chi ha commesso pulizia etnica e genocidi?
Soprattutto, porteranno giustizia?
Qualcosa mi fa supporre di no.

Boicotta Israele perchè i Palestinesi, per avere la pace, non devono emigrare in Giordania.