Siamo antifascisti e antirazzisti. Ed è esattamente per questo che siamo antisionisti. (Rete Italiana ISM)


giovedì 12 dicembre 2013

I pescatori palestinesi e il loro diritto a lavorare.

Si dice che, quello di lavorare, sia un diritto. I pescatori di Gaza, come i contadini, non hanno questo diritto; e non lo hanno perché una potenza occupante li mette in difficoltà in diversi modi.

I pescatori palestinesi, quindi, chiedono da Gaza la nostra solidarietà e la fine dell'assedio. Anche organizzando iniziative in altri Paesi.

 
Foto tratta da: fishing under fire



La striscia di Gaza, si sa, è una striscia di terra che corre lungo il mare. Ad oggi, secondo i dati del PCHR, 75.000 persone, i pescatori e le loro famiglie, dipendono dalla pesca come principale ingresso finanziario. Una componente importante dell'economia di Gaza quindi è, o meglio era, dovuta alla pesca. Scrivo “era” perché l'ingresso medio per ciascun pescatore è calato da 1500 a 300 Shekel da prima dell'inizio dell'assedio ad oggi. Dalla chiusura dei tunnel da parte dell'Egitto, il prezzo del carburante per le barche è più che raddoppiato (è cioè passato dai 3 shekels al litro ai 7) e questo ha proibito a molti pescatori di compiere il proprio lavoro. A causa di tutto questo, oggi solo il 5% dei pescatori di Gaza continua a lavorare.1 Ironia della sorte, poco al largo, all'interno delle acque di Gaza, c'è una stazione di estrazione del gas, che, secondo alcuni accordi, dovrebbe andare al 90% tra Exxon e Israele, lasciando il restante 10% all'ANP.

I pescatori palestinesi, quindi, chiedono da Gaza la nostra solidarietà e la fine dell'assedio. Allestiranno una tenda, nel porto di Gaza, e questa tenda resterà li per tre giorni, il 17-18-19 dicembre l'iniziativa si concluderà il 19 con una marcia verso il quartier generale dell'ONU.



Dal porto di Gaza partono due tipi di imbarcazioni da pesca: quelle veloci e non più lunghe di quattro metri, e dei piccoli pescherecci di circa 15 metri. Uno di questi piccoli pescherecci riesce a dare da mangiare a diverse famiglie. Nel mare palestinese di fronte alla striscia di Gaza, ci sono le navi da guerra israeliane. Esse sono di diversi tipi, ma comunque molto più veloci delle navi veloci palestinesi, e molto più grandi dei piccoli pescherecci. Sono dotate di armi da guerra, che utilizzano contro i pescatori, civili mentre lavorano. Ci sono cannoni ad acqua che sparano un miscuglio puzzolente di sostanze chimiche, ci sono mitragliatrici con proiettili “25 mm”, ci sono radar, ed altri strumenti di controllo e di morte.

Le navi da guerra non dovrebbero esserci, o perlomeno non dovrebbero essere così vicino alla riva. Secondo gli accordi di Oslo le acque territoriali di Gaza arrivano fino alle 20 miglia nautiche. Esse sono state ridotte dall'entità sionista a più riprese, fino ad arrivare alle 3 miglia nautiche dopo l'attacco chiamato piombo fuso. Successivamente sono state aumentate a 6 miglia grazie all'accordo per il cessate il fuoco dopo l'operazione colonna di nuvole, ma tutti gli attacchi, registrati nell'ultimo anno, delle forze di occupazione israeliane verso i pescatori palestinesi che lavoravano, si sono verificati all'interno di questo limite.

I pescatori palestinesi, quindi, chiedono da Gaza la nostra solidarietà e la fine dell'assedio.

Nella tenda che allestiranno al porto ci sarà la documentazione legale riguardo gli attacchi israeliani verso i pescatori, ci saranno foto, ci sarà la possibilità di raccogliere informazioni.



Secondo i dati del PCHR, quest'anno (il report è provvisorio) le forze navali sioniste hanno lanciato 111 attacchi contro pescatori palestinesi, e tra questi in 95 casi i mezzi sionisti hanno sparato. Sparando, distruggono le navi, rompono i motori. 13 barche da pesca ed altro materiale da pesca è stato danneggiato in episodi di questo tipo nell'ultimo anno. Il 18 settembre di quest'anno, ad esempio, gli spari israeliani hanno fatto cadere una gru sulla mano di un pescatore ferendolo, questo ha dovuto farsi amputare un dito. Non sono mancati gli episodi in cui i soldati hanno sparato direttamente ai pescatori: solo quest'anno almeno 9 pescatori sono stati feriti. Il 18 febbraio, in particolare, è stato ferito un ragazzo di 16 anni. L'ultima persona ammazzata dalle forze di occupazione sioniste è stato Fahmi Abu Riash, ucciso il 28 settembre 2012, a pochi metri dalla costa, e a 15 metri dal confine tra i territori di Gaza e quelli occupati nel '48. Quest'anno 9 barche da pesca sono state confiscate dalle forze di occupazione, e 14 pescatori sono stati portati via nelle navi da guerra israeliane; in particolare tra i 4 sequestrati il 10 febbraio c'è un ragazzo di 17 anni ed uno di 16.2

Tipicamente, in qualunque stagione i pescatori palestinesi vengono arrestati, vengono obbligati a spogliarsi e tuffarsi in acqua per raggiungere le navi dell'occupante. Vengono poi portati ad Ashdod, dove vengono interrogati e rilasciati in pochi giorni, e le loro imbarcazioni vengono sequestrate. Il fatto che imbarcazioni e reti da pesca vengano sequestrate è particolarmente grave, perché priva intere famiglie dei mezzi per far fronte alle proprie necessità: si tratta di fatto di un attacco alla capacità dei Palestinesi di procurarsi il proprio cibo e sostentamento.

I pescatori palestinesi, quindi, chiedono da Gaza la nostra solidarietà e la fine dell'assedio.

Chiedono che vengano organizzate iniziative anche in altri Paesi, in concomitanza con la presenza della tenda di protesta nel porto di Gaza e della marcia del 19, per spiegare come l'occupazione militare sionista della Palestina, con tutte le sue conseguenze anche sui pescatori, sia inaccettabile.

Prima di tutto è inaccettabile perché ingiusta. Non è giusto che un popolo intero venga cacciato dalla sua terra o resti in balia di una brutale e prolungata occupazione militare. Poi è inaccettabile perché è inumana. È inumana perché nessun uomo, donna o bambino merita di vivere in queste condizioni, chiuso in una enorme prigione e sotto assedio. Infine, anche la legislazione internazionale afferma che questi trattamenti sono illegali. Le azioni della marina militare israeliana contro i pescatori palestinesi vanno contro l'articolo 3 della dichiarazione universale dei diritti umani, contro l'articolo 6 della convenzione internazionale dei diritti civili e politici, nonché contro diversi articoli della quarta convenzione di Ginevra.

I pescatori palestinesi, quindi, chiedono da Gaza la nostra solidarietà e la fine dell'assedio.



Le barche da pesca palestinesi non sono una minaccia per l'incolumità dei soldati o dei civili israeliani. Non lo sono mai state. Esse non vengono attaccate dai sionisti perché possono mettere in pericolo qualcuno: essi vengono feriti, arrestati e derubati perché sono pescatori, lavoratori che vogliono lavorare nelle proprie acque.



p.s.: questo post è stato scritto a titolo personale, appena sarà pronto il comunicato dei pescatori lo pubblicherò anche nel blog.




1Dati forniti da Zakaria Baker, pescatore.


2Dati ricavati dai report del PCHR.

1 commento:

  1. I diritti esistono nei paesi liberi.
    Purtroppo non nei paesi occupati, sottomessi e ghettizzati.
    Nel ghetto di Varsavia gli ebrei non avevano diritti.
    Nel ghetto di Gaza i palestinesi non hanno diritti.
    Saluti,
    Mauro.

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