Da Kobane circa 150.000 profughi sono scappati in Turchia. Ora, mi dicono che Erdogan sostiene che si prende cura dei bisogni di tutti questi 150.000, ma nell'unico campo profughi gestito dal governo turco sono presenti intorno alle 12.000 persone. Le altre, sono in altri campi o ospiti in altre case, o in altre città. Issam è volontario nel deposito dove si organizzano gli aiuti, e spiega che, nella città di Suruc, sono presenti altre 40.000 persone di Kobane oltre alle 12.000 nel campo governativo: esse si trovano in campi profughi gestiti da volontari o in case che li ospitano. Le donazioni per mantenerli vengono da tutto il mondo, chi lavora nel deposito del materiale o al montaggio tende sono volontari perlopiù curdi e in buona parte giovanissimi: organizzazioni come l'ONU non si fanno vedere e non sono presenti. Nessuno è professionista, e i volontari restano per qualche settimana. La cosa incredibile, è che tutto questo funziona. I campi vengono montati, il cibo viene distribuito, nel deposito vengono separati gli aiuti che arrivano. La situazione, però, resta precaria. Resta precaria perché, come spiega Issam, se oggi smettessero di arrivare aiuti, quelli presenti basterebbero per due settimane (il latte e cibo per bambini però finirebbero in una settimana); e anche se la guerra a Kobane finisse ora, se i fascisti dell'ISIS se ne andassero adesso, ci vorrebbero almeno altri due anni per ripulire la città dagli ordigni inesplosi e ricostruire le case distrutte. Quindi, se da un lato è bellissimo vedere come l'organizzazione dal basso permetta di sopperire comunque ai bisogni di moltissime persone, dall'altro da qui parte un appello per l'arrivo di altri volontari a lavorare, che possano dare il cambio a quelli presenti, e per l'arrivo di materiale di prima necessità (o soldi per comperarlo).
Perchè lottare per la libertà è un modo stupendo per affermare di essere vivi.
Siamo antifascisti e antirazzisti. Ed è esattamente per questo che siamo antisionisti. (Rete Italiana ISM)
domenica 2 novembre 2014
mercoledì 29 ottobre 2014
Guardando Kobane....
C'è sempre qualcuno che guarda verso Kobane, di giorno, di notte. Qui sono tutti specialisti: riconoscono se a sparare è la resistenza delle Ypg e Ypj o i fascisti dell'isis dal suono delle armi. Quasi tutti noi che dormiamo nel villaggio di Masl abbiamo qualche conoscente o amica/o dall'altra parte, ci sono molte madri in attesa dei figli e delle figlie.
Ieri sera, vicino al fuoco, una profuga di Kobane, dopo aver scherzato sugli strani giochi della sorte che hanno fatto si che il minareto del suo quartiere crollasse sulla casa dell'unica famiglia cristiana, mi ha detto: “da quando sono uscita, sono stata a Suruc e a Urfa, e poi però sono tornata qui, che sono più vicina a Kobane, mi sembra di respirarne l'aria, qui quasi mi sento a casa. Quando Kobane sarà libera vieni che ci entriamo assieme? Ti ospito a casa mia! Però prima devi imparare il curdo, così quando entri parli con tutti.”
Una volta qui è arrivata una cattiva notizia. Una madre piangeva ed era vicina allo svenimento dal dolore. Una volta sola però: qui, quello che vedo, è una ferma volontà: noi vogliamo vincere. Noi vogliamo liberare Kobane. Per poter liberare Kobane, dobbiamo essere sicuri che ce la faremo. Dobbiamo portare ottimismo. Quindi solo buone notizie, per favore: per le cattive notizie ci sarà sempre tempo. Il morale è alto, il sorriso è sempre pronto. Però gli occhi girano ancora verso la città di Kobane, ad ogni bomba, ad ogni sparo. Ad osservare il fumo che sale, a non sapere chi possa essere rimasto sotto le macerie, a sperare per il ritorno alle proprie case, o a quello che ne rimane.
Ieri sera, vicino al fuoco, una profuga di Kobane, dopo aver scherzato sugli strani giochi della sorte che hanno fatto si che il minareto del suo quartiere crollasse sulla casa dell'unica famiglia cristiana, mi ha detto: “da quando sono uscita, sono stata a Suruc e a Urfa, e poi però sono tornata qui, che sono più vicina a Kobane, mi sembra di respirarne l'aria, qui quasi mi sento a casa. Quando Kobane sarà libera vieni che ci entriamo assieme? Ti ospito a casa mia! Però prima devi imparare il curdo, così quando entri parli con tutti.”
Una volta qui è arrivata una cattiva notizia. Una madre piangeva ed era vicina allo svenimento dal dolore. Una volta sola però: qui, quello che vedo, è una ferma volontà: noi vogliamo vincere. Noi vogliamo liberare Kobane. Per poter liberare Kobane, dobbiamo essere sicuri che ce la faremo. Dobbiamo portare ottimismo. Quindi solo buone notizie, per favore: per le cattive notizie ci sarà sempre tempo. Il morale è alto, il sorriso è sempre pronto. Però gli occhi girano ancora verso la città di Kobane, ad ogni bomba, ad ogni sparo. Ad osservare il fumo che sale, a non sapere chi possa essere rimasto sotto le macerie, a sperare per il ritorno alle proprie case, o a quello che ne rimane.
giovedì 23 ottobre 2014
Compagne viaggiate.
Compagne
viaggiate.
Perché
questa non è l'unica realtà possibile. Perché se si vuol lottare per
pensare di insorgere contro questa civiltà, è necessario
sperimentare che esiste la possibilità che esista qualche cosa di
nuovo.
Perché
dalla sicurezza della tua casa, non impari nulla: è probabile che ti
abbiano raccontato il contrario, ma potrei giurare che dai libri non
si impara nulla, si impara dalla vita. È per strada che si impara, e
guardando negli occhi le persone. I libri, possono servire semmai per
stimolare a scendere in strada e imparare: qualche libro è davvero
utile, qualche libro mette davvero voglia di andare a vedere, di
andare a toccare, di andare a respirare profumi, odori e puzze.
Perché, siatene certe, non tutti sono profumi.
domenica 17 agosto 2014
Io so che vinceremo, e che stiamo vincendo.
Tempo fa, chattando
con un amico che vive ad Hebron, gli spiegavo che non potevo andarlo
a trovare perché, essendo in lista nera israeliana, non potevo
entrare in Cisgiordania. Lui mi rispondeva “beh, allora ci vedremo
in una Palestina libera”, e io gli rispondevo: si, certo; per non
rovinare il suo ottimismo. Ma in fondo non credevo che davvero avrei
potuto, un giorno, incontrarlo in una Palestina libera.
giovedì 31 luglio 2014
bambini e soldati.
Abu Montasser l'altro giorno in radio ci spiegava che secondo lui c'era un piano preciso, da parte israeliana, di ammazzare i bambini dei palestinesi. A riprova, si guardino gli attacchi ai bambini Baker che giocavano a calcio sulla spiaggia, e quello al parco del campo di Shati in cui sono stati ammazzati 10, tra cui 8 bambini.
Dall'altro lato, l'esercito israeliano ha evidenti difficoltà a vincere "via terra", perché la Resistenza palestinese gli sta dando del filo da torcere.
Dall'altro lato, l'esercito israeliano ha evidenti difficoltà a vincere "via terra", perché la Resistenza palestinese gli sta dando del filo da torcere.
lunedì 16 giugno 2014
Cronostoria delle aggressioni sioniste a partire dal 14 giugno (post in continuo aggiornamento)
18 giugno, ore 13.55:
Sintesi delle ultime ore:
Il concilio delle organizzazioni per i diritti umani palestinesi, che comprende le principali organizzazioni per i diritti umani palestinesi, denuncia la punizione collettiva contro il popolo palestinese, in corso dal 12 giugno. L'articolo risale a ieri, e in particolare menziona il fatto che nel nord di Ramallah sia stato ucciso Akhmad Sabarin (20 anni), sono stati arrestati circa 200 palestinesi, e tra questi 8 membri del consiglio legislativo, tra cui il capo del consiglio legislativo. Il 15 giugno 3 persone sono state ferite, tra cui un bambino di 8 anni; mentre il 16 sono stati feriti in 6, tra cui Yacob, un ragazzo di 17 anni, è grave per un colpo all'addome. L'articolo prosegue menzionando gli articoli della legislazione internazionale che Israele sta violando. (1)
A queste 200 persone catturate da Israele si devono aggiungere, comunque, altri 64 che sono stati presi al tramonto a Gerusalemme. Nel ricordare che il soldato Gilad Shalit, catturato dalla resistenza palestinese, fu scambiato il 18 ottobre del 2011 con 1027 prigionieri politici palestinesi, informiamo anche che tra le circa 260 persone prese dalle forze di occupazione ci sono anche 49 prigionieri che erano appunto stati scambiati con Shalit. (2-3) Appare chiaro come lo scopo, sempre più esplicito ed esplicitato, di queste operazioni militari in Palestina, è quello di indebolire il movimento di Hamas. Più volte Israele ha dichiarato di voler deportare i leader di Hamas nella striscia di Gaza, è stata consultata ufficialmente la corte legale israeliana perché si esprima riguardo la deportazione. Ya'alon, ministro della difesa israeliano, ha inoltre ribadito che l'operazione che l'esercito sta portando avanti sarà lunga, ed avrà come scopo colpire i leader e i punti nevralgici del movimento di Hamas. (4)
Sintesi delle ultime ore:
Il concilio delle organizzazioni per i diritti umani palestinesi, che comprende le principali organizzazioni per i diritti umani palestinesi, denuncia la punizione collettiva contro il popolo palestinese, in corso dal 12 giugno. L'articolo risale a ieri, e in particolare menziona il fatto che nel nord di Ramallah sia stato ucciso Akhmad Sabarin (20 anni), sono stati arrestati circa 200 palestinesi, e tra questi 8 membri del consiglio legislativo, tra cui il capo del consiglio legislativo. Il 15 giugno 3 persone sono state ferite, tra cui un bambino di 8 anni; mentre il 16 sono stati feriti in 6, tra cui Yacob, un ragazzo di 17 anni, è grave per un colpo all'addome. L'articolo prosegue menzionando gli articoli della legislazione internazionale che Israele sta violando. (1)
A queste 200 persone catturate da Israele si devono aggiungere, comunque, altri 64 che sono stati presi al tramonto a Gerusalemme. Nel ricordare che il soldato Gilad Shalit, catturato dalla resistenza palestinese, fu scambiato il 18 ottobre del 2011 con 1027 prigionieri politici palestinesi, informiamo anche che tra le circa 260 persone prese dalle forze di occupazione ci sono anche 49 prigionieri che erano appunto stati scambiati con Shalit. (2-3) Appare chiaro come lo scopo, sempre più esplicito ed esplicitato, di queste operazioni militari in Palestina, è quello di indebolire il movimento di Hamas. Più volte Israele ha dichiarato di voler deportare i leader di Hamas nella striscia di Gaza, è stata consultata ufficialmente la corte legale israeliana perché si esprima riguardo la deportazione. Ya'alon, ministro della difesa israeliano, ha inoltre ribadito che l'operazione che l'esercito sta portando avanti sarà lunga, ed avrà come scopo colpire i leader e i punti nevralgici del movimento di Hamas. (4)
giovedì 29 maggio 2014
È l'antisionismo che fa la differenza.
Mi sembra di vedere un filo azzurro che
collega alcuni avvenimenti dell'ultimo periodo. Un filo azzurro come
azzurra sono la stella di David, e il Nilo e l'Eufrate che la racchiudono,
nella bandiera che rappresenta il sionismo.
Ormai sarà stato un mese fa, il gruppo
della sinistra per Israele ha organizzato un incontro a Padova, nella
mia città, presentando il libro “sinistra e Israele” di Fabio
Nicolucci. Nella copertina, ben visibili, una falce e martello con
una stella di David. Ovviamente l'iniziativa è stata contestata,
sebbene l'abbiamo saputo il giorno prima. Ebbene questi signori,
affermavano che avremmo dovuto collaborare con loro, invece che
contestarli, perché "anche noi siamo per il ritiro dalle colonie,
anche noi spingiamo per uno stato di Palestina". C'era una
differenza: loro avevano una campagna in atto perché il sionismo non
fosse identificato come un'ideologia razzista (quale è), ma si
riconoscesse che il sionismo era un'ideologia rinascimentale.
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